Milo De Angelis, Linea intera, linea spezzata

da | Gen 25, 2021

Cinque poesie in anteprima da Linea intera, linea spezzata, il nuovo libro di Milo De Angelis, che esce domani per “Lo Specchio” Mondadori.

 

NEMINI

 

 

Sali sul tram numero quattordici e sei destinato a scendere

in un tempo che hai misurato mille volte

ma non conosci veramente,

osservi in alto lo scorrere dei fili e in basso l’asfalto bagnato,

l’asfalto che riceve la pioggia e chiama dal profondo,

ci raccoglie in un respiro che non è di questa terra, e tu allora 

guardi l’orologio, saluti il guidatore. Tutto è come sempre

ma non è di questa terra e con il palmo della mano

pulisci il vetro dal vapore, scruti gli spettri che corrono

sulle rotaie e quando sorridi a lei vestita di amaranto

che scende in fretta i due scalini, fai con la mano un gesto

che sembrava un saluto ma è un addio.

 

 

 

 

SALA VENEZIA

 

Qui tutto diventa veloce, troppo veloce,

la strada si allontana, ogni casa sembra una freccia

che moltiplica porte e scale mobili e allora hai paura.

Senti i tuoi passi in migrazione,

vuoi rallentare, hai paura

e allora entri in questa sala di via Cadamosto,

saluti gli ultimi giocatori di biliardo,

pronunci lentamente un commento preciso sulle sponde

o sull’angolo di entrata, fai una piccola scommessa

e sorridi e ti acquieta il panno verde

come un prato dell’infanzia, ti acquietano i bordi

di legno che ora contengono il tuo evento

e la forza centripeta conduce l’universo

in un solo punto illuminato.

 

 

 

 

 

LA GALLERIA DEGLI SPECCHI

 

Si muovono al vento povere bandiere, il padre

e i due fratellini fanno il biglietto dell’autoscontro,

entrano nel gioco, incontrano una collisione

che durerà per sempre, vedono ingrandirsi

le crepe sul volante, la luce obliqua dell’insegna,

l’ombra colpita. Tu entri nella galleria

degli specchi e sei solo, nessuno ti aspetta all’uscita,

sei solo e guardi fuori la forza degli ippocastani,

ascolti una musica lieve e senza tempo, osservi

la nuova vicenda dei ballerini sul palchetto di legno,

disegni sul vetro l’antica vicenda di corpi affondati

nelle acque dell’Idroscalo, l’amore che smarrisce

la sua strada, la notte che ti scruta e ti attende.

 

 

 

 

DAL BALCONE

 

Dal balcone dell’ultimo piano ora guardi

la città notturna, l’infilata dei grattacieli che sembrano

una barriera corallina e intorno i vecchi palazzi

con i tetti impolverati, le chiese romaniche, le colonne,

un concilio segreto di secoli che si parlano sottovoce,

sussurrano al tempo di fermarsi e diventano

la scorza staccata dal suo tronco, ciò che resta

dell’infinita moltitudine in cui sei immerso anche tu,

e guardi lì sotto il bar aperto, l’uomo con l’impermeabile

mentre racconta una storia sempre uguale

alla ragazza vestita di rosso che beve

dallo stesso bicchiere e sorride lievemente.

 

 

 

UDIENZA

 

E tu cominci a sentire, nelle parole che hai detto, il respiro

di quelle taciute: sono lì, sono lì, bussano alla porta

non se ne vogliono andare, restano ferme fino a sera,

ti sfiorano il viso e si allontaneranno solo all’alba.

Restano lì e la stanza diventa un’aula di tribunale e tu

sei l’imputato. L’accusa è sempre la stessa: il silenzio.

Le attenuanti non contano: dovevi parlare, dovevi

tirar fuori la bestia, esporre il demone nero al pubblico giudizio,

mostrarlo alla primavera, spargerlo per il mondo, guarire.

 

 

Immagine: Milo De Angelis, foto di Viviana Nicodemo.


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