Strettoie

Alcune poesie da Strettoie di Marco Giovenale (Arcipelago Itaca, 2017).

Come dire? Sparsamente (ecco): così ha detto.
Di cosa? Lo ha detto, rattrappendo lo sguardo su una parte
propria non chiara, dell’aspetto.
Che (aggiungeva uscendo) è anche già
un’attenuazione, quasi, del nome.

Chi rimaneva nella stanza, andato lui,
completava senza crederci la frase: è così
che l’acqua si riscrive.

Come si comporta? Non so, è uscito,
prova a scostare la tenda, rènditi
conto che non esisti, gli fa l’altro

allora lui dice lo ricordo.
Ovviamente la tenda non si sposta.
Dunque anche la casa, vuota, sparsamente,

si dà un’aria di tempo, una cosa
che le serva ad annottare.
È probabile, ne ha l’aspetto.

*

«Davanti all’immagine
– come davanti alla morte»
uno è solo,
molti è inutile

*

Ne abbiamo già parlato sul tavolo stencil
al centro con cento persone avanti
(crollabili) (croccanti) (loro noi)
cara Lorelei, con tutti i plurali
dissimulati, i compitati, -mputati
e: ’mplimenti (a complemento) come
esercitati, esercitatamente, ne
abbiamo parlato, della guerra
alla reggia, e che ci vuole una
Clitemnestra con eccitata
parte a farlo fuori, ma solo in Eschilo,
il pluriomicida, gentile avvocata
nostra, Lorelei, lei sì
si ricorda quando e quanto se
ne parlava, a inizio secolo,
con quella prosa prolissa in pubblico
che diventava piccola e breve sui pezzi
di men che velina, l’intera
assemblea sostituita, durante
la notte dai servizi
quasi mezzo migliaio di uomini lupo
coi rami che neanche battono alle finestre
alle imposte, che possono essere
liricamente aperte, o non,
nel sogno della grande chiacchierata al chiuso
nella centrifuga che induce
a pensare sia il fuori che va
in tondo, che sta
a girare

*

così invece se vi è accordo farei ora in vostra presenza una
CRISI DELLE GRANDI IDEOLOGIE
per dimostrare – davanti ai nostri graditi – che questo genere di crisi non comporta nulla di

e si vive lo stesso

attenzione. (manciata di magnesio, candela)
pooof – ecco
la CRISI DELLE GRANDI IDEOLOGIE

qualche si copre gli occhi,
qualche starnutisce l’applauso.

non è successo niente

*

nelle storie amene c’è un secondo
vampiro più cattivo del primo
che lo mangia o lo vendica e le tavole piene, sono piene, imbandite. di bambinetti a metraggio.
rafia, sarajevo, nodo-nodo

i fili dell’alternatore si storcono fuori dal muro. piccola rigatura nell’intonaco, incenso a grumi di tre sulla neve, sono i topi con i loro traffici, con necessità, con il concetto stesso di necessità, forse anche qualche pagina, forse sant’anselmo

*

O che sintesi fólgo-, vólgo,
all’ultima tacca alcalina del suono…,
un je-toi (getto gettato, gettone memento),
un me metro di pensiero, chassis chiuso
nell’alberghino Oltrarno
sotto le pale est, estive.
Verbigerans. (Flumen)
Cèdesi per mòdica.
Cosa qualsiasi.
Fisica, metafisica, po
litica

*

Digita un tasto a sinistra per l’altro.
Un tasto spostato a sinistra via l’altro.
Il testo che ne viene è pece rebus.
Le cose invece.

*

«…intreccio fatale del tempo con lo spazio» (Foucault)
– ma guarda.

La busta con i panni
sudici – nel tiretto.
Lo stay si risolve in 24
ore da adesso.

Deve lasciare in poco tempo questo=quel
poco spazio. Il resto fondato sul resto.

Di niente ha seconda copia, tranne le chiavi –
parlate

 

18/02/2017
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