Sono le sei della sera… (Poeti messicani contemporanei/1)

[a partire da quale luogo comincia ad essere pericoloso continuare ad allontanarsi? SAM SHEPARD]

Sono le sei della sera
è l’ora in cui gli uomini tacciono e le donne dicono la [verità.
La mezza mela della luce raduna quelli che ancora non [sono amanti nelle strade.

Ci sono tre cicatrici sulla guancia sinistra dell’aria.

Oggi voglio parlarti come gli alberi: con ombre
nel silenzio più nero
voglio essere l’estatica temerità del paesaggio, il contesto
il verbo permanere.

Ora. Per la prima volta.

Da quanti anni non ti ero accanto esaminandoti i piedi?

Quante aurore vedesti che non vidi con te?
Di che stoffa era il dolore che non condividemmo mai?

Mi allontanai da tutti col tempo ma all’inizio me ne andai da te.
Allora bastò aprire la finestra del linguaggio per montare [in groppa all’aria.

Ti dico che la lontananza mi dette uno scheletro, una [storia, una leggenda.
Ti dico che nelle pasture della sua lingua conobbi il [trapezio dell’io e lo usai come un
abisso.
Tutto all’orizzonte sembrava carico di lucciole al punto [d’essere e di non essere.
Una finzione.

Ti dico che con mani di trementina la lontananza mi
[fece ingoiare alimenti artificiali
liquidi verdi al mattino e solidi acquerelli quando già [tutto era sera.
Nulla ti farà male, mormoravo. E nulla doleva.
Ti dico che noi due eravamo duttili amanti.
La distanza mi ha regalato una dimora senza tetto e un [rombo e dieci dita di inchiostro.
Tutto ciò che toccavo si tingeva di blu, ti dico. Il cielo, la [respirazione, le ossa.
Un blu definitivo.

Ti dico che il mio corpo si tese come un filato tra le sillabe [delle parole non stare.
Nessuno sparo mi sfiorò, nessun graffio, nessun desiderio.
Lei fu buona con me, ti dico. Mi accudì coi suoi bagliori.
Come una madre mi allattò di oblio e mi plasmò tutte le [cellule con nuovi geni.
Lei si trasformò in me e io fui sempre tutta sua.
Osso ad osso
moncone a moncone annottato
cartilagine a cartilagine
tutte le molecole.

Ti dico che la sua bontà era infinita e era fatta di un’aria [con sapore di cotogna
che mi inondava le narici col suo arco e la sua freccia.
Ti dico che la amai più che il linguaggio, più che l’origine, [più che il destino
che depositai tra i fiori delle sue porte.
Ti dico che con il suo amo ben affondato nel padiglione [del palato
la lontananza mi portò contro corrente fino a giungere alla [sorgente dove tutto fu silenzio.
Non seppi mai di aver freddo.
Non potei mai identificare il filo che mi cuciva gli organi
[internamente.
Non ne avevo necessità.
Non usavo vestiti.
Nulla mi fece virare la testa né volgere la vista indietro.
Ti dico che solo avevo occhi per l’eternità.

Ma riconobbi la tua voce una sera come questa alle sei
quando l’allarme della sirena s’infilò sotto i muri e [m’attraversò la pelle.
Fu questione di secondi un biglietto aereo, due valigie.
Tornai a te con massima urgenza.
Tu eri sul punto di morire e io c’ero solamente
per la prima volta.
Salda come una radice ed ammuffita come i cardini delle [porte.

Allora capì Vallejo e allora ripetetti: mai il lontano piombò [così vicino.

Ti dico che voglio avere la voce dell’albero che piantasti [dentro di me.
Ti dico che sono la frutta e il succo della frutta che lascia il [pizzicore sotto la lingua.
Ti dico d’occuparmi come fossi una piazza,
[un continente, un Paese.
Sono le sei della sera e sono in cammino verso te.

 

[¿a partir de qué lugar comienza a ser peligroso seguir alejándose? SAM SHEPARD]

Son las seis de la tarde
es la hora en que los hombres callan y las mujeres dicen la [verdad.
La media naranja de luz reúne a los que todavía no son [amantes en las calles.

