Se pende da una parete è un quadro (Poeti statunitensi contemporanei /2)

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LA PREVEDIBILITÀ DI QUESTE STANZE è, in una parola, squisita. Queste stanze in una parola. La luna è prevedibilmente squisita, come lo è la veduta della luna attraverso la parola. Nondimeno, speravamo il meno. Meno spazio, meno luce. Speravamo di pagare di più, che ci si costringesse a pagare in pubblico. Desideriamo un tono piatto, affettato. Un attenti al cane su un non calpestare le aiuole. Il soffitto di vetro è squisito. È fatto di vetro? No, di vetro.

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AVEVA ABBASTANZA RISPETTO PER LA PITTURA da smettere. Abbastanza rispetto per lo smettere da dipingere. Abbastanza rispetto per la figura da astrarre. Per l’astrazione da adombrare un seno. Per il seno da chiedere alla modella di andarsene. Ma io abito qui, dice la modella. E io questo lo rispetto, dice il pittore. Ma io ho abbastanza rispetto per il rispetto da insistere. Per l’insistenza da porgere l’altra guancia. Per l’altra guancia da porgere l’altra guancia. Per questo sembra che faccio No con la testa.

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IL LETTORE MEDIO percepisce soltanto le prime e le ultime lettere di una parola. Legge soltanto le parole più lunghe e più strane di una frase, andando a naso sul resto. Il lettore medio spesso gira due pagine alla volta, senza notare uno stacco nella narrazione. Prende in mano un libro, lo sfoglia rapidamente, e crede di averlo letto. Al contrario, spesso legge in modo inconsapevole, metabolizza e addirittura vocalizza un testo che crede di comporre lui stesso mentre in realtà sta leggendo una scritta fatta dalla scia di un aereo, tra le righe, o su un muro. Nei tuoi momenti più intimi, o mio lettore medio, non ti aiuti con dei cartelli sollevati al di fuori del campo visivo del pubblico? Hai mai  applaudito senza essere imbeccato da un comando su un’insegna luminosa?

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QUANDO SCENDE LA SERA NEL MIDDLE WEST noi dividiamo il frutto multiplo del maiale. Un ubriaco reclama ad alta voce la tradizionale musica dei pastori che svolge il tema dell’amore, anzi cancella, il tema della noia. Ai bambini si fa recitare l’Ufficio della Chiusura degli Occhi. La saliera è piena di pepe. La pepiera: scintillio. Sul fondo di ogni piscina svuotata, io là siamo. Là noi sono, a bocca aperta, in attesa della minuta pioggia angolare. Un ubriaco prepara una seconda tazza, una per ogni pugno. Enormi ciuffi di moquette bianca strappati per il dolore, anzi, cancella, per noia. Nella regione pianeggiante delimitata dal nostro anti-lucore il no vuol dire no. E così anche il sì. Tutto ciò che possediamo è progettato perché sia facile da lavare, non come i grembiuli da macellaio che noi siamo.

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SE PENDE DA UNA PARETE è un quadro. Se sta sul pavimento è una scultura. Se è molto grande o molto piccolo è concettuale. Se forma parte della parete, se forma parte del pavimento, è architettura. Se si deve fare il biglietto è moderno. Se ci si sta già dentro e si deve fare il biglietto per uscire è ancora più moderno. Se ci si può star dentro senza pagare è una trappola. Se si muove è passato di moda. Se si deve alzare lo sguardo è religioso. Se si deve abbassare lo sguardo è realistico. Se è stato venduto è luogo-specifico. Se, per vederlo, si deve passare per un metal-detector è pubblico.

Caporedattrice Poesia

Maria Borio è nata nel 1985 a Perugia. È dottore di ricerca in letteratura italiana contemporanea. Ha pubblicato le raccolte Vite unite ("XII Quaderno italiano di poesia contemporanea", Marcos y Marcos, 2015), L’altro limite (Pordenonelegge-Lietocolle, Pordenone-Faloppio, 2017) e Trasparenza (Interlinea, 2019). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, 2018).

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