album

da | Mag 24, 2021

Cinque poesie da “album” di Elisa Donzelli da poco uscito per nottetempo.

 

esercizi di disegno

sono a colori i disegni che ho conservato
con le figure di genere femminile
il foglio in posizione verticale
per fare spazio alle gonne
di ballerine e regine,
le braccia lungo i fianchi
e la vita stretta a spingere verso
la punta dei piedi
mai appoggiati
completamente a terra
mai en plissé.

La parte piú difficile
veniva alla fine,
era fare l’occhio
e poi l’altro occhio
che non era mai uguale
a se stesso, in linea
con il taglio dell’altro.

È con te che ho ripreso
il tratto delle cose
tra i tuoi animali strani

le tue crasi di specie
rare mai ritratte in posizione
frontale – wolpertinger
taueret mapinguari
testa d’ippopotamo
coda di coniglio.

Hai spazio di profilo
per un unico sguardo
non puoi vedere
cosa c’è dall’altra parte,
per questo quando sei nato
ho faticato a scegliere
il tuo nome.

 

*

colori

“In ’sto autuno ch’el xe tuto
riposadi bei colori,
in ’sto autuno tuto pien
de tremendi baticuori”
(Virgilio Giotti)

vorrei in questo settembre capire
come si forma un colore
nelle bolle di luce in frequenza
sul fondo del microscopio –
ma non avrei scienza se non avessi
voi cinque intorno minori in agonismo
per una frazione di lente, a turno spingere
e porgere porzioni di alimenti petali fiori

per stupirvi prendere la cavalletta
trovata morta sul davanzale
poi stesa sul vetrino e considerare
tra cugini comune cromatismo iridescenza
umore, nell’occhio vitreo dell’animale
che desta schifo in voi come in me
centrare il fotone non ancora svanito.

 

*

biosfera

dicono a Playa Blanca che ti hanno inseguito
e non sei morto per errore dopo la villa
di Omar Sharif sotto l’oasi di Haría
ai piedi della popolazione.

Può essere leggenda ma gli credo
se le leggi sono passate grazie a te
che compi il miracolo per l’isola
senza tralicci e grattacieli
nei giardini d’acqua incastonati
tra i risparmi delle cactacee,
fibrose non legnose – stenocereus
mammillaria escobaria
opuntia ariocarpus.
Non garantisce riserva o fiore
ma l’arte è una natura sostenibile,
césarmanrique.

 

*

sonetto per Hevrin

per un altro inverno vedremo scorrere
video-sequenze in paesaggi sonori
sotto il tuo viso ritratto a mezzobusto sul web
e sarà un’idea condivisa della guerra
in suono aspirato e coesistenza pacifica.
Ma oggi che apro l’immagine alla notizia
ancora ti vedo al mattino bronzea Nefertiti
stringere alta sul capo l’acconciatura,
di tremila anni sorella mostrare e punire
la minaccia alla troppa bellezza.
E cercarti vicina nel nome, allo specchio
riflesso della mia piú asciutta lingua
dove per variante potresti chiamarti Eva
mentre in curdo alla radice vuoi dire amica.

 

*

Lanzarote, seconda strofa. In memoria


non sono qui i miei suoni
le mie musiche perse
le mie prime parole bagnate dalla spuma
eppure tu Lanzarote lasci che io intenda
quel poco che mi separa da trecento anni di vita
di non vita quando la lava ti ha ricoperta come una tela
e gli angeli sono passati veloci sui tuoi anni a scoprire
il corpo di Raquel Welch tra le sabbie del 1966.
Qui dove la terra non lascia spazio a niente,
per ogni epoca che non mi appartiene,
passa presto un soffio di vento
perché la cenere conservi il vitigno protegga l’aloe
la pace dei morti che non sono di qui
e sono come gli altri nella cava nel granello dell’olivina
sottoterra dove basta un filo d’acqua per ritrovare anche te,
la piú piccola forma di vita.

 

NOTA: In pochi passi i testi non riportano la grafia dell’originale. Ci scusiamo per l’inconveniente.

Immagine: Anna Di Prospero, Self-portrait with my Mother, 2011.


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