Bartolo Cattafi, Tutte le poesie

Da Tutte le poesie di Bartolo Cattafi, a cura di Diego Bertelli e con un’introduzione di Raoul Bruni, da poco uscito per Le Lettere, pubblichiamo nove poesie.

DOMANI

Domani apriremo l’arancia
il mondo arancia nel verde domani,
si poserà la nuvola lontana
con le zampe guardinghe di colomba
sopra il tetto di tegole vecchie
sopra il tempo piovuto rugginoso,
serberò al tuo petto quell’odore
d’arancia viva, di verde domani.

*

SCIROCCO IN SICILIA

Alle porte del Sud róse dal mare
agavi e capre bivaccano covando
il sangue fatto polvere nei secoli
vecchio odore immobile del mondo.

Mezzogiorno su razze dolorose
favola sbarcata come un padre
lamento della sete dei cammelli
ogni ulivo è per te una bandiera
ogni cuore l’arancia ritrovata
ogni donna la cavalla cavalcata.

Colmate le chiese d’incenso e di gridi
come battelli di spezie e di limoni
fanciulle atroci sull’antica schiena
affogano cantando il grosso sesso
uccello starnazzante rosso e nero
in un bagno mordace d’acquasanta.

Caldo corpo di favola e fuga
tinnante del frumento dalle pietre
Scirocco spada di Dio in processione
rosa in mano alle grige famiglie
nuvola e sonno maturo sopra i tetti.

Un’ombra di geranio macchia il muro
una salma appassisce nel deserto
come un sacco di miele abbandonato
Scirocco curvo lutto luminoso
alitante l’aroma del Corano
sul folle gesto del sangue crocifisso.

Per noi urlano gli occhi solitari
per noi la carne è uno sperso animale
per noi il pianto è una bianca corona
di farfalle impazzite nelle stoppie.

Germoglia il tuo latte tagliente
dentro gole oscure uteri muti
Sicilia sposa di capri e di califfi
Sicilia offerta all’immenso assalto
del vento che trascina tristi quaglie
oltre il mare cedendole agli ulivi.

*

ASTRO

Astro, amore, altissima arancia,
su mappe azzurre viaggiano le mani
d’un popolo piagato che ti cerca
tiranno, uccello, biondissimo emblema
pietra impetuosa, dominio che sbiadisci
i mari, le foreste, i nostri occhi.

Nel deserto dell’Est e nell’Ovest sfiorito
le torri alzano il fumo
di navi seppellite,
sono la patria stridula d’uccelli e di lanterne.
Ai loro piedi è morto l’azzurro dei viaggi
mutato in gelo di cristalli, in crudo
silenzio minerale.
Là è l’immobile popolo, il tuo branco
perduto che richiama
con gridi bianchi di sale nella gola.

Se alla mente t’unisci come un cancro
e ne uccidi i pensieri
Cristo la fiamma crepita nell’olio
Cristo la spiga assorbe il tuo colore.

*

FUOCO E GLORIA

Sale azzurro del mare all’orizzonte
altri giorni verranno sulla terra
urlo e uccello nel fuoco fecondo
questo uguale ai giorni venturi.
Compia il sangue i suoi giri, si protragga
il canto del bivacco in questa terra;
vivono lampade rosse di scirocco
quando il vino si stende lungo il petto
come un caldo animale.

Quale astro nebbioso e solitario
c’insegna in cielo il grido del gabbiano
o il colore remoto dei diluvi
o gli obliosi cristalli delle nevi?
Terra e sterco s’intrecciano compatti
e una macchia si ferma sulle mani
un nome turpe di febbre sulla fronte.
Noi veniamo dai germi corrotti
dalle notti in cui nasce il frumento
in cui il cuore è comune ed è condanna,
putrido fuoco e gloria sulla terra.

Dove tu chiami voce senza fine
sarò la zampa villosa sulla neve
il fetido calore che ti offende
l’occhio stordito che ancora non vede
la luce stanca, la bianca pernice
consunta sulle piante dei tuoi regni.

*

TABULA RASA

D’accordo, amore. Espungiamo
dal testo perle d’acqua
su petali,
le frange estese,
le bolle della schiuma.
Le cose lietamente necessarie.
Togliamo anche
l’acqua l’aria il pane.
Giunti all’osso buttiamo
fuori la vita
l’osso, l’anima,
per credere alla tua
tabula che mai
avrà l’icona, l’idolo, la cara calamita?

*

MOTO A LUOGO

Moto a luogo verso
quel tempo e quel luogo
giorno per giorno cose convogliate
sospinte in quella zona
tanto simile a un mare
con alto livello di freschezza
lampeggiante e preciso
fra contorni nebbiosi
tempo e luogo da dire
coi modi del futuro
ogni giorno poggiati
umilmente sul solo
supporto della mente.

*

LINEA DI COSTA

Una linea segnata
in nessuna mappa
perché passa per la mia anima
divide il mare dalla terra
a volte filo teso
s’accende e vibra a certi venti
a volte s’allasca e sbatacchia
arco flaccido che sbatte a destra
che sbatte a manca
trasforma mezzelune di mare in terra
spicchi di terra in mare
in modo alterno sbalestra
l’assetto delle cose
l’alga sull’aia
sott’acqua l’erba medica
a volte scompare
sotto un banco di nebbia
e non sai se l’ansante rimorchiatore
senza controllo
a lumi spenti s’inerpica sulle colline.
Vorresti allora una mappa più netta
passarci sopra il palmo della mano
inchiodarla sull’asse
soffiare sulla nebbia
buttarci di notte
la luce della lampadina.

*

UN PEZZO D’ACQUA

Un pezzo d’acqua
cangiante rilucente
che non sai come prendere
come mettere in uno spazio aperto
con spessore
altezza permanente della fronte
esempio di freschezza
monito cristallino
a sé medesima uguale
posata si diffonde
liscia lenta soave smemorata
che non potrà più alzarsi in onda.

*

ALFA, OMEGA

Bene vegeta l’erba
accestisce felice
la moltitudine ignara
d’un alfa d’un omega
d’un seme d’un ferro curvo
col taglio a sega
moltitudine ignara
d’un omega all’inizio
d’un alfa chiara e lieve senza tregua.
1976