Il giorno più bello della storia

Quando Hemingway e Salinger s’incontrarono a Parigi

Secondo molti, il giorno più bello della storia è stato il 25 agosto 1944: esattamente settantacinque anni fa, quando Parigi venne liberata dai tedeschi.

E proprio quel giorno è la data di una delle grandi storie della letteratura, una storia che però conoscono in pochi: l’incontro tra Ernest Hemingway e Jerome D. Salinger.

Nella prima delle foto qui sotto, un giovane Jerome D. Salinger – il futuro autore di Il giovane Holden, di Franny and Zooey e dei Nove racconti – è su una jeep dell’esercito americano, al Bois de Boulogne, in procinto di sfilare per gli Champs-Elysées. Era lì come agente di sicurezza del servizio di controspionaggio.

Hemingway, invece, è in Francia come corrispondente di guerra d’eccezione. Il 16 agosto si è distaccato dalla Quarta Divisione di Fanteria e sulla via di Parigi si è unito a un gruppo di partigiani, prendendone il comando. Il 24 agosto si avvia a quella che chiamerà la “liberazione” dell’Hotel Ritz in Palce Vendome e “libera” anche la Brasserie Lipp e la libreria Shakespeare & Co. della sua amica Sylvia Beach.

Era il dio degli scrittori, anche del venticinquenne Jerry. Riceveva amici e ammiratori al Ritz; e fu lì che i due si incontrarono. Hemingway chiese a Salinger di poter leggere qualche suo racconto. Gli piacquero molto: «Hai un orecchio magnifico» gli disse, «e sei pieno di sentimento, senza mai cadere nel sentimentalismo. Sei un fottuto grande scrittore!».

Ovviamente Salinger andò in brodo di giuggiole. E quale fu la sua sorpresa quando l’immortale “Papa” – il Tolstoj americano, lo scrittore-soldato – più tardi andò in visita al suo reggimento! (Nella seconda foto è documentato il suo arrivo.) Di nuovo i due chiacchierarono; stavolta non di letteratura ma di armi: era meglio la Luger tedesca o l’americana Colt .45? Secondo Hemingway la Luger non aveva rivali, e per dimostrarlo ne impugnò una e fece saltare la testa a un pollo.

Salinger ne fu scioccato.

Nel 1950 pubblicò un racconto sul «New Yorker» intitolato Per Esmé: con amore e squallore, dove un certo caporale Clay spara a un gatto. Il sergente X prova un profondo disgusto per quel gesto gratuito: «Hai sparato a quel gatto» dice al caporale, «con tutto il virile coraggio che era possibile date le circostanze. […] Quel gatto era un spia. Era tuo dovere farlo fuori. Era un astutissimo nano tedesco travestito con una pelliccia da pochi soldi. E quindi non c’è stato assolutamente nulla di brutale, o crudele, o sporco e neppure… […] X fu preso a un tratto dalla nausea, si girò in fretta sulla sedia e afferrò il cestino della carta straccia… appena in tempo.»

Così andò l’incontro tra il Grande Esibizionista e il Grande Recluso della letteratura americana, mentre il generale Dietrich von Choltitz si arrendeva e De Gaulle preparava il discorso della Liberazione.

Leonardo Colombati è nato a Roma nel 1970. ha pubblicato cinque romanzi: Perceber (Sironi, 2005), Rio (Rizzoli, 2007), Il re (Mondadori, 2009), 1960 (Mondadori, 2014 – Premio Sila) e Estate (Mondadori, 2018 – Premio Pisa). Ha curato i volumi La canzone italiana 1861-2011. Storia e testi (Mondadori-Ricordi, 2011) e Bruce Springsteen: Come un killer sotto il sole (Mondadori, 2018). Suoi articoli sono usciti su «Corriere della Sera», «Il Messaggero», «Il Giornale», «Vanity Fair», «IL», «11» e «Rolling Stone». Nel 2016 ha fondato la scuola di scrittura Molly Bloom assieme a Emanuele Trevi.