Paolo Cosci, L’assenza genera poesia

Cinque poesie inedite.

«Toccami il respiro
e frugami le ossa
e con la destra
avvolgi la sinistra,
il fianco… l’assedio
nell’assedio: e ciò
che laceri, rigenera.
Sorgi e morto risorgi
ancora
al limite del buio
ogni molecola
palpita e che la lingua
luccichi bene
e il mio ombelico sia
il centro di questo
universo marginale…»

*

Scrivo preghiere solo per noi –
prego con modulazioni infinite
perché la massa aumenti o diminuisca
perché anche l’universo si misuri
e contraendosi
nel suo letto
ci culli.

*

L’aritmia il collasso –
il rischio costante del collasso
l’attimo dopo il sesso
“il migliore di sempre”
una lama in punta di lingua:
la mia poesia
(con queste nostre trasfigurazioni)
io “tutto nel mio mondo di merda”
tu a desiderare cosa?
Ho scritto questi versi.
È stata una carneficina.

*

L’assenza genera poesia. L’accumulo verbale può dissipare l’odio?
Parole lembi punti di sutura – aderire al pavimento con solennità
sentire a fior di pelle di cosa è fatto un atomo: cedere al mondo o tentare di resistergli?
Stanotte ho dato fuoco. Ho sgomberato ripulito dipinto le pareti – è rimasta l’ombra ostinata
della fiamma: una sagoma taurina. Mi sono sollevato. Ho radunato gli avanzi di cenere.
Mi sono inciso una croce sghemba sulla fronte – scarificato il petto con la china.
L’aria è divenuta plastica l’assenza consistenza.

Abbiamo danzato – mossi dal vento tra le imposte.

*

Adesso sai
che il vuoto è il pieno più tremendo
che ogni poesia scintilla da uno strappo –
tu cerca i sintomi
prima che il ritmo li aggreghi –
la parola retrocessa allo stato minerale.

 

Immagine: Ai Weiwei, All Fingers Must Point Down, 2015.