Sui segni

Cinque poesie inedite.

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Settecento diviso sette
fa cento. Sette file da cento.
No, non va bene, ritento.
Settecento diviso cento
fa sette. Cento file da sette
sul lungomare, non ci stanno.
Divido settecento per dieci:
fa settanta, sono morti:
dieci volte settanta, ordinati
sette volte cento, ammassati
cento volte sette paga pegno
di sale e aritmetica è il regno.

*

Un corpo morto s’abbraccia
a una madre, c’è vita
in questa doppia morte
così l’acqua dello stretto
appiccica col sale, non separa
ciò che è stato vivo
due volte, chi ha tentato
disperato la terza via.

*

Se moriamo il nome è sulle braccia
l’hanno scritto insieme al numero
di telefono, elicotteri fanno fuoco
sulla folla. Oggi non è domenica
per nessuno, è un lunedì lanciato
in loop all’infinito, come una paura,
un temporale che dura una vita
e grandina sulla pelle della gente.

*

Pollice e indice, li unisco,
poi li separo, e dico.

Il resto del mio peso
è una carcassa che mostro
come ultima protesta.

*

In Cina è ricomparso un villaggio,
questa è la notizia: sprofondato
per un terremoto, riemerso adesso
per un’inondazione. Grandi numeri,
l’unica legge applicata a quella terra
sterminata, tutto è immenso, così
sciagura arriva e cancella, così
sciagura scherzo di natura torna
e riporta a galla muri vissuti,
case senza memoria, statistica.

Immagine: Haroon Mirza, Chamber for Horwitz.

11/11/2016
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