Víctor Rodríguez Núñez, il quaderno del topo muschiato

Questo libro non è per soli umani. A parlare, attraverso le grandi praterie americane dove le sostanze «lunatiche» stagnano come «miele matematico» sotto un «sole vermicolare», è la natura stessa. La «destrezza del disordine» si fa ritmo, il verso si struttura seguendo la meteorologia, il mondo si sdoppia e torna a unificarsi. Il verbo allo stato brado, infatti, non si ingabbia, meglio avvicinarlo come fa il poeta, inseguendo il roditore nei cunicoli segreti di un «cuore cubista». Non si tratta di avventure naturalistiche, gli animali ci aiutano a comprendere meglio noi stessi, svelano il risvolto patetico delle nostre tragedie, mostrano, senza pudore né codice, gli angoli meno illuminati delle vicende biologiche. Il lettore sa bene, come spiega evocando proprio un topo un altro poeta americano, Billy Collins, perché non si debba chiedere cosa significa una poesia: «Chiedo loro di prendere una poesia / e di tenerla in alto controluce… o di premere un orecchio sul suo alveare. // Dico loro di gettare un topo in una poesia / e di osservarlo mentre cerca di uscire… Ma la sola cosa che loro vogliono fare / è legarla con una corda a una sedia… La picchiano con un tubo di gomma / per scoprire che cosa davvero vuol dire».

Tre poesie in anteprima da il quaderno del topo muschiato di Víctor Rodríguez Núñez, TAUT edizioni, Milano, 2020.

 

il sole esce da un bavero del cappotto
la luna ritorna dal camino
il resto lo fa la pioggia
con la sua densa soluzione connettiva
l’ananas e il fenomeno
l’essenza e il cipresso concordano
davanti alla tua nudità la luce si nasconde
l’ombra si rivela come pelle
nell’angolo celeste impauriti
cani che nessuno può separare

lune da tutte le parti
con la voglia di non perdersi niente
non c’è altro che paglia secca
vento di regione montuosa
nella brace il capretto che trascinava l’audacia
soli disappannati dal vino
intorbiditi dal gin
l’arpeggio e l’immagine escono a ballare
la memoria a brandelli
di chi non è stato lì ma si ricorda

*

……………………………………………………a John Kinsella

le farfalle notturne stampano
la loro cifra sulla parete
si posano negli angoli
…………………..le imprudenze
dove fa posta il ragno
con le ali a v
………………marcano l’ellisse
dove non si avventura la ragione
alla luce diventano fossili
ricordano quello che devi dimenticare

gli agnelli macchiati dallo spavento
ruminano nella nebbia
………………….al riflesso ossidato
di un silo di cereali sotto vuoto
è terra risentita
per effetto di una cruenta fioritura
non più brina complice
…………………..realismo
tutta la luce
strappata all’iride dal vento

 

*

 

una formica maiuscola
che non rimane tranquilla come te
sull’arazzo macchiato dallo schizzo
in rotta verso ovunque
non distingue la luce dalla vera inquietudine
si agita da sola
………………..nell’ombra bevuta
insieme all’acido poetare dei rospi
una formica schiacciata per paura
con un giocattolo nuovo

e scende anche una lucciola
per mancanza di buon senso
………………….posta a illuminare
la prima di dieci
nell’alone dell’insonne marmotta
che non perdona il fiore
……………………….nessun sogno giallo
le mani costernate
si guardano tra loro
……………………….la sporcizia la belleza