Rovereto – Arcadia

Il quinto Stato è una serie di interviste ai lavoratori dell’industria culturale. Ci raccontano la straordinaria complessità di un sistema che forse sta scomparendo alla vigilia di un cambiamento epocale. Sono le tante voci di donne e uomini che non potendo abolire la realtà così com’è, testimoniano la varietà dell’esistenza attraverso il proprio lavoro.

Rispondono i titolari della Libreria Arcadia di Rovereto


Riuscite a tracciare un profilo biografico del vostro cliente tipo? (età, sesso, quanto spende in un anno)
Fortunatamente siamo quel genere di librerie che si rivolge a lettori di ogni genere: fortissimi, forti, medi e deboli. Dunque è difficile definire il nostro ‘cliente tipo’. Dovessimo sforzarci di dare delle linee tendenziali: le donne leggono di più degli uomini, partecipano più spesso agli incontri e si concentrano in una fascia d’età molto ampia che va dai venticinque agli ottant’anni. E ci rendiamo conto, in quella che è solo un’approssimazione, che abbiamo tagliato fuori il pubblico dei lettori più piccoli che sono, e per fortuna, tanti. Nella nostra libreria i lettori forti e fortissimi abbondano: sono in percentuale molto forte rispetto ad altre zone d’Italia dove abbiamo lavorato.

Qual è il vostro titolo più venduto del 2019?
Tigre della scrittrice e poetessa canadese Polly Clark, pubblicato da Atlantide Edizioni. Ha avuto così grande presa su di noi che è risultato il più venduto anche se in libreria è arrivato solo il 3 dicembre e non ha avuto altri undici mesi di vendita alle spalle. E poi L’educazione di Tara Westover, uscito nel 2018 per Feltrinelli, a dimostrazione che i buoni libri non scadano e dev’esser dato loro tempo per affermarsi. Come certi vini, alcuni libri migliorano invecchiando, specie se il libraio ne segue tutte le fasi.

Le scelte d’acquisto dei vostri clienti, secondo voi, come vengono influenzate? Passaparola, classifiche sui media, premi letterari? (Per esempio: il vincitore dello Strega vende qualcosa in più?)
Il nostro cliente o meglio il nostro lettore in genere si fida molto dei nostri consigli e di quelle recensioni che disseminiamo un po’ in tutta la libreria. Spesso ci chiedono riscontri su un libro di cui hanno sentito parlare: se potrebbe esser adatto o meno a loro. A far conoscere dell’esistenza di un libro concorrono tanti fattori: il passaparola fra amici, articoli su inserti e settimanali culturali, i social network e le pagine Facebook delle librerie, trasmissioni radio (il lettore forte ascolta molta radio) e televisive; le fonti sono ormai tantissime.
Premi letterari come lo Strega ed il Campiello hanno un peso nelle vendite: sono validi moltiplicatori, soprattutto se il libro premiato ha la caratteristica di poter piacere al largo pubblico che spesso li considera molto attendibili.

Come fate pubblicità alla vostra libreria? Fate presentazioni con gli autori? Usate i social? Nei vostri locali tenete delle altre attività culturali (gruppi di lettura per adulti/bambini, corsi di lingua)? Se sì funzionano, aiutano la vostra libreria?
La facciamo attraverso i nostri incontri che sono tantissimi (circa duecento l’anno, presenti sempre autori, spesso stranieri); sono così apprezzati che funzionano da volano delle altre iniziative e della nostra attività. Per loro abbiamo predisposto una newsletter che inviamo a scadenza irregolare. Abbiamo un bellissimo Gruppo di lettura che si riunisce per parlar di libri e condividere cibo ed esperienze e con il quale organizziamo puntate fuori dalla libreria: passeggiate letterarie, ad esempio.

Usiamo i social – soprattutto Facebook e Instagram – ma vogliamo che le persone frequentino la libreria fisicamente: si allontanino dagli schermi di smartphone e tablet per ridiventare animali sociali e vengano a trovarci.
La libreria è il luogo in cui si va per scoprire ciò che non si sapeva di non sapere: il luogo d’elezione dei curiosi.

Vi siete mai indebitati per la vostra libreria? Pagate un affitto? Se sì, pensate sia congruo?
No, non abbiamo mai dovuto chiedere prestiti. La libreria gode di ottima salute. Paghiamo un affitto, sì, in linea con il mercato.

Facciamo un ragionamento contro-intuitivo: a Roma dal 2007 al 2017 hanno chiuso 223 librerie. Nella vostra realtà voi invece siete ancora presenti. Siete un punto di riferimento di quartiere? È la qualità della vostra proposta a farvi rimanere aperti? Oppure nella vostra città si legge molto più che a Roma? (Più in generale: perché le librerie chiudono in tutto il mondo?)
Le librerie spesso chiudono perché non hanno saputo rinnovarsi, inventarsi cose nuove: il ruolo del libraio è infatti profondamente cambiato nel tempo. Oltre ad esser un forte conoscitore del mercato editoriale e delle sue dinamiche, deve proporsi come mediatore culturale, fra il mondo del libro, la sua clientela e le istituzioni. Deve sapere organizzare incontri e iniziative. Rendere accattivante il suo spazio ed insieme renderlo produttivo. Se mancano queste capacità, il rischio di chiudere è alto. La grande città, per rispondere alla prima parte della domanda, con i suoi tempi frenetici, è più difficile che non un piccolo centro. Il centro storico di Roma è complicatissimo per un’attività commerciale (e non solo per gli affitti che sono proibitivi), ma perché c’è tanta concorrenza di librerie e le persone che lo abitano sono pochissime; terminato il tempo del lavoro, lo lasciano per tornare a casa. La situazione migliora nei quartieri dove le librerie sono luoghi di resistenza in cui praticare l’antica arte della socializzazione. Infine, sì, il Trentino Alto Adige ha una percentuale di lettori fra i più alti d’Italia.

