Irma Brandeis, Gianfranco Contini, «Questa stupida faccia»

Presentiamo due lettere di Irma Brandeis a Gianfranco Contini, con foto dei dattiloscritti, dal volume Irma Brandeis, Gianfranco Contini, «Questa stupida faccia». Un carteggio nel segno di Eugenio Montale, a cura e con una nota di Marco Sonzogni, prefazione di Domenico De Martino (Archinto, 2015).  Ringraziamo Riccardo Contini e Rosellina Archinto per la gentile concessione. Segue la nota introduttiva di Marco Sonzogni.

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Nel licenziare, non tanto tempo fa e per questo stesso editore, quelli che chiamavo – prematuramente posso dire ora – «gli ultimi fogli» montaliani di Irma Brandeis, decisi di includere anche due lettere di Gianfranco Contini (datate, rispettivamente, 14 aprile e 28 giugno 1985, e qui logicamente riproposte con relative annotazioni) che avevo quasi casualmente ritrovato in un faldone di carte cliziesche fino a quel momento ingeneroso di materiali e di notizie (1). Nell’Archivio Gianfranco Contini presso la Fondazione Ezio Franceschini riposava, quasi del tutto indisturbata, una manciata di documenti epistolari inviati da «Clizia» a «Trabucco», nel segno, inevitabile, di «Euse bio», anche se Irma cerca di instaurare un’amicizia con Gianfranco e Margaret Contini che vada oltre la propria presenza nella poesia (e nella vita) di Eugenio Montale. Pur nella sua paucità – e, alas, incompletezza: manca certamente la lettera di Contini del 2 luglio 1986 – questo serrato scambio epistolare chiude la lunga «orbita» (per usare un vocabolo montaliano) (2) che, infine, avvicinò la musa e il critico che da subito furono per il poeta più influenti e che negli anni gli rimasero, a loro modo, più fedeli. E pur non avendo avuto il privilegio di conoscere e frequentare né Irma Brandeis né Gianfranco Contini, la premura e la generosità degli eredi – Jean Cook e Riccardo Contini – mi hanno permesso di chiudere, davvero questa volta, la conversazione cartacea che negli anni ho portato avanti con una donna che avrei tanto voluto conoscere e che proprio Contini definì «di eccezionale valore umano, di squillante intelligenza e di ilare, nonostante tutto, umorismo» (3). Una donna che come persona poetica seppe tirare fuori il meglio da uno dei più grandi poeti del ventesimo secolo (un «alchimista », con le parole di Rosanna Bettarini, «capace di trasformare il veleno in farmaco, l’arsenico in ambrosia, le lacrime in cristallo») (4) – e che, come persona storica, fece la sua per tirare fuori il peggio da un uomo irrimediabilmente prigioniero delle proprie debolezze e vicissitudini («un povero disgraziato », disse di sé, «anche vittima di cose infinitamente più orride del prevedibile») (5).

Marco Sonzogni

(1) M. Sonzogni, La speranza di pure rivederti… Clizia, Montale e l’impossibilità di dirsi addio, Archinto, Milano 2013, pp. 6; 55-71.
(2) Si tratta di un verso di Arsenio (Ossi di seppia): «È il segno di un’altra orbita: tu seguilo» (v. 12), in E. Montale, L’opera in versi, edizione critica a cura di R. Bettarini e G. Contini, Einaudi, Torino 1980, pp. 81-82.
(3) Eugenio Montale: immagini di una vita, a cura di F. Contorbia, introduzione di G. Contini, Librex, Milano 1985, p. XII.
(4) E. Montale, Lettere a Clizia, a cura di R. Bettarini, G. Manghetti e F. Zabagli, con un saggio introduttivo di R. Bettarini, Mondadori, Milano 2006, p. XXXIX.
(5) Ibid., pp. 273 e 221.

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March 18, 1985

Caro Signor Contini,

Ho avuto recentemente una lettera dal Signor Franco Contorbia chiedendomi una fotografia dagli anni ’30 per il libro di immagini Montaliani che prepara, e per cui dice che Lei scrive l’introduzione. Da quest’ultimo fatto deduco che Lei approva il lavoro. Ma io esito di mandargli anche l’accluso snapshot (non ho fotografie vere e proprie) per conto mio. Se Lei veramente approva, avrà la bontà di trasferire al Signor Contorbia questa stupida faccia? Sarà irreproducibile, ma tutte le altre sono peggiori. Aggiungo però che possiedo lo snapshot di cui E.M. parla nei versi intitolati “Quartetto” (Altri Versi). Impossibile separarmene, ma se Contorbia vuole tenterò di farne fare una copia. Anche quello sarà difficile di riprodurre per il libro, ma certamente è più interessante dell’accluso. Mi mancano notizie di Lei e di sua moglie. Non ho fatto la solita visita a Firenze l’anno scorso. Invece ho passato tutto il tempo disponibile in vari ospedali sotto le attenzioni di vari chirurghi. Ma mi sono sorprendentemente rimessa, e parto domani per Roma, Napoli, Ravello, Paestum. Sarò di ritorno fra 10 giorni.

With the warmest possible good wishes to you
and Signora Contini,

Irma (Brandeis)

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CASAMINIMA
BARD COLLEGE
ANNANDALE, NY 12504
24 January, ’86

Dear friend,

The book has arrived (Immagini di Una Vita), and I want to write you at once, although I have had only a few days with its dazzling pages. I do very greatly admire it and am glad it exists. That is easy to say. But the rest is too heart-piercing to talk about – and that is true in a special way of your Introduction; and for me particularly of that extraordinary final paragraph. I do not know how the old lady who made her happy visit to you in Florence can seem to you to be Montale’s Clizia – but I thank you for saying that she does, and in such words.

With deep affection,

Irma (B.)

P.S. I think of you and Margaret often and wish it were possible to meet again. Please – won’t one of you write me two words to let me know the state of your health and spirits?

Caporedattrice Poesia

Maria Borio è nata nel 1985 a Perugia. È dottore di ricerca in letteratura italiana contemporanea. Ha pubblicato le raccolte Vite unite ("XII Quaderno italiano di poesia contemporanea", Marcos y Marcos, 2015), L’altro limite (Pordenonelegge-Lietocolle, Pordenone-Faloppio, 2017) e Trasparenza (Interlinea, 2019). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, 2018).

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