A Technical Drawing of the Moment – Poeti statunitensi contemporanei /4

La poesia di Mary Jo Bang è, come tanta poesia americana, di tipo narrativo, ma non si completa nella narrazione. In ognuno dei suoi testi una scena viene descritta e un fatto accade. Le sue poesie somigliano a pezzi di teatro, in cui sono presenti personaggi, oggetti di scena, regista, sceneggiatore e pubblico. La Bang fa esperienza delle tecniche di scrittura decostruzioniste e spesso le sue poesie prendono avvio da quadri, tracce musicali, discorsi, altri testi scritti, filtrati e ricostituiti in testi di estrema autenticità, prendendo di fatto le distanze dal pastiche postmodernista. Il nome di Mary Jo Bang è circolato nell’ambiente letterario italiano nell’autunno 2012 in occasione della pubblicazione negli USA della sua traduzione dell’Inferno di Dante. Seguendo l’esempio di Dante che aveva scritto la Divina Commedia nella lingua italiana del tempo piuttosto che nel latino letterario, la Bang ha proposto una traduzione nuova che offre al lettore un’opera nell’inglese vivo di oggi, che include citazioni da Pink Floyd e Beatles, da South Park e Star Trek, Eliot, Virgilio e Ovidio, minuziosamente spiegate in note a pie’ di pagina simili a quelle che Eliot aveva usato per The Waste Land. (A cura di Mariagiorgia Ulbar)

A PARTE ESSERCI, ERA RELATIVAMENTE INDOLORE

……………..Era relativamente indolore a parte esserci
lì, in tutto ciò che vedeva: un mondo fatto di cene, molto [piacevoli, un pasto
seduti a una cosa che si chiama tavolo in sala da pranzo; [una notte senza fine;
mezza giornata; un altro pasto, questo il martedì. Ieri. [Oggi.
Pezzi sostenuti da puntelli. Il terapista diede un colpetto al [sigaro.
Non poteva più accettare il generale opporsi di lei a mito, [matrimonio,
Giochi olimpici e al corso dei decenni. Diceva che lei era [come
impegnata in un’eterna guerra, spettatrice di un film
oppure attrice, a seconda della situazione e dell’ora.
Lei sedeva in silenzio, il cielo sopra di un blu mezzo [bollito, una faccia
assente in mortale imbarazzo. La spiegazione semplice [infine si riduce
a una spiegazione troppo semplice. Lui era in gamba e [affascinante allora;
e poi, non lo fu più così tanto. Dietro la sua testa, quadri [accozzati
appesi così in alto che lei doveva allungare il collo
per vederne i dettagli. Lui le disse, per cortesia, di far finta [di ascoltare.

*

EXCEPT FOR BEING, IT WAS RELATIVELY PAINLESS

……………..It was relatively painless except for being
all she could see: a world made of dinner, very pleasant; a [lunch
at something called a table in the dining room; an endless [night;
a half-day; another lunch, this on Tuesday. Yesterday. [Today.
Pieces propped up with supports. The therapist tapped his [cigar.
He no longer accepted her general opposition to myth, [marriage,
Olympic Games, and the course of decades. He said it was [as if
she were engaged in an eternal war, either watching a [movie
or acting in one, depending on the situation and time of [day.
She sat in silence, the sky above a half-baked blue, a blank-
Face dying of awkwardness. The simple explanation boiled [down
to the too-easy explanation. He was smart and charming [then;
and later, much less so. Behind his head, pictures were [crammed
together with the top layer hung so high she had to crane [her neck
to see the details. He said to please pretend she was [listening.

***

TRAPPOLA DEL TEMPO: IL MOMENTO PERPETUO

Stretta tra il marciapiede e un piano superiore,
beveva in un pomeriggio che la rendeva
inquieta. La situazione si complicava ancora
presentandosi il dilemma
se arrischiarsi o no in quel precario ascensore.
Come tornare altrimenti al punto iniziale?
Ogni dilemma per lei
scende nel fiume della coscienza con del rossetto
su un fazzoletto, un ratto in cantina, un uomo in strada.
Intanto, qualcuno le stava parlando
e guizzavano nomi propri in uno specchio incrinato
a ogni battito di ciglia. Dall’altra parte della stanza, un [uomo
somigliante a un giovane Freud diceva,
“… in termini di coscienza, il dottore non è peggio
o meglio di un romanzo
e vuole farti sapere che ogni capitolo
un tempo era intitolato ‘Il momento è uno stato di sospensione’”.

