Kafka

da | Feb 27, 2024

“Il libro dell’ansia” di Aberto Bertoni, appena uscito per Book Editore, è composto da due parti: la prima, in versi, si intitola “Ricordi di Alzheimer”, mentre la seconda, che inscena un teatro in versi, si chiama “L’epoca dell’ansia” ed è definita una libera versione e adattamento dell’«ecloga barocca» “The Age of Anxiety. A Baroque Eclogue” di Wystan H. Auden. Pubblichiamo in anteprima cinque testi dalla prima sezione.

 

KAFKA

Da grand fa quàll c’a-t pèr
a-m gíva mê pèder
mo menga al prêt o al fnòc
e mè c’a-iéra dispetó∫
cla volta lè a-gh’ò dèe amèint
– a-m piè∫ el dánn
e a-n crád in gnint
El dánn va bèin
mo a-n crad’r in gnint

a fa gnir un zért magòun
perchè a vrév ogni tànt
turnèr a nàser fiôr,
fil d’érba o ‘nimèl
e tirèr di gran suspír sèinza pinsèr
el síri d’istèe

Mo inveci al sò
che Kafka a-gh l’avíva mêgh
cun tótta cla ciavèda ‘d’l’impieghèe
perchè anca mè stamatèina a-m sûn desdèe
tachèe da bgòun
négher, schizèe, la curàza
scudrèigna al pòst degli èl

 

[Da grande fa’ quello che ti pare, mi diceva mio padre, ma non il prete o il finocchio: e io che ero dispettoso, quella volta lí gli ho dato retta – mi piacciono le donne e non credo in niente. Le donne va bene, ma non credere in niente dà una certa malinconia, perché qualche volta vorrei rinascere fiore, filo d’erba o maiale – e tirare dei gran sospiri senza pensare, nelle sere d’estate. Invece lo so che Kafka ce l’aveva con me, con tutta quella balla dell’impiegato, perché anch’io stamattina mi sono svegliato scarafaggio – nero, schiacciato, la corazza acerba al posto delle ali.]

 

*

Oh, e poi siamo nati
e abitiamo, papà,
in una città che chiama
pittori gli imbianchini, artisti
gli attori, uccelli i calciatori
e poeti i matti

Però sono anche convinti
questi bei concittadini
che gli innamorati sono quelli messi peggio
e l’amore lo chiamano Mozart
o Alzheimer, se è la storia di un vecchio
che mette avanti le mani…

 

*

Sul campo in fondo
lascio che ci giochino loro, Kafka
e mio padre nel suo gessatino da morto
che indovina con fare disinvolto
la radice del passaggio, il varco buono

Io mi limito al poco che posso
coprire il palo
chiudere all’ala lo specchio
col terrore che forse non paro
neanche il tocco all’indietro

E cosa intuisco, dopo
la via di fuga, il tiro anticipato
perché se provo
a mettermi in ascolto
riconosco ben che vada il tuo tremore
fra i camion, sulla Genova-Livorno

 

*

Un bianco abbacinante
copriva tutto il campo
periferico di calcio
all’ex Gioventú Littoria

“Ex Gioventú e cos’altro?”
chiedi oggi, a bruciapelo

Colpa di chi
se il portiere non parla
lo stopper guarda altrove
e al centro del campo c’è un palazzo
diviso in mille ali
senza piú quel senso
tenero di allarme, quando
l’ala destra a perdifiato
intimidiva in gol

 

*

Lo sai, papà, si sta
tranquillamente in giacca e maglia
nonostante febbraio
sulla piazza fascista, la fontana,
il bassorilievo di Letteratura
e – in carattere piú piccolo – di Patria
per sempre intrecciate nel marmo
ma appena al sesto posto, dopo
Terra, Acqua, Aria,
la Meccanica, lo Sport

Eppure, campionato ’39-’40,
addirittura in serie B
ha militato il Molinella calcio
una meteora sennò
me ne avresti come minimo parlato
per quanto quell’inverno è nevicato
solo densissimo fumo
non un velo di zucchero e nessuno
sotto il fascio all’ingresso dello stadio
grano a grano calpestando nuova grazia
la finta, il movimento di un saluto