Un altro archivio delle meraviglie

da | Dic 16, 2022

Cinque poesie da “Per esempio” di Roberto Sanesi, edizione critica a cura di Giuseppe Langella, Interlinea, 2022. Selezione a cura di Dario Bertini.

 

OSSERVATORIO

Da questo osservatorio dove passano
luci indistinte, da questo giardino
di gelo dove planano le ombre, e si disegnano
confini che si alternano, e il dove
non è mai circoscritto, e le luci e le ombre
sprofondano nel verde,
da questo osservatorio
mi spaventano, sono
sopravvissuti alla maturità, sento che parlano
di colpo tutti insieme, nascosti.

 

LASCIA CHE IL DOVE E IL QUANDO DISCUTANO FRA LORO

Gli amici ormai parlano solo dell’aldilà,
ascoltano il millennio che si sgretola,
distesi a terra appoggiano l’orecchio
al minimo brusìo, come se il fragile
tegumento, un oracolo, il corpo, una specie
di pergamena enigmatica,
potesse rilasciare indiscrezioni
di qualche utilità.
Ma non sarebbe altro
che una modesta, ansiosa e prevedibile
predizione di sonno, quando il verde affonda
nella sua primavera, e già disegna
un altro archivio delle meraviglie,
mentre il dove e il quando
discutono fra loro.

 

IL MIO GHOST WRITER, DI NOTTE, SI INCANTA 
GETTANDO IL DIZIONARIO DENTRO I SOGNI 

Lùmina fracta, ninfàlia, phantasmàta,
nubecolare fuliggine ai piedi
della collina d’autunno, insaziata magrèdo
del desiderio, tagliola d’avvento per questa
abbaziale distanza, abbagliato gravame natante
sulla palude addensata, ardiglione che scava
la volta con ombre inequabili, e scaglia
l’ellissi falcata dovunque, là dove
si càrmina bianca la luna, si flùmina l’esse,
voràgina infante l’acquatico riso dei suoni
malgrado si sappia con quale mantello
il codibugnolo attiene alle pàridi, e innesta
nembifere ondate, e le ali, e i gorgheggi,
in questa silloge oscura, in attesa,
quando si in seppia al tramonto il sarchiame
dell’intricata boscaglia, di questo
malfìdo sarcofago mare, invisibile
procedere accolito nulla.

 

LA GALLERIA

Le cravatte con la tigre, gialle,
lentamente si assopiscono. La luce
cammina con tutte le scarpe possibili, allaccia
bata, nike, clarks, si arrampica
sui congegni sonori delle vetrate più alte,
a volte imita un passero, altre volte
l’auto di batman, si tuffa, irriconoscibile,
disordinata,
cigolando fra i sorrisi, le molle,
le piccole chiavi orientali che scattano
mimetizzate da marines. E piedi, piedi
che segnano il passo a metà pomeriggio,
nell’indifferenza.

 

DEDICA


Mio caro Blaise,
se ammetto che i refusi si chiamino conchiglie
anch’io devo averne corretti laggiù in rue Saint-Jacques
sul piatto fondo di una luna infetta, parentesi
divaricate, lessemi, sintagmi, fonèmi,
complicati all’origine in Bretagna
da qualche kappa ombrosa, aggettivi compresi,
risucchiati di notte al funebre contesto
delle pietre confitte, delle valve aperte.
Oh la malinconia di quelle traversate!
Dove scambiare il genere e il soggetto
è visto con sospetto anche dal maître in nero,
e il menù ti costringe a ritornare
al discorso diretto, rappreso da una goccia di limone.