Guardare /8 – A che punto è il paradiso (Eumeo di Pietramala)

da | Gen 30, 2024

(“Guardare” è una rubrica che propone poesie inedite scritte da ventenni e trentenni e che prova a raccontare il nostro momento storico dal punto di vista del loro immaginario. Questo percorso ci accompagnerà nei prossimi mesi con un’uscita ogni due settimane. Tessera dopo tessera si configurerà un mosaico in cui speriamo emergano interrogativi, chiavi di volta e genealogie di un tempo che muta velocemente, lascia disorientati, ma chiede anche nuove e autentiche forme del guardare. Nella ottava uscita cinque inediti di Lorenzo Mari, nato a Mantova nel 1984.)

 

Eumeo di Pietramala?

Chiede, ma la città è un’altra,

non conosce creta, selenite,

arenaria. La credevano immensa,

ma non sapevano fino a che punto:

parlavano sempre e comunque

                                    in contrappunto

 

un biascico di pastori – come sempre

dicendo chiedendo facendo

il verso a chi lo sapeva

fare; imitando, nella mancanza

di convinzione: facendolo

con qualsiasi asserzione

                                    per la resistenza

 

e dunque:

parlando di

belando di

me.

 

Be’.

 

*

Eumeo di Pietramala?

Brucia nei tramonti, brucia

tutto. I telefoni, i social, gli algoritmi,

i qr code, il machine learning, bruciano

i pastori. Bene, bruciano

stupendamente, bruciano

be’. Bruciano

me.

 

*

Eumeo di Pietramala?

Ei dovea a ogni modo parlar

di Firenze. O di Bologna.

I democratici, o i democristiani,

proprio come gli altri, sempre gli altri:

comunisti

 

molto peggio degli unni. Devastazione

cellulare, e io non avrò da temere

la democrazia in sé ma la democrazia 

            – be’ –

 

dentro di me.

 

*

Eumeo non può più stare

qui, all’ombra di un dolore:

sceglie il vento, sceglie il fuoco,

dice che non ha niente. Oppure

che ha poco. Non sa proprio

dove stare,

forse lui lo sa

che coss’è l’amore.

 

E non smette di cantare, a suo modo:

 

Beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

 

Perché se non c’è altro da me

è Babele, lui –

            la bela, lui.

 

Beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

 

D’altra parte niente mela, lei:

 

ma la

            pergamena:

 

di pietra – mala

                        lei.

 

Meeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

 

*

Capre sul crinale appenninico guardano morsicandosi le zampe verso un piccolo villaggio della Corsica.

 

 

Tornare, oh sì, in contrappunto

            alla fase centrale

del fuoco. Perché poco, be’,

se non c’è

 

me

            per dire

Eumeo – poco

sicuramente

            pochissimo

 

non è.

Me.

Ma noi.

E non smette di cantare, a suo modo:

 

Beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee