Sotto il ginepro

da | Feb 2, 2016

Sette poesie da Unter dem Wachholder (Sotto il ginepro, Schoeffling, Francoforte 2014) nella traduzione inedita di Anna Maria Carpi.

Cornacchie, di sera

Cornacchie, di sera. Dolce greve il profumo di mele
dal tavolo, o è solo che io ero stanca e volevo partire
e tutto mi stava addosso? II piccolo ombrello

appeso in guardaroba, le pantofole sul davanzale
e la legna che cricchia nella stufa. Le cornacchie
non trovano pace, si chiamano ancora nel buio.

Sogni sinistri che a poco a poco sbiadirono: il profumo di [mele
soffocò la notte, e le mie mani dissero un grazie [sommesso
a tutto ciò che un tempo prometteva conforto.

*

Solo perché tu sappia

Ho preso l’asciugamano
che era appeso in bagno. tu di certo intendevi
metterlo a lavare. perdonami
era una meraviglia, così umido e fresco.

*

Perdona

sono storta oggi, notte troppo breve, nel pomeriggio
ho letto le tue righe. scivolando sul foglio
non capivo niente delle tue parole, mi dispiace. ma forse
ti prego, qui perdonami tu, non è il momento
di spiegarsi. non esco da quella porta fintanto
che mi dura la provvista di gomme alla frutta. la sera, [volume
al minimo, le immagini saettano per la stanza, i vetri [frangono
la luce lunare: tu sai bene che cosa mi ricorda.
Voci da sotto di gente che si trascina a casa. Più tardi
la mano, la propria, da cui fluiva come da sé la [scrittura,
sembra nana. Mi riconosci ancora? sono storta oggi,
notte troppo breve. Mai più telefonate, mai più lettere
mai più rivedere delle foto che ci mostrano insieme.

*

Sotto il ginepro

Nota dell’autrice: nel Libro dei re, 19, 4-5, il profeta Elia perseguitato si rifugia nel deserto sotto un ginepro e prega Dio di farlo morire, ma mentre dorme viene un angelo che gli intima di alzarsi e di mangiare.

Sotto il ginepro giaccio e in sogno vengo a te.
mi ricordo. non ci tocchiamo. nessun
rossore. non mi giunge nessun svolazzo di nervi.

niente bufere selvagge in arrivo, in arrivo
com’era sempre. Mi asciugo la retina per tutta
la vita? Forse anch’io canto o intreccio

le mani sul ventre, in attesa. qualcosa in me prega.
chi va a morire nel deserto o può morire o sotto il ginepro
riceve in eredità il resto della vita:

da Elia, nella bibbia, ora verrebbe un angelo
ma qui? salva tu quel che c’è ancora da salvare.
io sogno di astri, sogno di te come di una sorgente.

II

ed ecco, tu davanti a me ti dissipi come si dissipa un astro
nell’oscurità. non è curioso? io sogno
uno spazio nero dove girano corpi uno intorno all’altro

e resistono sospesi, come noi. e una volta o l’altra,
purtroppo è inevitabile, sprofondano miseramente,
solo che la miseria non la sentono, come la sento io.

si ha un telescopio. non più di questo. oppure
come me nemmeno questo. allora si ha soltanto nello [spirito
ciò che rifiuta di formare un tutto, ad eccezione

della paura di te. di quell’avere paura in grande. corpi [ruotano
nel tutto, finché possono ruotare danzano
come te con me. ah, se i corpi potessero telefonare.

III

ogni tanto una tempesta solare. nessuno ne parla più
appena si è placata. perciò tientela
dentro. andiamo, siamo andati, ci siamo

strizzati. eravamo spugne. giorni.
notti. per settimane. pazzesco. io dormivo
e in sogno ero triste per te. chiamavo e nello spazio

rabbridivo per nulla. dentro di me si corrugano
interi monti che non oso domare. sono consunta.
sono un massiccio. e per i monti vanno dei sentieri

e nei sentieri scorre dai primordi qualcosa.
io non faccio fatica a ricordare. ho tutto ancora dentro
di me. mi ricordo. non ci tocchiamo, mai più.

*

Kairos

quando che sia io avrò smesso di attendere
che tu sia con me. io sarò con te. tu sarai con me.
i boschi ancora avvolti nella nebbia. i campi fuggono [davanti la finestra.
tutto è immerso nella luce. come fossimo sempre stati [insieme.
l’estate arriva, l’estate se ne va, presto l’avremo alle spalle.
per me era chiara e limpida come te. come non ci fosse mai stato un attendere.
come fossimo sempre stati insieme. tutto è immerso nella [luce.
i campi fuggono davanti alla finestra. i boschi ancora [avvolti nella nebbia.
tu sarai con me. io sarò con te. quando che sia
avrò smesso di attendere che tu sia con me.

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Caporedattrice Poesia

Maria Borio è nata nel 1985 a Perugia. È dottore di ricerca in letteratura italiana contemporanea. Ha pubblicato le raccolte Vite unite ("XII Quaderno italiano di poesia contemporanea", Marcos y Marcos, 2015), L’altro limite (Pordenonelegge-Lietocolle, Pordenone-Faloppio, 2017) e Trasparenza (Interlinea, 2019). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, 2018).


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