Pistoia – Les Bouquinistes

Il quinto Stato è una serie di interviste ai lavoratori dell’industria culturale. Ci raccontano la straordinaria complessità di un sistema che forse sta scomparendo alla vigilia di un cambiamento epocale. Sono le tante voci di donne e uomini che non potendo abolire la realtà così com’è, testimoniano la varietà dell’esistenza attraverso il proprio lavoro.

Rispondono Elena, Silvia, Paolo della libreria Les Bouquinistes di Pistoia.

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Riuscite a tracciare un profilo biografico del vostro cliente tipo? (età, sesso, quanto spende in un anno)
È un lettore forte, e viene da noi più volte. La nostra libreria ha più habitué che clienti occasionali. Le fasce di età più ricorrenti sono due: i giovani e gli over 40. Questi ultimi spendono di più, diciamo almeno 200 euro l’anno. Abbiamo soprattutto clienti abituali, alcuni dei quali chiedono consigli o pareri; o magari vogliono solo parlare dell’autore che amano. Alcuni di questi – non molti – ci parlano anche del libro dopo averlo letto.

Qual è il vostro titolo più venduto del 2019?
Non facciamo classifiche. Probabilmente, però, L’idioma di Casilda Moreira di Adrian Bravi è stato il più venduto del 2019.

Le scelte d’acquisto dei vostri clienti, secondo voi, come vengono influenzate? Passaparola, classifiche sui media, premi letterari? (Per esempio: il vincitore dello Strega vende qualcosa in più?)
Il passaparola è probabilmente ancora la fonte più seguita. I premi letterari e le pagine culturali dei giornali hanno un peso ma da sole non portano a un acquisto: l’autore deve essere già conosciuto dal lettore, o consigliato da qualcuno, perché la sua vincita in un premio spinga a leggerlo.

Come fate pubblicità alla vostra libreria? Fate presentazioni con gli autori? Usate i social? Nei vostri locali tenete delle altre attività culturali (gruppi di lettura per adulti/bambini, corsi di lingua)?. Se sì funzionano, aiutano la vostra libreria?
Facciamo regolarmente presentazioni, più o meno ogni settimana. E promuoviamo gli incontri e altre proposte di lettura sui social (Facebook, Twitter, Instagram) quotidianamente. Abbiamo anche ospitato corsi di scrittura, gruppi di lettura o altre iniziative legate ai libri, ma più sporadicamente. Questo tipo di promozione, nella nostra realtà, è fondamentale, così come il rapporto diretto con le persone che entrano in libreria.

Vi siete mai indebitati per la vostra libreria? Pagate un affitto? Se sì, pensate sia congruo?
Abbiamo iniziato vendendo solo libri usati in un fondo molto molto piccolo e le spese erano molto ridotte. Successivamente abbiamo traslocato in un fondo più grande e ci siamo «aperti» ai libri nuovi. Non ci siamo mai indebitati ma certo abbiamo dato fondo ai nostri risparmi. Paghiamo un affitto a una signora molto molto anziana che ha più a cuore la regolarità dei pagamenti che non il suo profitto.

Facciamo un ragionamento contro-intuitivo: a Roma dal 2007 al 2017 hanno chiuso 223 librerie. Nella vostra realtà voi invece siete ancora presenti. Siete un punto di riferimento di quartiere? È la qualità della vostra proposta a farvi rimanere aperti? Oppure nella vostra città si legge molto più che a Roma? (Più in generale: perché le librerie chiudono in tutto il mondo?)
Partendo dal generale: le librerie diminuiscono, probabilmente, per più ragioni: le persone hanno meno soldi; i libri si trovano anche in altri canali di distribuzione; il tempo dedicato alla lettura, anche per i lettori forti, è eroso da altri strumenti di informazione/intrattenimento. La nostra libreria si trova in una piccola città (che tuttavia non manca di librerie) ed ha una proposta ben caratterizzata: siamo alternativi alle librerie di catena, piuttosto che in concorrenza con loro. Questo, e il rapporto stretto con i lettori, gli scrittori, gli editori, ci permette di sopravvivere. A ciò si aggiunga il fatto, non marginale, che noi abbiamo un doppio catalogo: il nuovo e l’usato/raro. Purtroppo anche un doppio lavoro

Chi è il vostro peggior concorrente? Amazon? Un’altra libreria vicina?
La perdita dell’abitudine alla lettura, e poi certo, Amazon, sicuramente.

Ci potete dare una spiegazione for dummies di cosa è la distribuzione? (Perché assorbe così tanti introiti? Come cambiereste la distribuzione in meglio?)
Ci sono gli editori e ci sono le librerie. La distribuzione è l’anello che li unisce, e funziona un po’ come nella poesia dell’Anello di Tolkien, «Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli». Alla distribuzione va il 60% del prezzo di copertina che è gestita per la maggior parte dal gruppo Messaggerie, non proprio un monopolio, ma quasi. Per farla breve, a parte piccoli distributori indipendenti (ALI) e case editrici grandi che hanno la loro personale distribuzione, chi gestisce tutto quanto è il gruppo Messaggerie che avendo questa posizione dominante impone i contratti che vuole agli editori. Ha una distribuzione capillare che i piccoli distributori indipendenti non riescono ad avere, arriva ovunque ma a caro prezzo. Ovvio, se il libro non si trova, non è possibile venderlo.

Il sistema delle campagne sconto è un problema? Riuscite a essere competitivi sul mercato o vi danneggia? Cosa cambiereste?
Quando a fare gli sconti è un editore che ci piace e teniamo, la campagna sconto è una buona opportunità anche per noi. Quando la fa la grande editoria, non è che la cosa ci tocchi granché.

Le tre richieste più assurde che vi sono state fate da quando siete in libreria (da clienti, autori, fattorini etc etc).
Trovare titolo e autore dal racconto dell’immagine di copertina o dal ricordo della trama. Non è facilissimo ma internet aiuta molto se i ricordi sono corretti!

Vi taccheggiano? Avete mai subito una rapina/furto?
Oddio, no!

Fate un lavoro difficile. Se sì perché (rapporto diretto con i clienti? Pochi guadagni? Troppa burocrazia? Altre tecnicalità legate alla professione del libraio?).
Facciamo un lavoro bellissimo e difficile. Bellissimo perché amiamo i libri, difficile perché il guadagno è sempre al limite della sopravvivenza.

Perché e come scoraggereste dei ragazzi di vent’anni che oggi vi chiedessero un consiglio sul perché aprire una libreria.
Perché scoraggiarli? Magari sarebbe bene renderli consapevoli di cosa significa, in termini di difficoltà.

Luigi Loi è nato a Cagliari. Ha vissuto a Roma e Parigi. Ha fatto tanti lavori, alcuni umili, altri molto soddisfacenti. Ha scritto su «Giudizio Universale», «minima&moralia», «Il lavoro culturale». Collabora con «I libri degli altri». È stato un writer, uno skater e un batterista molto modesto.