Cinque poesie

da | Ago 13, 2018

Cinque poesie dalla raccolta Melamangiai di Daniela Matronola (RPlibri, 2018).

Questo fruscio nei rami
questa mano lieve sui fiori
questo soffio leggero
questa carezza dolce
questo sguardo delicato
questa tenera accuratezza
questa cura di noi

è la parola dei poeti

la parola dei poeti

è piana e lineare
è come un respiro
è una boccata d’aria
è fiato fresco
è vento pulito
è ruscello e corrente
è capovolgimento

*

Lo vedo manifestarsi di continuo
lo vedo aggirarsi ovunque

l’Eichmann annidato in ognuno di noi

*

Come vivo

If a body catch a body
coming through the rye

(Robert Burns / J D Salinger)

Come the catcher in the rye,
come un filtro, un selezionatore,
un separatore del loglio dal grano.

Ma neanche così. L’immagine è altro.
È chi abbraccia il raccolto falciato. C’è
qualcuno che falcia. La falciatrice scaltra.

Allie* ha raccolto tutti i falciati. Se li è
appuntati nella mano, se li è messi nel
guanto, li ha salvati nelle storie.

E poi è stato falciato. Presto. Prima
del tempo. Falciato bambino. Se fosse
diventato adulto, avrebbe smesso di salvare.

Anche io salvo falciati. Li raccolgo e li scrivo.
Devo custodirli nelle storie. Finché li preservo,
resto bambina, e allontano la sorte attesa.

D’essere falciata a mia volta. Allie passa
una carezza sulla distesa alta e incolore. Dista
di schiena per il campo falciato da un vento gentile

* Il punto è che per capire fino in fondo il senso del titolo originale di Il Giovane Holden oltre al baseball si deve forse tenere presente una scena del colossal di Ridley Scott, Il Gladiatore, dove è ben descritta l’idea che i pagani avevano della morte: un campo incolore di spighe appena smosse da una lieve brezza. Questo quadro dà anche l’idea della falce e del raccolto. E della malinconia che non è tristezza. Allie è il fratellino di Holden, morto a 11 anni di leucemia: un piccolo campione di baseball nel ruolo di catcher, cioè ricevitore, quindi dotato di guantone in cuoio e di grande pazienza nell’attesa del lancio della pallina che lui doveva raccogliere e rilanciare afferrandola prima del battitore avversario. Ma J D Salinger modula l’immagine giocando su una canzone di Robert Burns, poeta scozzese, di cui altera i versi. Il gesto sportivo improvvisamente si scambia di posto con l’immagine di chi afferra al volo dei bambini lanciati all’impazzata e a propria insaputa verso il precipizio di una scogliera, e Allie, intento a salvare la memoria dei personaggi nelle storie che legge negli intervalli dei lanci, improvvisamente diventa il bambino che è precipitato e oramai cammina nella distesa incolore dei campi elisi: Holden Caulfield può solo rievocarlo (parlandogli, chiedendogli dritte, come se Allie fosse il coniglio invisibile) e salvarne la memoria.

*

Vacuum

L’apnea delle vacanze. Questo è.
La vacanza è come un’apnea.

Non parlo di soffocamento
Non di assenza di respiro

Per respirare, si respira meglio.
Di più. Più largo. Più a lungo.

Il respiro si fa profondo. Il ritmo è buono.
Giusto. Più vicino al soffio della natura.

Il mio respiro va col suo soffio.
Questo è la vacanza.

Prodigioso vuoto che rende l’operosità
(non cala mai, semmai aumenta)

più operosa, e fruttuosa. Operosità
a vuoto, e un po’ sottovuoto.

Dunque, produce di più, tutto ciò
che genera non era atteso.

Un’apnea, un vuoto, un’interruzione
ci si aspettava. Ciò che è più di niente

diventa molto. Diventa tutto. Questa poesia
per esempio era del tutto inattesa

*

Forma arco

La vera questione
riguarda sempre la forma

certe volte la sensazione
è che la logica marci da sola

nei versi forse dovrei
brigare alla rarefazione

la parola dovrebbe disgregarsi
e riaggregarsi senza nessi

il vero risultato sarebbe –
è – una fuga di parole

tracce di nomi
resti di azioni o qualità

anche la preposizione
è un legame logico stretto

destrutturare – debellare la logica
solo passaggi macchie pezze

togliere la punteggiatura
ripartitore sintattico

meditare in una prateria vergine
dentro una nuvola immacolata

svestirsi perdere i contorni
sparire nella parola chiede coraggio

Immagine: Luigi Ghirri.

Caporedattrice Poesia

Maria Borio è nata nel 1985 a Perugia. È dottore di ricerca in letteratura italiana contemporanea. Ha pubblicato le raccolte Vite unite ("XII Quaderno italiano di poesia contemporanea", Marcos y Marcos, 2015), L’altro limite (Pordenonelegge-Lietocolle, Pordenone-Faloppio, 2017) e Trasparenza (Interlinea, 2019). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, 2018).


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