Hay tres cicatrices en la mejilla izquierda del aire.

Hoy quiero hablarte como los árboles: con sombras
en el silencio más negro
quiero ser la estática temeridad del paisaje, el contexto
el verbo permanecer.

Ahora. Por primera vez.

¿Hace cuántos años que no estaba a tu lado escudriñándote [los pies?
¿Cuántas auróras viste que yo no vi contigo?
¿De qué tela era el dolor que nunca compartimos?

Me alejé de todos con el tiempo pero al inicio me fui de ti.
Entonces bastó con abrir la ventana del lenguaje para [montarme en la grupa del aire.

Te digo que la lejanía me dio un esqueleto, una historia, [una leyenda.
Te digo que en las pasturas de su lengua conocí el trapecio [del yo y lo usé como un
abismo.
Todo en el horizonte parecía preñado de luciérnagas a [punto de ser y de no ser.
Una ficción.

Te digo que con manos de trementina la lejanía me hizo [tragar artificiales alimentos
líquidos verdes en las mañanas y sólidas acuarelas cuando [ya todo era tarde.
Nada te dolerá, murmuraba. Y nada dolía.
Te digo que las dos éramos dúctiles amantes.
La lejanía me regaló una morada sin techos y un rombo y [diez dedos de tinta.
Todo lo que yo tocaba se teñía de azul, te digo. El cielo, la [respiración, mis huesos.
Un azul definitivo.

Te digo que mi cuerpo se tendió como una hilaza entre las [sílabas de las palabras no
estar.
Ninguna bala lo tocó, ningún rasguño, ningún deseo.
Ella fue buena conmigo, te digo. Me cuidó con sus [destellos.
Como una madre me amamantó de olvido y me creó todas [las células con genes nuevos.
Ella se convirtió en mi y yo fui siempre toda de ella.
Hueso a hueso
muñón a muñón anochecido
cartílago a cartílago
todas las moléculas.

Te digo que su bondad era infinita y estaba hecha de un [aire con olor a membrillo
que me llenaba la nariz con su arco y con su flecha.
Te digo que la quise más que al lenguaje, más que al [origen, más que al destino
que deposité entre las flores de sus puertas.
Te digo que con su anzuelo bien hendido en el pabellón [del paladar
la lejanía me llevó corriente arriba hasta llegar al manantial [donde todo fue silencio.
Nunca supe que tenía frío.
Nunca pude identificar el hilo que me cosía los órganos [por dentro.
No tenía necesidad.
No usaba vestidos.
Nada me hizo virar la cabeza ni volver la vista atrás.
Te digo que sólo tenía ojos para la eternidad.

Pero reconocí tu voz una tarde como ésta a la hora de las [seis
cuando la alarma de sirena se coló bajo los muros y me [atravesó la piel.
Fue cuestión de unos segundos un boleto de avión, dos [maletas.
Regresé a ti con toda mi urgencia.
Tú estabas a punto de morir y yo estaba solamente
por primera vez.
Cierta como una raíz y enmohecida como las bisagras de [las puertas.

Entonces entendí a Vallejo y entonces repetí: nunca lo lejos [arremetió tan cerca.

Te digo que quiero tener la voz del árbol que plantaste [dentro de mí.
Te digo que soy la fruta y el jugo de la fruta que deja el [escozor bajo la lengua.
Te digo que me tomes como a una plaza, un continente, [un país.
Son las seis de la tarde y yo voy de camino hacia ti.

Immagine: Diego Rivera, Vendedora da alcatraces, 1945

Caporedattrice Poesia

Maria Borio è nata nel 1985 a Perugia. È dottore di ricerca in letteratura italiana contemporanea. Ha pubblicato le raccolte Vite unite ("XII Quaderno italiano di poesia contemporanea", Marcos y Marcos, 2015), L’altro limite (Pordenonelegge-Lietocolle, Pordenone-Faloppio, 2017) e Trasparenza (Interlinea, 2019). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, 2018).

3 comments

  1. Officinapoesia says:

    Ci scusi per l’errore. Abbiamo inserito le foto giuste. Grazie per la lettura!

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