Mira Wladir, Lucentezza

Dieci poesie da Lucentezza (Luisance, 2015) nella traduzione inedita di Jean-Charles Vegliante.

una pena che più profondo
bisogna serbare come un nocciolo

una mandorla al silenzio dell’osso
un tagliolo

e poi questo volto
che temiamo di dimenticare
e si tiene sotto le unghie
scavando nella terra

*

nessuno più verrà
nella camera del bimbo
bimbo morto

un granello di tempo essiccato
all’ombra della carta
raschia le nostre dita

nessuno
e i nostri cuori spauriti
rotolano nel canto intiepidito d’un’altra camera

*

robbia è il colore
che striscia sotto la traccia

una treccia d’erba fra i denti
attraversiamo l’antico giardino
permane l’odore acerbo
della mela a terra

permane
l’acqua tenera nell’occhio della cavalla
e la palpebra ove nascondersi

*

essere costretti a vedere
la ferita delle foglie
e la pelle sbucciata

ricordarsi del verde
nel buio della notte
e permanere

*

ci si muove cauti
nello spazio dei guinzagli

qualcosa
si leva dai fondali

ci si curva
la luce fa delle pozzanghere

sotto la roccia sgranata
l’acqua s’è spenta

ritroveremo di sicuro
la camera addormentata nel solaio

*

per muggire
una danza tra le nostre braccia

fino alle ossa
stordite di lumi

fino a scendere dietro
l’erba ingiallita dei nostri magoni
e cadere cespuglio

adesso
non dimentichiamo

*

si dovrebbe tenere forse
la distesa
negli scarti minimi delle giunture

racconta diremo
il desiderio del grano che mette verde
e cada esso alle nostre reni limose

e poi diremo
pure
non lasciamo le nostre mani

*

capigliatura muschioso
il corpo tutto
schiena contro terra
e la sete

e la sete
dove si muore
vivo tutto di sudore
e di grani

o solo un dito
uguale
che scava sottoterra
la mattina a venire

*

un alito di bestia
tenta la piega delle ginocchia
sporche

diresti che le lenzuola
bianche e brune
dove i nostri ventri

dove folti frutteti
all’incrocio di gambe
si riposano dal vento

diresti il sapore

dei vani di pelle
luccicano
ai giardini assopiti

*

è il triangolo
degli uccelli migratori
quest’ombra passeggera?

la nuca al vento
i nostri visi si rabbuiano
un attimo

è il viaggio
strano
che si aggira sui nostri capi?

si sogna
non si ha male

trafitto di sole e di piaggia
un volo scintilla
tra le nostre ciglia

***

Mira Wladir (Leningrad, 1959), filosofa e poeta, addestratrice di cavalli, dopo molti dispatrii vive oggi in Francia. Ha pubblicato Équilibres équestres (Amay, 2014), L’exil des renards (Empreintes, 2011), Luisance (Atelier du grand tétras, 2015), La soldanelle et le cheval con F. Delorme (ivi, 2017), e vari testi in rete.