Incontri e agguati

Presentiamo sette poesie in anteprima dal nuovo libro di Milo De Angelis, Incontri e agguati (Mondadori, 2015), in libreria dal 1 giugno.

***

Questa sera ruota la vena
dell’universo e io esco, come vedi,
dalla mia pietra per parlarti ancora
della vita, di me e di te, della tua vita
che osservo dai grandi notturni e ti scruto e sento
un vuoto mai estinto nella fronte, un vuoto
torrenziale che ti agitava nel rosso dei giochi
e adesso ritorna e ancora ritorna
e arresta la danza delle sillabe
dove accadevi ritmicamente e tu
sei offeso da una voce monocorde e tu
perdi il gomitolo dei giorni e spezzi
la tua sola clessidra e ristagni e vorrei
aiutarti come sempre ma non posso
fare altro che una fuga partigiana da questo cerchio
e guardare il buio che ti oscilla tra le tempie e ti castiga,
figlio mio.

*

Rinasce in un prato di piazza Aspromonte
la vecchia contesa tra questo rettangolo
e i cavalli della mente, tra questo semplice
rettangolo terrestre e tutti gli spettri
che si affollano lì, dove il numero otto
tirò preciso a fil di palo ed entrò
in una galleria di anni e domeniche piovose
e ora regna su di noi lo sguardo di un demiurgo
che ci raccoglie nel centro della mano
e legge su quei volti il labiale di una gioia
conclusa e straripante.

*

Dunque, amica mia, sei tu questa gioia senza dio
che giunge a un tenero golfo stamattina
e mi dice al telefono ora so ora so
che dalla fine più violenta
può scaturire questo bene, una spiga
di atomi felici dove nasco
e vedo il chiarore infantile di un sentiero e noi siamo
il frutto di un contrasto magistrale
che prepara giorno dopo giorno la lettera d’amore.

*

“Mi sono allontanato, vedi, dal campo
delle nostre partite iridescenti
e mi troverai qui, sotto le parole:
il quaderno è stato il mio unico compagno
e ora sulla mano, vedi, c’è la linea della morte.

Solo tu puoi salvarmi, solo tu
con un tiro all’incrocio prodigioso”

*

Sei tu, non c’è dubbio, riconosco
l’attacco delle tue risposte quando venivi interrogato
e le finestre del Gonzaga mostravano un cortile immenso
e tutto, fuori, assomigliava al silenzio degli olmi
scendeva un voto dalla tonaca nera e tu eri salvo
riapparivano le nostre pure voci e tu eri sommerso
di voci e si formava un’occulta melodia e c’erano
già i numeri sulla maglia, i numeri giusti per ciascuno,
e si avvicinava, con il suo sorriso vivente, il volto
della partita.

*

Ti ritrovo alla stazione di Greco
magro come un rasoio e ulcerato da un chiodo
che tu chiamavi poesia poesia poesia
ed era l’inverno eroico di un tempo
che si oppone alla vita giocoliera…e vorrei
parlarti ma tu ti accucci in un silenzio
ferito, ti fermi sul binario tronco,
fissi il rammendo delle tue dita
con la gola secca di fendimetrazina,
e la palpebra accesa da mille frequenze
mentre la Polfer irrompe nel sonno elettrico
e riduce ogni tuo millimetro all’analisi del sangue…
…vorrei parlarti, mio unico amico, parlare solo a te
che sei entrato nel tremendo e hai camminato
sul filo delle grondaie, nella torsione muscolare
delle cento notti insonni, e ti sei salvato
per un niente… e io adesso ti rifiuto
e ti amo, come si ama un seme fecondo e disperato.

*

Dolce niente
che mi hai condotto negli anni
del puro suono, quando tutto si diffondeva
dalle vaste novelle dei genitori
e il mondo sconosciuto ci chiamò …

…e tu invece, cupo niente dell’esilio,
niente delle anime senza risposta,
niente infuriato e sanguinante,
ustione del fiore reciso…

dolce niente e cupo niente
voi siete la stessa cosa per sempre.

28/05/2015
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giovanni nacca
«… ritorna e ancora ritorna» la poesia di Milo De Angelis, ad aprire squarci di luce sul frastaglio delle esperienze passate, sulla generale insensatezza del vivere che si avvita, con tragicità, attorno al nulla che divora tutto e tutti…. la sfida titanica per salvare un frammento della propria storia, leggerlo come un graffito che giunge dalla notte dei tempi, sondarne le oscure ragioni e provare a uscire dal «vuoto mai estinto nella fronte». E allora ritornano i dettagli di un passato che vedono il poeta studente del liceo Gonzaga o assiduo frequentatore dei campetti di calcio dove, ancora adesso, ritrova le ombre che gli furono amiche. Dettagli solo apparentemente depositati come inerti detriti nello scivolare dei giorni. E allora riaffiorano le interrogazioni, il cortile immenso del Liceo Gonzaga, le prove scritte, oppure le prodezze calcistiche che tagliano gli anni come solo può fare un tiro preciso a fil di palo, che s’insacca per sempre «in una galleria di anni e di domeniche piovose». Scuola e sport si fondono in una metafora sublime della vita e del destino: « … e c’erano/ già i numeri sulla maglia, i numeri giusti per ciascuno,/ e si avvicinava, con il suo sorriso vivente, il volto/ della partita». giovanni nacca
30 Maggio 2015, 11:55
Stefano Cardarelli
La città di Milo De Angelis è una città di rovine scolastiche, ma ancora parlanti, con un linguaggio più rarefatto ma proprio per questo più ineludibile (l’ampiezza delle ombre che è sempre maggiore e più pervasiva dell’oggetto che le produce). E’ una città di atleti-samurai e del loro eroismo quotidiano, un paesaggio lunare ma fertile, abitato, un parco della preistoria in cui sono confitti i rituali memorabili dell’adolescenza. Uno tra questi, assieme alla scuola, è la pratica sportiva, elemento costante della poesia di De Angelis, che egli avvicina con un taglio realistico, di resoconto cronachistico, per accedere meglio però a un suo uso metaforico. Nella poesia di De Angelis lo sport - soprattutto l’atletica e il calcio, ambiti privilegiati - è un’esperienza nella quale, alla rievocazione dell’evento agonistico circoscritto e fulmineo, apparentemente persino illogico o banale, si annoda l’allegoria del cimento come presenza esistenziale e resistenziale, l’esperienza tangibile del nostro passaggio quando esso ci sembrava contatto eterno e immutabile, punto fermo del nostro esserci, nostro vessillo irrevocabile. Sullo sfondo di questo scenario poetico possiamo ascoltare gli echi di un periodo di ambizioni e perseguimento dell’assoluto, di appartenenza, in cui l’utopismo storico degli anni Settanta, più sfumato, e quello universale della giovinezza si intrecciano rafforzandosi reciprocamente nelle rispettive aperture e prospettive. Milo De Angelis condensa nei suoi versi, appunto, questa congiuntura storico-anagrafica, questa concomitanza tra la forza dell’idea e quella della giovinezza, convergenza che egli ha attraversato in pieno e che pervade l’altezza della sua lirica costituendone anche la chiave.
28 Maggio 2015, 18:30
Davide Castiglione
Un De Angelis che riconferma il precedente, lo cita e lo recupera, ma al tempo stesso ritrova una certa liberta' (anche metrico-ritmica), uno slancio che pareva essersi rattrappito nel precedente Quell'andarsene nel buio dei cortili. A tutti gli effetti un classico del nostro tempo, quali che siano i percorsi che poi ciascuno di noi 'scriventi' scegliera' per se'.
28 Maggio 2015, 17:43