Gianni Montieri, Le cose imperfette

Sei poesie di Gianni Montieri da Le cose imperfette (LiberAria, 2019).

Leggo Stella Distante di Bolaño
la copertina è blu come le lenzuola
dormo di traverso tocco con la testa
il tuo cuscino, tengo i piedi di qua.
Non è un libro romantico
guardo le vetrate infrante
della fabbrica di fronte, i murales;
chiudo le imposte, tu cosa guardi?
Quale notte scende a Sampa
quale buio oltre le finestre.

*

Dicono di come la luna in Sudamerica
sia più bassa, pare la si possa toccare
qualche volta devo averla vista:
ieri sera ad Affori rimaneva sotto
l’altezza dei palazzi in costruzione
appena sopra l’esatto schieramento
dei lampioni, era mezza e gialla
stava lì, cosa a cui manca un pezzo.

*

In Cina è ricomparso un villaggio
questa è la notizia: sprofondato
per un terremoto, riemerso
per un’inondazione. Grandi numeri
l’unica legge applicata a quella terra
sterminata, tutto è immenso, così
sciagura arriva e cancella, così
sciagura scherzo di natura torna
e riporta a galla muri vissuti
case senza memoria.

*

Capiterà, è possibile, di parlare
della deriva di questo paese
il ridicolo che ricopre la bellezza
la decenza venuta a mancare
i principi (che bella parola questa)
della Costituzione, di Enrico
Berlinguer, del suo viso asciutto
di che cosa direbbe, penseremo
ai versi di Pasolini o di Raboni
alla loro dignità, a tutto questo
non essere all’altezza, al vivere
in pena poco più che rasoterra.

*

Non succede niente a Roma, adesso
è una sirena che spiega sull’acqua
nulla di nuovo lungo il fiume opaco
niente fosse il fango, niente sui ponti

non impari niente di Roma, oltre
il giro intorno alle rovine, la metro
che trasporta da nessuna parte
non dovrebbe essere di nessuno

Roma, oppure non esistere più
e forse non esiste e non è vero
questo camminare a testa in su
lo stupore, la cosa indimenticabile.

*

Mi interessa il futuro
sapere come diventeranno
le sedie, le poltrone
con cosa le sostituiremo
se ci invecchieremo sopra
immaginare i libri a venire
accanto a quali staremo
sapere se tutto questo
precipitare finirà
se arrivati sull’orlo
tireremo indietro il piede
e voltandoci vedremo punti
grigioazzurri ognuno mancanza
ognuno cosa perduta.

Immagine: Graziano Villa.