Guardare /3 – Amigdala

da | Dic 5, 2023

“Guardare” è una rubrica che propone poesie inedite scritte da ventenni e trentenni e che prova a raccontare il nostro momento storico dal punto di vista del loro immaginario. Questo percorso ci accompagnerà nei prossimi mesi con un’uscita ogni due settimane. Tessera dopo tessera si configurerà un mosaico in cui speriamo emergano interrogativi, chiavi di volta e genealogie di un tempo che muta velocemente, lascia disorientati, ma chiede anche nuove e autentiche forme del guardare. Nella terza uscita cinque inediti da un progetto in fieri dal titolo “Amigdala” di Riccardo Frolloni, nato a Macerata nel 1993.

 

Abbassa le luci, gradualmente, giorno dopo giorno, lei
se ne accorge, domanda, ma niente, lui nega, le chiede

se si sente bene, le dice, che si sta preoccupando, giorno
dopo giorno, sempre più fioche le luci e lei che si ricordava

diversamente, i colori, quasi non vede più certi angoli,
ma oramai si inventa le cose, le immagina, finché non diventa

normale, addirittura, condivisibile, in questa notte
della mente c’è una foto, è mio padre da giovane, è in ginocchio e riceve

una benedizione, tutti sorridono, in un’altra c’è l’uomo che benediceva
circondato da sole donne e il resto degli uomini di lato, quasi non si vedono,

io bambino in braccio a mio padre, e tutti sorridono, poi una terza foto
e sono tra altre braccia, sorrido, durante la mia infanzia molte cose

furono colpite da fulmini, ma se nessuno li nega, alcuni fatti straordinari,
possono sembrare normali, addirittura, condivisibili.

 

*

Aveva poteri, mani curative, e preveniva sorti, pensava sortilegi, dicono
di averlo visto sputare chiodi, piccole pietre, come in una specie di trance.

Una volta morto mio padre trovai una scatola con dei sacchi di tela, dentro c’erano lettere,
messaggi su fogli comuni o pagine di agenda strappate, parlavano del Castello,
nome di un tesoretto personale e che tutto stava giungendo alla fine, lui sapeva.

 

*

Per le cinque del pomeriggio Pina era di nuovo in Italia,
la vanno a prendere a Fiumicino, non aveva chiuso occhio, non c’era motivo di restare.

Peppe resta e perderà tutto, anche gli altri ci rimetteranno milioni, mangiati dalla mafia locale,
da commercianti più spietati, ogni tanto, per i venticinque anni successivi, qualcuno chiamava,

lo cercavano per chiedere informazioni su questo o quell’appartamento,
che, avevano visto, un tempo, essere stato di sua proprietà, e gentilmente lui riaggancia.

Ma una faglia aperta mette radici e può essere tappata solo in superfice, le rovine
possono essere puntellate, si ritorna a casa, ma la casa è ora piena di scale e porte

silenziose, la faglia interiore bisbiglia prima, poi smette di parlare, si dimentica
lo strappo e si normalizza, diventa addirittura condivisibile, si giustifica, si pensa ad altro.

Ai cinesi, per esempio, adesso ci sono loro. Hanno magazzini sterminati, impacchettano milioni
di capi pronto moda, comprano cash, si comprano tutto, ai banconi mettono ragazzine sempre nude,

con borse d’acqua calda sulle pance, producono, riproducono e si riproducono,
bambini sui corridoi di ogni età, le bambine vestite da bambole, i maschi ancora mezzo comunisti

con nomi italiani improbabili, Romano, Giada e occhi diamanti a vedere
un taglio da cinquecento euro.

 

*

Ora che so –
             con la morte sembra che le cose acquisiscano il diritto di parola –

provo pena, penso alla fragilità, all’impossibile alternativa,
alla sicurezza della sacralità, all’affidarsi, l’abbandonarsi, sacrificarsi, lo rivedo
dormire sul divano ancora vestito ad aspettarmi.

Certe storie non erano mai state chiare, ma tutto si rimuove,
come gnu, attraversato il fiume, svaniscono anche i coccodrilli,
avevo il sospetto di un rapporto mafioso, di una combriccola di commercianti
che si passano rifornitori, contatti, suggerimenti, mutuo soccorso, ma mai
mai il sonno della ragione.

 

*

Eppure quanto amore negli occhi di Rox, quale bestia.
Quanto amore negli occhi di mamma quando nella bara
fa cadere il pacchetto di sigarette, quello iniziato e mai finito, dice.

Sempre sciocco, ingannato, soverchiato, così, sempre, deve essere l’amore.
Chi ama in più si mette dalla parte del torto,
perché chi ama impedisce il soffocamento
dell’immediatezza.