In cammino

da | Giu 8, 2021

Quattro poesie.

 

“Il falso vuoto”

Il vento crudo investe la materia,
la crosta assorbe la luce e s’inseria
in pianeti molteplici e poi varia

la veste bruna che indorata interra
il falso vuoto e un pieno dissotterra
di residui. Scintilla, e tutta l’aria

è un segreto di munnizza scordata,
un’alba dolce astrale abbandonata.

 

*

“Il viaggio – Violenza”

Rovescia tenebre, abbrucia
sul mare la scossa, gli spettri,
tu, chiusa con lui che dorme,

violenza paciosa in forme
nere sverdisci gli sterpi
nel gelo abbrutito che sfocia

in cammini marini e sluci
la terra, marcisci e sventri.
Dormi, occhi umidi, deforma

le città, lo share dell’orma
umana e cose umane scentri
e scolori in nuova ferocia.

 

*

“Il viaggio – La fine”

Coda nell’occhio, soglia bianca
dormono le parole
mosso dalle maree il flusso.

L’anti-storia adesso bussa
dal naufragio tra le bolle
di cosa umana che sbianca.

Nun sacciu chiddu chi fazzu!
Tra le ombre e il volo folle
è tardi tra notti che smussano

la luce per sempre lussata
della fine, nelle zolle
di fotoni e ossa sciancati.

 

*

“Infreddata pianura…”

Infreddata pianura e fiore rosso
domani cogghi tuttu, polpa e osso
della terra e dell’albero lo stesso.
Parla d’amore

la foglia nuova e verde, smaglia e infiora,
trascorre e scade e in spina si scolora.
È un cavaddu sciancatu chi addulura
la vita e canta

di partenze e ritorni senza abbentu,
come un orso in montagna nello scanto
chi scinni e ‘nchiana senza orientamento
e senza strada.

 

 

NB: In alcuni casi non è stato possibile riportare il carattere dell’originale. Ci scusiamo per l’inconveniente.

 

IMMAGINE: Jason Martin.


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