NUOVA POESIA AMERICANA. CHICAGO E LE PRATERIE #2

Dal secondo volume di Nuova poesia americana. Chicago e le praterie, a cura di Luigi Ballerini, Gianluca Rizzo e Paul Vangelisti, da poco uscita per Nino Aragno Editore, pubblichiamo una selezione a cura di Dario Bertini.

Francesco Levato

Elegia per lingue morte

Il treno sa di polipo, di sale marino, di gomma
bruciata, di Venerdì, quando la carne era considerata un peccato.

E così i suoi poveri continuerà ad aiutarli
Ma solo per la presente circostanza;

Oggi un sacco di farina te lo puoi comprare con un proiettile,
una pancia piena di fango, mischiato con il burro,
mischiato col sale.

Domani invece, per sopravvivere dovranno
Contare solo sulla sua parola e il suo potere.

Dicono che le parole siano state massacrate, che nulla
che non sia costato ore di lavoro manuale, lagrime e sangue,
dovrebbe chiamarsi couture.

Infondi sapienza alle mie mani, O Signore,
Così che mondato da ogni macchia,
Io ti possa vedere –

Trentuno colpi da cinquanta sparati da un unico fucile.
Si guardavano negli occhi, si capivano, e qualcuno
poi ha ricaricato.

Fammi bianco, O Signore, e purifica il mio cuore
di modo che una volta fatto bianco –

Possa meritare l’eterna ricompensa.

Sappiamo che stiamo già perdendo soldi.

Dovessimo assicurarci che il kit di sopravvivenza è ben fornito
e pronto, usa termini come estremista violento, o totalitario;
non compromettere la nostra credibilità.

*

Nella tua lettera mi chiedi se il significato di trattamento crudele,
inumano, umiliante, dipenda dall’identità di chi ne è soggetto.

Linea rossa per Chinatown.

Il prossimo treno – no, il prossimo. Parli più chiaro, senza alzare la voce.
Per determinare se il comportamento in esame scuota
la coscienza, il test richiede un’analisi esatta delle circostanze. Che

la gente calpesti un corpo lungo e disteso sul marciapiede è più probabile
qui che altrove.

È stato forse di mercoledì, il più sanguinoso da diverse settimane.

Un successo inaudito. Venivano avanti a gruppi di dieci, mani
e piedi incatenati, per mezzo di un interprete si dichiaravano colpevoli,
nell’ufficio accanto – la sentenza.

Si potrebbero trovare ragioni a favore di forme
di detenzione preventiva. I guai cominciarono

alle 8 di mattina, in una corte d’assise creata appositamente nelle roulottes
di Cattle Congress, una balera con le pareti tutte coperte di tende nere.

L’hanno definito un dizionario americano dello squallore;
come passare attraverso diverse fasi del dolore.

O peccatori scendiamo,
Scendiamo al fiume a pregare.

Vorrei solo farti capire che quando parliamo di guerra,
è di pace, in realtà, che stiamo parlando.

Francesco Levato è nato a Chigago nel 1968. È regista, oltre ad essere poeta e traduttore. È il fondatore e il direttore della Chicago School of Poetics, e ha lavorato come executive director del Poetry Center of Chicago dal 2007 al 2010. Ha pubblicato quattro raccolte di versi: Marginal state (2006); War Rug (2009); Elegy for dead Languages (2010); Endless, Beautiful, Exact (2011). Dall’italiano ha tradotto Tiziano Fratus (Creaturing, 2010) e Fabiano Alborghetti (The opposite Shore, 2015).

 

Ken McCullough

Frutti del mondo esterno

1

La prima volta che ti ho preso tra le braccia
ho sentito che il tuo corpo rollava a tribordo:
la spina dorsale compressa nella spalla destra.
Ho fatto un passo indietro, avevo paura per te.
Ho pensato a un’amica con la spina dorsale come la tua,
un ictus a trentadue anni,
dieci settimane in coma, quando ho parlato con lei
dopo un po’: non riconosceva nessuno, peggio di una gallina.
Poi si è ripresa, ma io mi sono sentito come un voyeur
che ti palpava dappertutto, e mi chiedevo come
facciano gli organi a stare tutti così pigiati.
Ma fino a che punto potevo davvero avvicinarmi?
Così delicata, effimera, così fragile.