*

TIME TRAP: THE PERPETUAL MOMENT

Sandwiched between the sidewalk and an upper floor,
she was drinking in an afternoon that was making her
uneasy. The situation was further complicated
by the proximity to the dilemma
of whether to chance the unstable elevator.
How else to get back to where she’d begun?
It occurred to her that every dilemma
goes into the river of consciousness with lipstick on
a tissue, a rat in the basement, a man on the street.
Meanwhile, someone was talking to her
while first names kept flashing by in a cracked mirror
whenever she blinked. Across the room, a man
who looked like a younger form of Freud was saying,
“—consciousness-wise, the doctor is no worse
and no better than a novel
that wants you to know every chapter
once was titled ‘The Moment is the State Suspended.’ ”

***

UN DISEGNO TECNICO DEL MOMENTO

Prima che il monumento si faccia distante
e irraggiungibile, aneddoto realizzato
per facile adorazione, pressato nel marmo
o in una plastica più moderna, chiediamoci,
Cos’è il mito? E inoltre, è meglio
dissiparne o sfatarne uno o invece
accettare l’insignificante meccanicistica
speranza che lo inventa? Non siamo noi ridicoli,
strappati a metà tra il vero
e ciò che vorremmo fosse vero?
È proprio lì, dove conserviamo i desideri,
che i nostri animali finti si comportano come codici
per ciò che pensiamo essere un’illuminazione. Lì,
il pelo finto di una tigre finge di essere una pelliccia che [dice,
Questa era la mia vita. E così era,
poiché un simbolo non è altro che un’immagine
di ossessione, ansia, concentrazione, e un atlante
di dove si vorrebbe essere andati
o dove si teme che un giorno si andrà.
Il colore può aggiungere dettagli al tratto
tra l’inizio di un’era corto e luminoso
e un dopo ben più lungo e macchiato.
La Storia va a vivere in una teca
e noi a distanza di sicurezza la guardiamo
diventare per noi la guardiana, la seccante aguzzina.
Ammetto che ho paura, o meglio,
sono a disagio, con ciò che non so ma vedo:
l’attitudine al potere che certa gente ha.

*
A TECHNICAL DRAWING OF THE MOMENT

Before the monument becomes remote
and unapproachable, a made-up anecdote
of easy adoration, pressed into marble
or a more modern plastic, let’s ask ourselves,
What is myth? And further, is it better
to dispel or debunk one, or instead
should we embrace the petty mechanistic
hope that invents it? Are we not ridiculous,
torn in two between the true
and what we’d so like to believe is true?
It’s exactly there, right where we keep our wishes,
that our fake animals act as a code
for what we think of as enlightenment. There,
a tiger’s faux hide pretends to be a pelt that says,
This was my life. And so it was,
since a symbol is nothing but an illustration
of obsession, concern, focus, and an atlas
of where one wishes to have been
or fears one someday will go.
Color can add detail to the expanse between
the short but bright beginning of an era
and a mottled much longer after.
History moves in under the glass-top
where from a safe distance we can watch it
become our keeper and contentious tormenter.
I admit to being frightened, or better,
ill at ease, with what I don’t know but can see:
the instinct for power that some people have.

Poeti statunitensi contemporanei /1: Donald Justice
Poeti statunitensi contemporanei /2: Ben Lerner
Poeti statunitensi contemporanei /3: Sharon Olds

10/12/2013
1 commento
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Federico
Mi interesserebbe approfondire questa tendenza alla narratività della poesia americana. Ho letto anche gli altri poeti USA fino ad ora proposti: Lerner è proprio esplicito da questo punto di vista. Questa volontà di raccogliere i frammenti di quello che si vede e di farne un quadro o una scena è interessante, ma si ferma a un punto e non va avanti. La magia lirica che ti sorprende come uno schiocco di dita inaspettato sembra sia fagocitata da un'attenzione materialistica - direi -, troppo fisica, che vuole sembrare naturale, ma che in realtà risulta come prodotta in serie da una macchina che registra, registra e poi si spegne nel momento in cui stacchiamo la presa. Sono dell'opinione che la poesia non potrà mai fare del romanzo; evocarlo, ma non farlo, e che sia fin troppo facile mettersi in serie a scrivere di frammenti di ciò che viviamo, di persone che vediamo, di oggetti che sono intorno a noi e così via. Insomma, è il piccolo diario di ognuno, e che cosa comunica? Le scritture di confine, secondo me, non devono diventare una moda.
10 Dicembre 2013, 21:59