Il rosso e il nero

da | Feb 25, 2020 | Senza categoria

La collana Passapartou dell’editore Demetra (gruppo Giunti) oramai da anni ripropone meritoriamente una rilettura agile dei grandi classici della poesia e della narrativa attraverso il coinvolgimento di scrittori, poeti, critici letterari che devono pensare una prefazione in 10 parole chiave per individuare quelli che sono i punti fondativi del romanzo. Qui di seguito uno stralcio della prefazione del poeta e recensore Guido Monti su Il Rosso e il Nero di Stendhal uscito in questi giorni nelle librerie. I dieci punti individuati sono: Realismo, Società, Psicologia, Contraddizioni, Maschera, Ipocrisia, Amore, Irrazionalità, Precarietà, J’accuse.

Ci soffermeremo sul primo punto, parte del secondo ed ultimo svolto da Guido Monti.

 

1.

Realismo

I piani di lettura del romanzo Il Rosso e il Nero (1830) sono molteplici e tutti di estrema complessità, che risalta ancor più rispetto allo stile col quale è scritto: piano, essenziale, privo di qualsivoglia arzigogolo o inutile orpello, figlio di quella grande tradizione letteraria che è il realismo francese. Nel romanzo ogni parola non è mai lasciata al caso o svolazzare amabilmente, la lingua deve descrivere l’essenziale, tagliare la psicologia di un volto, attraverso magari la descrizione di un lineamento, che si sfa o perde forza. Stendhal d’altronde, emergendo a sorpresa per un attimo tra i personaggi del libro e sorprendendo davvero il lettore, afferma: <Eh, signori, un romanzo è uno specchio che viene portato a passeggio su una strada maestra…>. (parte seconda capitolo XIX)

Lo stesso Emile Zola, in uno studio appassionato del 1881, conferisce a Stendhal un ruolo rilevante nel romanzo naturalista, anche se può risultare discutibile tale collocazione; difatti proprio Zola aveva nella scrittura una modalità di procedere piena di abili e approfondite descrizioni di scena. Nessuna azione poteva esserci se non incorniciata in un quadro descrittivo minuzioso, quasi capzioso, che proprio l’autore del Rosso e il Nero giudicava sommamente noioso, lui maestro nello scolpire, come si dice, il foro interno dei personaggi. Della sua grande scrittura si accorsero dei veri talenti a lui contemporanei come Honoré de Balzac, il quale scriverà nel 1840 uno stupendo saggio su La certosa di Parma (1839), e il filosofo positivista Hippolyte Taine ne tratteggerà un grande affresco nel 1865. Non mancheranno tuttavia intellettuali miopi che, con una visione di scrittura molto lontana dalla sua, non esiteranno a condannarlo, cercando di metterlo in ombra. Così Prosper Mérimée, scrittore e storico, in una lettera dopo la lettura del romanzo gli faceva notare tra l’altro che «uno dei vostri crimini è aver messo a nudo alcune pieghe del cuore umano troppo sporche per essere vedute… scopo dell’arte non è mostrare questo aspetto della natura umana. Ricordatevi il ritratto di Delia fatto da Swift e l’abominevole verso che lo chuide: but Delia pisses and Delia shits. Certo, ma perché ricordarlo? Voi traboccate di simili odiose verità».

Nella costruzione del Rosso e il Nero, tutto prende invece avvio proprio da tali «odiose verità»; difatti Stendhal, leggendo come era solito fare i fatti riportati nella «Gazette des Tribunaux», è colpito dalla vicenda di un ex seminarista Antoine Berthet, che si rende protagonista di un fatto molto originale. L’autore dice di non aver inventato nulla ma di essersi attenuto a una cronaca processuale; e indubbiamente tale evento è solo una traccia, nulla di più, ma sotto la corrente vitale della sua penna si trasforma in qualcosa d’altro: un lucente caleidoscopio del vivere di quel tempo che, con i suoi tanti riflessi intermittenti, riesce anche a toccare la complessità del nostro.

Partendo quindi da Berthet, ecco affiorare la figura di Julien Sorel, figlio di un carpentiere, e attorno ruotarvi prima il mondo della cittadina di Verrières, poi quello di Besançon con il suo seminario, e infine il microcosmo parigino dell’alta aristocrazia.

2.

Società

Il titolo del romanzo, che forse sta ad indicare col <<Rosso>> il sangue della rivoluzione e col <<Nero>> il potere ecclesiastico mai arreso, sottende proprio ai tanti risvolti di cui è fatta quella come ogni altra società moderna: alla parte che non sempre è visibile ma che c’è e trama silenziosamente sui destini di molti. La storia del romanzo prende inizio dal mondo delle relazioni minute della provincia francese della Franca Contea, perché Stendhal sa, come ogni grande scrittore che, quanti vogliano parlare dei veri sommovimenti dello spirito, devono partire dall’umore e dalle voci della strada. è lì che cammina questo grande romanzo emblematico perché, se è vero che da un lato è ambientato in piena epoca di Restaurazione nel 1827 circa, in una Francia tetra e morale, la Francia delle congregazioni e del governo dei Borboni, dall’altro è anche così lontano nei suoi tanti doppifondi da ogni epoca, perché forse tutte le racchiude.

10.

J’accuse

…Da questo romanzo intuiamo così quanto poco in verità sia cambiato nel tempo l’uomo, con i suoi intrecci di potere: certo, oggi ha modi molto più veloci di trasmettere le proprie nefandezze ma, leggendo questo grande affresco di una nazione e di un tempo, ci accorgiamo che l’oggetto di scrittura che emerge nelle belle e lontane lettere di intrigo tra corona ed altare, tra amante e amante, Julien arde dello stesso fuoco, dello stesso stupore, delle stesse cadute, perfino di quel nostro stesso sentirci soli che spunta negli odierni messaggi dei social network e che noi crediamo in cuor nostro essere molto più performativi. “Ma di cosa?” ci chiederebbe forse stupito Stendhal, con quella sua commozione limpida e disperata per la vita fragile che fugge di ogni tempo, bene impressa nella psicologia dei suoi tanti personaggi a cominciare dalla Vita di Henry Brulard e certo in quella del personaggio guida di questo libro sempre contemporaneo, Julien Sorel, figlio di un carpentiere, chiamato dall’alta società in tono derisorio «l’abatino di provincia».

 

 

Guido Monti (San Benedetto del Tronto, 1971) vive a Reggio Emilia. Si è laureato all’Università degli studi di Bologna. Poeta e recensore culturale per diverse testate tra le quali il <<Manifesto>>, il settimanale svizzero <<Azione>> e la rivista culturale in rete <<doppiozero>>. Ha pubblicato i libri: Millenario inverno (Book 2007), Accademico di nessuna accademia, conversazioni con Gianni Scalia (Marietti 2010), Fa freddo nella storia (Stampa 2014), finalista con quest’ultimo al premio Pascoli. Suoi versi sono presenti anche in <<Almanacco dello specchio>>, <<Paragone>>, <<Nuovi Argomenti>>. Ha curato per l’editore Demetra collana passepartout (Giunti 2020) la prefazione alla nuova edizione de Il rosso e il nero di Stendhal. È ideatore e curatore dal 2014 di Vola alta parola, rassegna nazionale ed internazionale di poesia a Reggio Emilia.

 

 


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