L’Antigone. Recitativo per voce sola

da | Lug 25, 2023

In anteprima da “L’Antigone. Recitativo per voce sola” di Stefano Raimondi, uscito per Mimesis con prefazione di Chiara Zamboni, postfazione di Niccolò Nisivoccia e illustrazioni di Mario Cresci, pubblichiamo cinque frammenti.

 

4

Li ho solo girati su un fianco, costringendoli a guardarsi eternamente, senza scampo come un sogno mai finito, come un duello mai concluso. Polinice l’ho schiacciato più in fondo, coprendolo di polvere, dove sgorgano i perdoni. Creonte vedeva lo sporco sotto le mie unghie e piangeva.

*

5

Da piccola correvo, giocavo anch’io all’incrocio di tre vie. Erano sempre tre le mie strade: due sapevano, una come andare e l’altra come ritornare, ma la terza mi faceva paura: non portava da nessuna parte. Era la strada rotta. La chiamavamo così, io e i miei fratelli, senza sapere nulla
del fato. Era una via che sembrava una piazza, girava e girava protetta, serrata da un cerchio. Le vie, le altre, tentavano la fuga ma tornavano, ritornavano come una palla lanciata in salita.

*

9

A Tebe mi chiamavano L’Antigone, quella dello schifo, della schifezza. Sono L’Antigone anche per i bambini che quando mi vedono si toccano il ventre, sputandosi le mani. Sono L’Antigone per i mercanti che al mio passaggio girano le anfore nei banchi. Sono L’Antigone per i disperati che spalancano il cencioso mantello al mio passaggio. Dicono sia un saluto.

*

19

Non avevo timore. Sapevo della ferita e dell’amore. Gareggiavo con l’una e con l’altro, mettendomi in pegno. Perdevo e sanguinavo. Amavo e sanguinavo. Spostavo il destino
nella mia grotta come il silenzio tra i silenzi. Ma il mio è un precipizio bandito.

*

29

Non basta l’amore all’amore, né l’odio all’odio. Si fanno come s’intrecciano i fili di vimini per le ceste, si disfano come le stoppe nei fuochi. Tutto si eredita: si eredita il bene e si eredita il male. Senza parole si diventa corrente di un fiume agitato che scarna le rive. Ho finito per finire qui sotto e neppure una zolla riesco a nutrire con le mie lacrime. Emone mi amava…

 

Stefano Raimondi (Milano, 1964) poeta e critico letterario. Ha pubblicato “Una lettura d’anni”, in Poesia Contemporanea. Settimo quaderno italiano (Marcos y Marcos, 2001); La città dell’orto, (Casagrande, 2002 – La Vita Felice 2021); Il mare dietro l’autostrada (Lietocolle, 2005), Interni con finestre (La Vita Felice, 2009); Per restare fedeli (Transeuropa, 2012); Soltanto vive. 59 Monologhi (Mimesis, 2016); Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos, 2017), Il sogno di Giuseppe (Amos, 2019). È inoltre autore di: La ‘Frontiera’ di Vittorio Sereni. Una vicenda poetica (1935-1941), (Unicopli, 2000), Il male del reticolato. Lo sguardo estremo nella poesia di Vittorio Sereni e René Char, (Cuem, 2007), Portatori di silenzio (Mimesis, 2012). Suoi testi sono apparsi su Nuovi Argomenti (2000, 2004) e nell’Almanacco dello Specchio (Mondadori, 2006). Curatore del ciclo d’incontri “Parole Urbane”, svolge inoltre attività docenza presso la Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari (LUA) e Belleville-Scuola di Scrittura. È inoltre tra i fondatori dell’Accademia del Silenzio e di L'ABB Luoghi abbandonati, luoghi ritrovati. Laboratorio Permanente sui territori e le comunità (Università degli Studi di Milano).