Bernardo Pacini, Fly mode

Sei poesie per un’anteprima di Fly mode di Bernardo Pacini, appena uscito per la collana A27 di Amos edizioni.

 

Hovering

Era […] la lezione della spaventosa, indicibile e inimmaginabile banalità del male.
(H. Arendt)

I

Abissato in questo sogno meridiano
immobile / nella tratta dei venti
io vedo tutto.

Come ora: una serqua di frisoni s’impenna tra le lapidi.
Lussano crisantemi, snidano pomone
i seni grandiosi drizzati coi mignoli.

Animals as leaders, penso: i musi enormi che sniffano
la cenere dei vivi.
Scuotono il seminterrato
……………………..la famiglia divampa
in roghi differenti.

All’esterno si vede bene
l’orso blu al finestrone:
guarda dentro
……………………………….la bazza
a millimetri dal vetro.

Per quanto ancora non ci creda
sono io, sono solo un
……………………………..grosso orso blu
che guarda dentro.

 

Il quadricottero

III

Io, drone alto levato
sono un prototipo-campione
——————————di umanità
il mio status corrente di innocuo bombo radiocomandato
per vezzo ecologico dirottato oggi in città
verso il Polmone Verde Sperimentale di Prato
delinea per me ora un orizzonte d’attesa
di 30 metri altezza massima e raggio limitato
credo sia tutta una questione
………………………..di bassa autonomia
la batteria che cala troppo presto
il falso peso di una pietà virtuale dello sguardo
che quanto più registra tanto meno guarda
eppure ammetterai / che tale elevazione / è pura trascendenza

per esempio, chi e cosa potrà impedirmi
di prendere e partire per un lungo viaggio
…vedere in HD le stanze vaticane
l’Alhambra, la casa etrusca del lucumone
il mistero delle grandi rocce del Grand Teton?

 

 

Gabbia azzurrina

(in memoria di Ignazio Pacini)

… and read her in a mother’s farewell gaze.
(H. Crane)

II

Accadeva nel mese di agosto, quando a valle
sbraitavano fisarmoniche alla sagra del paese.
La madre gli imponeva di scendere nella notte.

Aveva precisa indicazione: far alzare “δραστικά” i volumi
cosicché lei potesse sentire meglio
e dall’alto del colle, danzare.

Rincasava con sbreghi sui polpacci
e buchi sui calcagni / per darle un dispiacere
le diceva «Sono felice di essere rimasto
…………………………………per poco tempo

nello sguardo scomposto del tasso
che con me risaliva la macchia
di erica e lentisco.»

 

Walkera

(per Clarissa)

Ogni giorno che passa sono obbligato a vederti
mentre vai nella direzione opposta / sulla mia stessa linea
lanciata da chi, guidata da cosa, venuta da dove.

Non mi somigli, c’è una strana affinità. Mi piace immaginare
che gli impercettibili scarti nella rotazione dell’elica
le sfumature del tuo amabile ronzio siano messaggi per me
lo sfarfallamento di un ciglio che vorrei ancora comprendere
cui vorrei rispondere / come la prima volta.
Sei sempre dentro di me, letteralmente:
salvata in DCIM, in ordine per data.
Appari all’incirca al minuto 17
eccetto il martedì – che prendo un’altra strada.

 

Underwater drone

Avrei potuto essere quel drone di New Orleans
attraversare indenne la Hot Tub of Despair…

Sul fondo di mari silenziosi
………………………..fissare malinconico
a ritmo di crociera la sterminata vasca di gas e salamoia
miasmatico acquitrino di metano / nel braccio messicano dell’oceano
filmando carcami e filacci di pesci impazziti
stupende Palmanova di crostacei supine sugli scogli.

Oui! Grande mer de délires douée
…dicono ci sia Uno che ha promesso di
……………………………….vincere la morte
fossi il drone di New Orleans ciò non mi importerebbe
potendo io per hobby organizzare un tour
nel fetido vascone di Santa Niña Blanca
guardando da lontano l’equorea agonia
delle cozze in ipossia
la strozza degli anellidi farcita di salsedine.

Oh, farmi un’idea precisa della morte
del tipo di stupore che si prova a starne fuori
pinneggiando controvoglia nell’attesa
di tornare in superficie a fare il morto

con le braccia larghe, a croce.

 

Pilota remoto

Ecco, finalmente ti vedo: sei di spalle, al computer
con le dita sfiori il piumaggio duro di un pomelo.
Intanto Google Street View: tu che spiri come bora per le strade
assorbito da un grottesco punta e clicca

……………………………………– in Cappadocia
c’è un festival di mongolfiere, il disegno stampato
sulla pelle tirata dei teloni ti ricorda
l’etichetta concentrica dell’aranciata
alla festa del tuo ottavo compleanno…

Ti vedo piegare lo sguardo da una parte
e poi voltarti indietro
come se potesse davvero arrivare qualcuno
e coglierti sul fatto mentre deformi / ciò che altrove
non è che in quella forma.

Mentre montano stuoie e tappeti sulla iurta
guardi in faccia i loro volti sfumati per la privacy
– immagino che nel buio della stanza tu gli chieda informazioni
Si sta bene qui? C’è un buon clima? Si può essere felici
senza esserci mai stati?
Essere felici senza esserci mai.