Giugno – Viaggi e miraggi

1 – Passaggenwerk in gondola

Sembrava che Walter Benjamin non tenesse un diario se non per occasioni speciali e per i viaggi. In Scritti autobiografici, sono raccolti diari e cronache, appunti e cv, vacanze tra Londra e Chamonix, in motonave verso Ibiza o nello studio di Bertolt Brecht dove, «su una delle travi del soffitto sta scritto, “la verità è concreta”». Vediamo la lingua del giovane che cresce mentre lui imbianca e la Germania diventa un luogo da cui fuggire.

W. Benjamin sulla sdraio a casa di Jean Selz, Ibiza 1932

Ventenne, nel 1912, Benjamin è in Italia. Visita Milano – dove cerca trafelato di osservare l’Ultima cena leonardesca, «Il nudo stato di decadimento è affascinante. Le immagini sembrano essere il prodotto di un qualche enigmatico processo di decomposizione che esce dalle pareti»; e poi Venezia: «Il pomeriggio, dopo aver stipulato un contratto dettagliato e puntuale, prendemmo una gondola. Non ci volle molto prima che l’uomo cominciasse a parlare di Murano. Con l’aiuto del dizionario di italiano Simon rifiutò energicamente. Ma, ovviamente, dopo un po’, la gondola si fermò davanti alla fabbrica. Noi non scendemmo, ma gridammo in italiano all’uomo che fa la posta agli stranieri che non avevamo bisogno di nulla Questi allora fece segno di andarsene al gondoliere, che iniziò a bestemmiare».
Nel 1926 tiene un diario moscovita. «5 gennaio. Fra tutte le grandi città Mosca è la più silenziosa, e con la neve lo è doppiamente […]Per la prima volta a Mosca vidi bancarelle con immagini sacre. […] Queste bancarelle con le immagini sacre stanno vicino a quelle con articoli di cartoleria, cosicché sono ovunque circondate da immagini di Lenin, come un arrestato tra due gendarmi».

Anche in questi testi privati, manoscritti in taccuini sparsi e ritrovati a casa degli amici, le acute e toccanti riflessioni del più parigino dei berlinesi hanno la forza del tarlo poetico. «Dal balcone di una camera dell’hotel della stazione, nella pace assolutamente appagata che segue a lungo viaggio, mi godo il progredire e concludersi del tramonto».

Walter Benjamin, Scritti autobiografici, Neri Pozza, 2019.
Traduzione di Carlo Salzani.

2 – Perdersi negli atlanti.

E chi lo sapeva che Albert Camus ventenne andò a Maiorca, isola che Evelyn Waugh trovò deludente: «i taxi erano esosi quasi quanto quelli di Oxford». O che Marguerite Yourcenar terminerà le Memorie di Adriano sull’isola di Mount Desert, nel Maine. Scrive la prima donna eletta all’Académie: «Le isole mi sono sempre piaciute molto: Eubea, Egina, Capri – che è assai meno turistica di quanto non si creda, quando si vive in un angolino sperduto. Ogni isola è un piccolo mondo a sé, un piccolo universo in miniatura».

M. Yourcenar nella sua cucina nel Maine

Ci sono tanti altri mari in cui farsi guidare dalla curiosità enciclopedica di Massimo Onofri. Se le coste degli isolotti son state sfiorate da un pennello o da una piuma, probabilmente si trovano citate tra queste pagine disordinate da esplorare, Isolitudini. La Corsica di Maupassant: “calda come un forno, dietro il suo sipario di montagne”, le Azzorre di Chateaubriand con il loro “odore di frumento” e la Procida di Elsa Morante dove «nei giorni quieti, il mare è tenero e fresco, e si posa sulla riva come una rugiada».

Massimo Onofri. Isolitudini. Atlante letterario delle isole e dei mari. La Nave di Teseo, 2019.

 

3 – Julio disegnato

C’è un bambino nel villaggio argentino di Banfield che viene preso in giro perché il suo spagnolo non è come quello degli altri. Legge e scrive come un adulto. Nessuno crede che quelle storie le abbia potute scrivere lui. È nato a Bruxelles durante la Grande Guerra e a nove anni vuole diventare marinaio, musicista e pugile. Diventerà alto un metro e 93 e farà prima il professore al liceo, il traduttore e lo scrittore a Parigi.

Illustrazione di Marc Torices, pagina 1

Le matite di Marc Torices riportano in vita gli sguardi “da alieno” di Julio Cortázar, ci catapultano nelle passeggiate o i giri in Vespa e viaggi in treno, tra trafile editoriali, l’impegno rivoluzionario – per Cuba, per il Cile e per il Nicaragua – l’incontro con Borges, Gabo e il fumo. Si ha voglia di leggere o rilegger Rayuela, il libro che gli portò fama e premi. L’anti-romanzo, o “contro-romanzo”, uscito nel ’63, forse la forma più audace e aggraziata di postmodernismo magico. Nell’intervista a «Paris Review» gli viene chiesto in che modo la letteratura è come un gioco, e lui risponde che «ci sono giochi che sono molto profondi e seri. I bambini quando giocano, anche se si stanno divertendo, prendono la cosa molto seriamente. […] La letteratura è così, è un gioco, ma è un gioco in cui ci si può buttare completamente a capofitto. Si è disposti a fare di tutto per quel gioco».

Jesùs Marchamalo e Marc Torices, Cortázar, Oblomov, 2019.

Nato in Liguria nel 1989, ha vissuto a Parigi e negli Stati Uniti. Vive a Roma, scrive e traduce.