Nuvola

l’asse del sole
mi attraversa in pieno
io sono
metà uomo
metà altro
fuori di me
ogni respiro
ha luogo
tratta questo luogo
come fosse la propria casa
Io guardo
diritto davanti a me
una sagoma bianca mi balugina
nella coda dell’occhio
una piccola nuvola di falene o farfalle
da come svolazzano all’impazzata
lo sciame si sposta
attraverso la pianura che sta sotto di me
farfalle migliaia di piccole farfalle
si posano sul pendio
proprio sotto di me
ma alcune anticonformiste continuano
[a svolazzarmi di sopra

Ken McCullough è nato nel 1943 a Staten Island, New York, ma ha trascorso gli anni della sua formazione a St. John’s, Terranova. Si è laureato alla St. Andrew’s School, sede della Dead Poets Society, e ha conseguito la laurea presso l’Università del Delaware e il Writers’ Workshop dell’Università dell’Iowa. Dei suoi volumi di versi si ricordano: Obsidian Point (2003); Walking Backwards (2005); Sicomoro. Oropéndola: Poemas (2011); Broken Gates (2014) e Dark Stars (2017). Vive a Winona, nel Minnesota, dove nel 2014 ha cominciato il suo secondo mandato come poet laureate della città.

 

Lorine Niedecker

 

Il palo del filo per stendere è ben dritto eppure
non ci sono intagli da totem per distinguere la tribù
dei Niedecker dalle altre; fanno il bucato ogni sette giorni;
adorano il sole; temono la pioggia, e gli sguardi dei vicini;
dalla terra levano le braccia al cielo,
e vivono o muoiono secondo il candore dei loro panni.

 

 

Ebbene la primavera straripa sulla terra,
allaga pavimento, pompa e lavatrice della donna
che la sordità ha ormeggiato su questa bassa riva.

Addio ai lillà sulla porta
e a tutto ciò che ho piantato per bellezza.
Se potessi sentire – troppe parole a questo mondo,
troppo vento che lava, lava via
la buona terra scura.

Ha i capelli raccolti su.
Grandi orecchie cieche.

Ha sprecato tutta una vita in acqua.
Non ha altro, il mio uomo, che barche bucherellate.
Mia figlia, la scrittrice, galleggia là seduta.

 

Lorine Niedecker è nata a Fort Atkinson, nel Wisconsin, nel 1903. Ha vissuto gran parte della sua vita in campagna. Dopo essersi diplomata al liceo nel 1922, andò al Beloit College per studiare letteratura, ma dovette lasciare gli studi dopo due anni perché suo padre non era più in grado di pagare le tasse scolastiche. Muore nel 1970, senza che la maggior parte dei suoi amici e parenti sapesse della sua attività poetica. È una delle poche donne riconducibile al movimento dei poeti oggettivisti. New Goose, il suo primo libro, venne stampato privatamente. Lorine Niedecker Collected Works (2002) raccoglie tutte le sue poesie, una scelta di prose e varie recensioni.

 

Karl Rakosi

Poesia

Le formiche sono venute
a indagare
la biscia
morta,
ne hanno mordicchiato
le viscere
e sono corse via
a bocca piena
agitando impazzite
le antenne.

Le falene si sono posate,
gli scarabei hanno sciamato,
le mosche hanno ronzato
nello stomaco.

Tre corvi hanno tirato e strappato
e sono volati via
sulla loro quercia
con la pelle.

In ogni casa
uomini, donne e bambini
masticavano carne.

Chi è che ha detto
“il miracolo del mondo
è la sua comprensibilità”?

 

Leah

Belial il mio zoticone mi aveva avvertito
che lei non era una
da scriverci una poesia…
compagni di lingua e di letto
da troppo tempo.

Non appartiene
al mio ulcerato
subliminale.
È tutta natura.
Scorre via
come acqua piovana.
Non potrei asservirla
al duro padrone
di un’immagine
per i miei comodi.

Dunque visto che la poesia
è più astratta,
più adatta all’anagrafe,
datemi il suo sorriso
e abbracciamoci
e facciamo baldoria
nella vita così com’è

o sono perduto!

Karl Rakosi è nato a Berlino nel 1903. Nel 1910 assieme al padre e alla matrigna si è trasferito negli Stati Uniti, a Kenosha, nel Wisconsin. Studia all’Università del Wisconsin e consegue un Master of Social Work all’University of Pennsylvania. Nel 1931 viene incluso dal Poetry Magazine fra i poeti “oggettivisti”, etichetta che gli starà sempre stretta. Nel 1967 esce Amulet per la prestigiosa New Directions di Laughlin. Pubblica numerose altre raccolte di versi tra cui si ricordano: The collected poems of Karl Rakosi (1986) e Poems 1923-1941 (Sun and Moon Press,1995). Muore all’età di 100 anni a San Francisco.