Sonetti bianchi

da | Giu 10, 2022

Cinque poesie dalla seconda sezione di “Sonetti bianchi” di Gabriel Del Sarto, raccolta appena uscita per L’arcolaio.

 

Il fiume è molto grande e nessuno
può conoscerlo. Ognuno accoglie
il lembo di terra e di delta, l’ansa,
che può afferrare. Solo le madri
hanno un limite sconosciuto, mani
porose per farsi attraversare
dai figli, dalle correnti enormi
dei cieli, venti cosmici come acque,
occhi fissati nei destini, voci
infine queste voci argentine,
che possiamo soltanto riverire.
Le madri e il fiume. E poi un orizzonte
che non vedremo, oltre le paludi
che ci animano, come oche selvatiche.

 

*

I gesti pensosi di lei, esperta
di cose luminose, mi raggiunsero
ovunque, un’idea d’esplorazione,
un mondo impreciso, orizzontale
sulla mappa, la pagina seguente
ancora e sempre – le voci sentite
quella notte quando mi ha cercato
verso un futuro aperto e incompiuto,
erano uno scopo più forte, un ramo
autunnale. E ci siete ancora, figli,
coi piedi nell’acqua, angeli di pochi
anni, nell’esplosione eterna e complice
della luce che resta il vostro volto
fino alla fine della mia nascita.

 

*

Conoscere l’esilio come forma
della verità: una morte priva
di acqua, asciutta come la carne
di chi non vede. Ma qui per noi, adesso
c’è la luce, l’alba sul lago, parti
bianche di tempo e poi silenzio: come
la calma sulla riva bruci ogni
pianto sulla brace, quel pane e i pesci
nel nuovo giorno. La lunga scomparsa
della notte e il mondo com’è, guardato
per sempre, quello che accade, la spiaggia
e il resto dei segni che nasceranno
dopo la pace, mentre Tiberiade
scorre, chiama, sarà altra acqua lontana.

 

*

Ogni lezione è assorbita, compresa
naturalmente, nella tua continua
nascita. Le cattedre non possono
mutare, per questo non da loro giunge
salvezza: è la vita inerme e più debole
a segnare il volto del Dio, quel nome
irraggiungibile che ci inchioda
al solo destino di tutti: siamo
stati vivi, qui, dentro i fatti. Colti
talvolta da certi abbandoni o da grida,
come bestemmie. Questa trasparenza
è tutto. Poi le verità cattoliche
le scriveremo ancora una ad una
sul legno, con l’intelletto degli alberi.

 

*

Sono secoli che attendiamo questo
sole pallido, questo grigio cenere
evocato dal novecento, scheletro
di giornate di caccia, di mancate cure
e amputazioni. Adesso che sorge
non siamo pronti per la verità.
Nessun profeta e nessun esercito.
Passo molto tempo in cucina, il miele
sul petto dell’anatra caramella
l’ora, è così che aspetto l’annuncio,
ancora un po’ rimandato, dall’alto
di questo cielo. Aprirai le schiere
degli angeli, la loro ira straniera
e violenta con cui tutto fecondano?


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