Poesie, prose e diari di Sandro Penna

Il Meridiano Poesie, prose e diari di Sandro Penna, a cura di Roberto Deidier, a cui si affianca Elio Pecora per la Cronologia, raccoglie l’intero corpus delle poesie di Penna, le prose pubblicate in vita dall’autore e una scelta cospicua degli scritti di diario finora inediti. La curatela consente la lettura avvertita e partecipe di uno dei massimi poeti del Novecento, e stabilisce un nuovo ordinamento delle poesie, sostenuto da un accurato lavoro filologico condotto su numerosissime carte, appunti e fogli sparsi in diversi archivi. Ne deriva un efficace ritratto di “Penna secondo Penna”, ricco di testimonianze inedite e versi celeberrimi, fin dal densissimo e articolato saggio introduttivo di Deidier. Tutta l’originalità di un poeta che – come già ebbe a dire Garboli – «trascrive direttamente dal vissuto, riducendo a pochi suoni inimitabili una tastiera letteraria fatta di combinazioni miracolose». Pubblichiamo un racconto inedito [Antonio]. Del lavoro sui diari di Sandro Penna avevamo già dato anticipazione tempo fa con il brano inedito Prima dell’alba.

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Stanco addolorato annoiato ero quella sera, avevo l’impressione guardando i volti dei passanti che tutta la vita si fosse fermata come per incanto, e la gente appesantita dai pensieri badasse solo a lavorare ad accumular denaro in un sentimento di ribellione contro se stessi e di egoismo verso il prossimo. Ma io no, io vado sempre in cerca del brivido di cose nuove di diversivi. Eppure quella sera avevo una gran voglia di evadere di non sentire più tutti gli affanni i desideri di ricchezza. Mi innervosivano non erano desideri nobili la sete del denaro la superiorità. Avevo desiderato fare una passeggiata per il centro della città. Forse per incontrare qualche allegra compagnia che mi distogliesse dai miei pensieri? forse qualche amico che mi regalava un po’ di denaro? non so.
Andavo all’avventura. Un leggero venticello profumato accarezzava la città come un alito d’oblio. Mi piaceva farmi accarezzare il viso da quel prezioso dono della natura. Preso dalla tristezza più disperata ad un tratto decisi di tornare subito a casa. Infatti a passi spediti mi avviavo a prendere il tram. Rasentando la maestosa fontana di piazza della Repubblica, illuminata a giorno, adagiando il mio sguardo a quel meraviglioso spettacolo vidi seduti sul muracciolo che circonda la tonda fontana, due giovani con lo sguardo assente. Sono due della periferia pensai che vengono al centro senza neanche i soldi del tram per tornare a casa con la speranza di incontrare qualche amicizia che muovendosi a compassione di loro li aiuti. Se è così pensai uno è bello ma l’altro è poco. Non li ebbi passati più di un paio di metri che sentii sussurrare il mio nome. Mi voltai e uno dei due mi si fece avanti sorridendo cosa vuole? gli dissi subito. Non mi conosci più? Lo fissai un momento e subito lo riconobbi. Ciao Antonio come stai e dicendo così gli porsi la mano che me la strinse caldamente in segno di affetto. Una giacca sportiva marrone a quadri, una camicia bianca aperta davanti, pantaloni grigi di flanella, e scarpe nere, completavano il suo abbigliamento sportivo.
Ebbi subito l’impressione di trovarmi non più di fronte all’adolescente ingenuo di qualche anno fa che si entusiasmava per un nonnulla, e si incantava quando una stupida avventura gli veniva narrata. Ora ha preso la forma da giovanetto, con il viso ovale di un bruno scuro che si addice molto alla sua fisionomia, occhi neri vivi penetranti che si muovono continuamente, tutto incorniciato da una chioma di capelli nero ebano ondulati con un riccioletto prepotente che le fa capolino sulla fronte rendendolo così ancora più aitante. Sei bello gli dissi! se ti vede Sandro lo fai diventare pazzo. Si schermì sorridendo appena, e rispose: Lo hai visto più? Circa una settimana fa abbiamo parlato per circa tre ore delle quali 2 ½ dedicate a te. Antonio, Sandro non ti scorda mai, ti ha voluto bene e te ne vuole ancora. Strinse le labbra si portò il dito alla bocca facendo il segno di non farsi sentire al suo amico. Allora con l’occhio.
Capii subito che non era solo un amico ma qualche cosa di più. Mi convinse maggiormente quando alla mia domanda chi fosse quel giovane mi rispose mio cugino. Hai una sigaretta? mi disse; come! sei senza soldi esclamai! Non ho neanche una lira. Ma non lavori? Sì lavoro e poi la sera vado in palestra ad allenarmi, lo vedi che muscoli! e così dicendo palpava il suo muscolo. Ci credo non c’è bisogno che tocco, ti si vede che sei forte ma allora se incontro Sandro che gli devo dire? Me lo saluti tanto. Gli offrii una sigaretta un’altra la presi io ed accendemmo.

Nota: Manoscritto conservato nell’Archivio di Sandro Penna, inedito. Due fogli, manoscritti a matita. La grafia appare più matura rispetto agli altri racconti. Anch’esso di ambientazione romana, questo racconto è sicuramente il più tardo tra quelli scritti da Penna per il riferimento toponomastico di «piazza della Repubblica» (precedentemente, e ancora oggi per i romani, piazza Esedra; il cambiamento di denominazione fu deliberato solo il 20 marzo 1953 e divenne pienamente esecutivo in occasione dei giochi olimpici del 1960). Singolare l’alternanza di ritmi ternari e binari secondo un procedimento asindetico, accumulativo, privo di interpunzione. Assenti i segni di punteggiatura anche nei dialoghi, ciò che velocizza la narrazione rendendola simile a quella del flusso di coscienza. Si ripresenta il flâneur serale, in posizione dichiaratamente anticonformistica, a cui contribuisce lo stesso paesaggio: il vento della sera partecipa anch’esso del desiderio di evasione e di oblio del protagonista. Torna inoltre la coppia amicale, di cui un solo componente attrae l’attenzione del narratore, secondo una consuetudine ormai ricorrente (per esempio La porta antica, Sud, La scala vuota, Un ragazzo). Singolare lo sdoppiamento tra autore e narratore, il quale adotta il nome di «Sandro» con riferimento ad altra persona. (Roberto Deidier)

12/06/2017
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