Avremo cura

Milano mi somiglia, non il fiume
che l’attraversa all’ora dell’aperitivo
l’aprire e chiudere il giornale,
il doppio giro al collo
che fa la sciarpa in pieno inverno
nemmeno stasera che è bello
e me ne vado in bicicletta verso casa

a volte è il grigio che disegna la Ghisolfa
o il suono secco della parola Lambro.
Cose che si tengono da parte
come vestiti che non vuoi buttare.

Mi somiglia nei pomeriggi estivi
quando stiamo zitti entrambi
stupefatti dal colore che fa verso le sei
il sole, quando piomba in fondo al viale.

*

Questo fiume grigio scuro, i ponti,
la S-Bahn che corre in alto,
gli orologi sospesi, le vecchie fabbriche,
appena sopra il letto, il muro
dietro disegnano murales colorati
simboli, colombe bianche in volo

qui dove scattiamo foto, beviamo birra chiara
talvolta confondendo l’Est con l’altra parte
qualcuno provava a saltare, qualcuno arrivava di là.

*

(a A.T.)

Mi parli di una città svenuta
movimenti lenti – silenzio –
il tuo mondo di sotto, notturno

da un balcone al sole
provo a immaginare
calli allagate, stivali da pescatore
qualcosa più in là

mi farei portare da te
a trovare la magia
le caviglie nell’acqua
e i tuoi occhi davanti.

*

Credo si possa essere felici
come è vero questo momento
in un cortile di San Sebastiano
le panchine vuote
a quest’ora nell’aria
resiste l’odore di sigarette spente
io matricola notturna cosa spero di imparare?
Cosa ascolto mentre guardo verso
la finestra dove ai tuoi studenti insegni
dove cerchi di sbrigarti e magari
sbirci l’ora oppure in basso
e mi trovi, scampato a calli e ponti
al primo freddo, al mio passato.

*

Laggiù alle Zattere prima di Punta
la nostra Emma ci precede,
poi sta ferma dritta sul ponte
di Brodskij, la luna è a due passi

come San Giorgio, la guardia giurata
seduta davanti al museo di Pinault
e più avanti la Salute e l’acqua
appena alta, non so dove voltarmi

indeciso se nascondermi o mostrarti
la felicità che mi attraversa.

*

Volevo scrivere una poesia innovativa
che fosse poco comprensibile, strana
per dire pioggia avrei messo un ratto
in un tubo e il tubo in un territorio
alieno, o in una marmitta sfondata
di uno sfasciacarrozze camorrista
e abusivo di Melito. Sulla pioggia
avrei detto nulla in venti versi
asincronici, asimmetrici, asintomatici
per dire anima di un amico malato
non avrei menzionato ospedale
ma fabbriche abbandonate e nomi
come Gallarate, o automi d’acciao
fusi nell’inceneritore di Figino.

Per chiusa una cabina telefonica
Sip, due gettoni uno che chiama
chissà dove e uno che non risponde.

*

Ai funerali di mio nonno non ho pianto
e tutti a chiedersi: ma come lui non soffre?
Domanda lecita, pare fossi il nipote preferito
da noi se non piangi, non urli, non ostenti
vuol dire che non t’importa

ora vivo al nord, il dolore qui è privato
la sua mancanza che non racconto
che non dichiaro.

*

Del mare ricordo una finestra
vernice scrostata sulle imposte
stranieri fermi ai rondò
in attesa di carico
per lavori da mezza giornata

dietro il mare la statale
lunga fino al Lazio
macchine con brava gente in coda
per le ragazzine, per scopare

il lungomare una sterpaglia
baracche, case mai finite
cartelli divelti e zanzare
prima di un lido: un morto ammazzato

ricordo questo del mio mare
e altro ancora

io e mia sorella ridevamo sempre
come fanno i bambini al mare
per noi contava soltanto l’ora
in cui entrare in acqua
qualunque fosse il suo colore

non ho mai visto gabbiani sul mio mare
qualche volta aquiloni colorati.

*

C’era poi un disegno del morire
sui volti degli uomini seduti
davanti ai bar a guardare
passare, sollevare l’occhio
indicare all’altro e criticare
stando fermi, non cambiando
(che fosse scopa o tressette)
mai la maniera di giocare.

(da Avremo cura, Zona, 2014.)

Immagine: Opera di Lucio Pozzi.

Caporedattrice Poesia

Maria Borio è nata nel 1985 a Perugia. È dottore di ricerca in letteratura italiana contemporanea. Ha pubblicato le raccolte Vite unite ("XII Quaderno italiano di poesia contemporanea", Marcos y Marcos, 2015), L’altro limite (Pordenonelegge-Lietocolle, Pordenone-Faloppio, 2017) e Trasparenza (Interlinea, 2019). Ha scritto le monografie Satura. Da Montale alla lirica contemporanea (Serra, 2013) e Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000 (Marsilio, 2018).

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