I primi figli

I primi figli sono piccoli e schiacciati. Bisogna fare attenzione a non romperli. Le sorelle li tengono in braccio. Sembrano bambini indiani. Forse perché li strizzano così forte da farli diventare viola.
I primi figli stanno in piedi sugli sgabelli del bagno in mutande. Si appoggiano su un fianco alla volta cantando le canzoni della radio. Tengono in mano le forbici e prima che tu possa dire nulla, si tagliano una ciocca di capelli.
Ma che fanno? Si tagliano i capelli? Ti fissano con aria di sfida: «Ci facciamo la frangetta, ok?» Scendono dagli sgabelli, prendono scopa e raccoglitore e cominciano a spazzare. Staccano lo stereo ed escono dal bagno, senza aggiungere altro.
I primi figli sono più coraggiosi dei secondi. Per esempio se camminano accanto ai secondogeniti sul marciapiedi, scelgono sempre di stare dal lato della strada. Lo fanno per non farli investire. Tutto ti può investire quando sei un figlio, specialmente i motorini. Dal gelataio chiedono coni vuoti da regalare ai fratelli minori, ma possono anche essere crudeli. Convincono i più piccoli a mangiarsi gusci d’ uova. Gli dicono che nel bosco ci vivono i mostri. Gli fanno vedere coltelli, trattori rotti e pipistrelli. Prima li colpiscono sulla testa, poi li stringono al petto e supplicano: «Giura che non lo dici a mamma.» Conosco primi figli che hanno usato fruste contro i loro fratellini. Ho sentito primi figli insultare Dio e la vergine Maria e far finta di avere tutto sotto controllo.
I primi figli rubano il cibo dai piatti dei secondi quando nessuno li vede. Le madri si arrabbiano: «Non puoi mangiare insalata e formaggio prima di cena! Non è una merenda, è un pasto.» Si preparano scodelle piene di lattuga e parmigiano e corrono al bagno, nella stanza più fredda della casa. Si siedono sulla tazza e masticano. Mangiano troppo velocemente per gustarla davvero, ma l’insalata è buona comunque. Nascondono il piatto sotto al water e lo riportano in cucina quando i secondi figli hanno finito di mangiare.
I primi figli crescono. A otto anni portano bicchieri di gin sul tetto di casa e li sorseggiano al sole, guardando le macchine passare all’orizzonte. Sull’autostrada i camion fanno un rumore solitario che li rende tristi. Il sole riscalda le loro ginocchia, che, come tutti sanno, sono più grandi e meno affusolate di un tempo. I primi figli, quando crescono, sono meno belli. Diventano troppo desiderosi di compiacere gli altri. A volte sono smaniosi di mangiare o dormire. Non sono pazienti e non sono interessati a ricevere regali per aver imparato a non fare la pipì a letto. Non vogliono essere premiati per la bella pagella. Li conoscono quei tranelli. Lo sanno che nella vita non si viene ricompensati perché si è bravi. Solo i secondogeniti credono a quelle cose. I primi sanno che il dolore è dietro l’angolo. Non ci si sono scorciatoie.

Chiara Barzini è una scrittrice e sceneggiatrice italiana. Ha vissuto e studiato negli Stati Uniti dove ha lavorato come corrispondente per «Vanity Fair», «GQ Italia», «Flair», «Rolling Stone Italia», «XL di Repubblica» e «Marie Claire», pubblicando saggi e articoli su riviste americane come «T:The New York Times Style Magazine», «Vogue», «The Village Voice», «Interview Magazine», «Harper’s» e «Rolling Stone».

E’ autrice della raccolta di racconti Sister Stop Breathing (Calamari Press, 2012) e del romanzo Things That Happened before The Earthquake (Doubleday, 2017), tradotto in italiano come Terremoto (Mondadori, 2017.)