I luoghi persi

da | Apr 8, 2022

In anteprima da “Il luoghi persi” di Umberto Piersanti, uscito ora con introduzione di Roberto Galaverni per Crocetti, pubblichiamo tre poesie dalla sezione degli inediti.

 

GIORNO D’INVERNO

nevica, ma è nevischio
incerto che solo a tratti
imbianca questi colli
bassi, il mare li chiude
e orla del suo grigio azzurro,
ora sulle Cesane
corrono i caprioli
nei luminosi campi,
il lupo affonda
le sue zampe magre
dentro il folto bianco,
gli scotani stanno curvi
sotto il gran peso,
è d’argento l’abete
alto nel cielo,
l’ava dagli occhi azzurri
è alla fonte
e con la mano nuda
spezza il ghiaccio,
riempie la brocca d’acqua
la più fredda,
e lenta poi s’avvia
verso la casa

Febbraio 2021

 

 

28 AGOSTO 1944

eravamo sui tetti,
tutto Urbino sui tetti,
e scendono dalla Cesana
i carri, grandi dieci volte
quelli dei buoi,
e fitti, fitti come grandine
quando fischia e rimbalza
sui vetri e contro i coppi,
perché la gente urla
e piange e ride?
che succede ai grandi
a te d’intorno
portano bene o male
i carri immensi?
e dov’era la madre,
in quale punto esatto
di quel tetto immenso
che la memoria ti spalanca
e oscura,
e le sorelle,
quella castana
che già porta i tacchi
e l’altra, la bruna,
quella con la gonna bianca?

tu giochi con la figlia
del capoguardia,
non lo ricordi,
te l’hanno raccontato,
l’orso di pezza
così morbido e folto
solo se lo sfiori
quella s’arrabbia,
tu t’allontani,
fissi campi e carri,
e s’odono colpi di mitraglia,
alla seconda pineta
c’è una pattuglia,
sola e sperduta,
ma spara,
spara con la testa nascosta
dentro l’erba alta,
spara sempre,
sono fatti d’acciaio
questi tedeschi
come i carri
che a loro
non danno scampo

e sopra i Torricini
passa un aereo
e vola basso,
verso Montecalvo,
dove i tedeschi
si sono trincerati

tu ti spaventi,
quel fischio era la porta
la porta del Rifugio,
bassa e storta,
dove se entri
non sai
se riscappi

e allora piangi,
corri dalla madre,
afferri la sua gonna
e ti ci stringi
ma la sorella grande
ti consola

– la guerra s’allontana,
sopra Urbino,
sopra la nostra casa,
gli aerei non torneranno,
non torneranno mai –

Luglio 2021

 

IN TEMPI OSCURI

c’è stato un tempo oscuro,
più triste e più nero
d’ogni altro,
i vecchi d’una volta
che sempre raccontavano
le storie,
mai,
mai m’hanno detto
d’un male più grande
– così parla l’Antico –
e i giovani morivano
schiantati tra gli spini,
a Berto di Che’ Spasso
una pallottola gli spaccò
l’elmetto sulla tempia,
Giovanni di Che’ Mandorlo
passò gli spini
ma una baionetta
tedesca gli sparse
sangue e budelli
sotto la cinta,
e gente
della tua razza
è lì caduta
in quei posti di pietre
così lontani,
uno forse è saltato
sulle mine,
l’altro non l’hanno mai
ritrovato
e non si sa niente

e dopo,
dopo era anche peggio,
tornavano dal fronte
bianchi, bianchi
come cenci,
con la tosse
e il catarro,
le donne li asciugavano
coi panni,
e anche loro bianche,
bianche come cenci,
nel respiro di quelli
c’era il male,
dopo prendeva i vecchi
e i bambini,
su, al cimitero,
non si faceva in tempo
a scavare le fosse

– un tempo come quello
Antico oggi è tornato –
no, nessun filo spinato
dove schiantarsi,
ma è ancora
il respiro,
il respiro fraterno
la minaccia
tu stai alla ringhiera
e guardi il mare,
passano sullo schermo
i cortei dell’assurdo,
filosofi famosi
li hanno benedetti,
e la nebbia risale,
una bruma scura
immensa e sconfinata,
oceani e continenti
tutti li sommerge,
tormenti con le dita
le foglie di lentisco
così limpide e lievi,
inverno che procede
ci cerchia
e minaccia,
tu guardi verso il mare,
appena lo intravedi

Novembre 2021

 

Immagine: Foto di Dino Ignani. 


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