Giulia Rusconi, Atto unico

Da Atto unico di Giulia Rusconi (Premio Ciampi – Valigie rosse, 2020) cinque estratti.

SCENOGRAFIA

La poltrona è in legno –
scomoda! Un segno
che lì ci si deve stare poco.

Lui ha una sedia alta
con un alto massiccio schienale
tipo un trono – da cui può concedere
l’assoluzione e il perdono.

Nel mezzo c’è un tavolo di legno
grezzo sul quale qualcuno
con mani piccole e estremamente veloci
un tempo ha fatto del pane
impastando il lievito madre
per il padre i fratelli i fantasmi gli uccelli …

Ma è una divagazione.
Per finire: la visione
della scena è laterale:
lei-tavolaccio-lui,
luce indiretta, angoli bui.

 

SCENA

Di lei seduta si notano:
capelli castani raccolti, lunghe gambe
e quel modo un po’ manierato
di muovere i polsi quando parla.

Lui è piccolo magro seduto composto
dalla scena balzano fuori
gli occhi intelligentissimi scuri
che a volte in modo inaspettato
tutto il pubblico all’unisono come
una sola persona trattiene il fiato.

I due stanno a debita distanza
come la situazione richiede
e la stanza appare quasi normale
se non fosse che entrambi
senza rendersene conto parlando
si sporgono piano piano pianissimo
un poco l’uno verso l’altro
sopra il tavolo. Si raccolgono
sul legno che fatto in mille pezzi
basterebbe per una casettina
minuscola: un letto una cucina
e i due, vicini, proprio attaccati.

Ma la casa non si può costruire.
Allora accade così: proprio lì,
sullo spazio di legno fra gomito
e gomito di lui/lei, viene deposto
come un ente sacro il desiderio:
è invisibile, ma tutti proprio tutti
lo sanno che c’è, senza un perché,
è evidente come un mattino chiaro
come un gusto una mano
un pezzo di pane quando si ha fame.

 

PARTICOLARI DI SCENA
VISIBILI SOLO DALLE PRIMISSIME FILE

Lui ha sull’unghia del mignolo sinistro
una macchiolina che chissà
come se l’è procurata. Lei sul braccio
ha delle brutte regolari cicatrici
(si posson fare le ipotesi meno felici).
Poi: a dispetto dell’intera figura,
lui ha polsi molto forti con i quali
raddrizzare tutti i torti del mondo.
Infine, lei porta, nonostante l’età
un po’ avanzata, l’apparecchio.

Tra loro c’è come uno specchio,
ognuno rivede nell’altro se stesso,
ma non tale e quale al presente,
si vede come sarà e come era
in una sorta di eterna primavera.

 

TERZO DIALOGO

– Ho paura.
– E cosa vuole da me?
– Una cura, e che sia
definitiva e per tutto.
– Bella pretesa! Ma senti!
Questa è una chimera puerile,
una cura così mica esiste!
– Allora, sia gentile, se la inventi.

– Adesso sia brava, mi ascolti:
Lei deve solamente tirar fuori il coraggio
anche se magari ne ha poco per natura
deve imparare a usarlo a suo vantaggio.
Se proprio insiste, ecco qui la panacea:
da oggi deve DEVE uscir dalla trincea.

 

APPLAUSI

Unico momento in cui i due
sono vicini. In piedi
non si toccano ma stanno
lì impalati come imbambolati.
Gli odori per un attimo
si incontrano e subito si abbracciano
e baciano, si piacciono.
Il pubblico nota che lei è più alta
lui, vicino, sembra piccino.
Tuttavia, comunque la si metta,
ognuno, nessuno escluso in sala, è certo
che quella è la coppia perfetta.

Immagine: Virgilio Sieni, Metamorphosis.