Chi è il vostro peggior concorrente? Amazon? Un’altra libreria vicina?
Amazon è il concorrente peggiore perché sleale e non solo per lo strapotere economico. Non giochiamo ad armi pari: non è sottoposto infatti alla nostra stessa tassazione, avendo una sede legale extraitaliana; questo gli consente di usare armi di sconto che sono di fatto sleali. Ma è il peggiore anche perché con le sue logiche desertifica i centri urbani ed i quartieri: vediamo le città diventare luoghi dove non si pratica più l’arte dell’incontro, anche minimo. La qualità della vita di una persona (e non dimentichiamo che il nostro è il secondo paese al mondo per aspettativa di vita) passa anche per la possibilità di fare cose, incontrare gli altri, scambiare parole, vedere una vetrina. Ci sono negozi in cui è bello spendere anche solo del tempo. Vivere gli spazi: i nostri centri storici ci salvavano la vita. Se li desertifichiamo diventeremo tutti più poveri.

Ci potete dare una spiegazione for dummies di cosa è la distribuzione? (perché assorbe così tanti introiti? Come cambiereste la distribuzione in meglio?)

La distribuzione svolge un ruolo fondamentale: consente ai libri di un editore di esser recapitati nelle librerie. Ed un secondo ruolo ulteriore ugualmente importante: quello di riscuotere dalle librerie le somme vendute e pagarle all’editore ( una sorta di agente di riscossione ). In Italia vige la curiosa situazione per cui i distributori sono spesso anche editori e proprietari o comproprietari di catene di librerie e questo consente il proliferare di situazioni non chiarissime. La distribuzione inoltre risulta ancora farraginosa in alcuni suoi aspetti e non realmente al servizio del cliente finale, al quale non garantisce tempi di consegna certi.

Il sistema delle campagne sconto è un problema? Riuscite a essere competitivi sul mercato o vi danneggia? Il tetto massimo al 5% imposto a febbraio vi sembra utile? Cambiereste qualcosa?
Una buona libreria non vende sconti, ma libri. Spesso lo sconto era uno specchietto per le allodole: l’editore nello stabilire il prezzo di copertina ( in Italia sul libro c’è il prezzo imposto ), teneva conto anche dell’opportunità di venderlo in campagna e quindi lo ritoccava verso l’alto.
La competizione fra librerie aiuta il mercato ed aiuta a prepararsi meglio per i propri lettori. Amazon non pratica una concorrenza leale invece: tutto ciò che sottrae in assoluto ai mercati locali comporta una mancanza di introiti fiscali su base locale, con conseguente impoverimento dei territori. Danneggia tutti.

Le tre richieste più assurde che vi sono state fate da quando siete in libreria (da clienti, autori, fattorini etc etc).
Se potevano fermarsi a dormire da noi, tanto trovavano il nostro spazio confortevole.

Vi taccheggiano? Avete mai subito una rapina/furto?
Sì, ogni esercizio commerciale è esposto al taccheggio. Nella nostra esperienza di librai abbiamo certo subito furti con scasso e rapine a mano armata: l’obiettivo era l’incasso, non i libri.

Fate un lavoro difficile. Se sì perché (rapporto diretto con i clienti? Pochi guadagni? Troppa burocrazia? Altre tecnicalità legate alla professione del libraio?).
Difficile, ma entusiasmante. Richiede un aggiornamento costante. Non c’è giorno che non impariamo nuove cose, non solo sui libri e sugli autori, ma sulla maniera giusta di comunicarne la bellezza. E quando ci riusciamo, quando il lettore torna contento, non c’è soddisfazione migliore.

Se aveste vent’anni oggi, aprireste ancora una libreria? Lo consigliereste a degli amici o ai nemici?
Certamente. E consiglieremmo una libreria vera, capace di diventare attraente grazie alla competenza di chi vi lavora. Se si ha voglia di metter su una libreria, bisogna prepararsi e sapere che non si smette mai di farlo. Arricchisce culturalmente, rende piacevoli i giorni ed il lavoro. Appaga.
Ad un nemico diremmo: apri una libreria che è un lavoro semplice, sapendo di mentire.

Luigi Loi è nato a Cagliari. Ha vissuto a Roma e Parigi. Ha fatto tanti lavori, alcuni umili, altri molto soddisfacenti. Ha scritto su «Giudizio Universale», «minima&moralia», «Il lavoro culturale». Collabora con «I libri degli altri». È stato un writer, uno skater e un batterista molto modesto.