Zinaida Nikolaevna Gippius, Splendore

Zinaida Nikolaevna Gippius (1869-1945), poetessa di rilevante spessore e talento, spicca tra i nomi della prima fase del simbolismo russo. Moglie e sodale di Dmitrij Merežkovskij fu una delle voci più originali e influenti del movimento modernista, guida e modello per poeti come Aleksandr Blok, Anna Achmatova e Osip Mandel’štam. Il salotto di casa Merežkovskij, a cui la Gippius si dedicò, secondo Poggioli, con un’intelligenza letteraria molto maggiore a quella del marito, fu tra i principali centri della vita culturale pietroburghese di inizio secolo. Le sue poesie ottennero subito un clamoroso successo, cui non furono estranei motivi scandalistici. Le tematiche caratteristiche del simbolismo decadente, come la ricerca spirituale, l’ambiguità sessuale di ogni relazione amorosa, l’ineluttabilità della morte, l’incontro con il demoniaco, lo slancio religioso, talora prossimo al rovesciamento blasfemo, sono da lei portate al limite estremo. Definita dai contemporanei ora “Madonna decadente”, ora “satanessa arrogante” la Gippius, come scrisse Brjusov, seppe dare “in chiare e nette immagini tutte le esperienze dello spirito contemporaneo”. Fu instancabile promotrice di una rinascita religiosa, e sostenitrice della fluidità di genere e della libertà sessuale. Quanto era stata convintamente antimonarchica nel 1905, tanto fu ostile alla Rivoluzione d’ottobre, a seguito della quale, nel 1920, emigrò a Parigi, dove morì. Lo scopo dell’unica rivoluzione necessaria, per la Gippius, era quello di dar vita a un mondo di libertà e uguaglianza in tutti gli aspetti della vita sociale. Nessuno tra gli emigrati russi denunciò il regime sovietico con tanta forza e violenza, e solo a partire dagli anni sessanta il nome della Gippius cominciò a riapparire nelle antologie poetiche russe. Oltre a un gran numero di poesie, scrisse racconti, saggi critici, e drammi teatrali. A cura di Marta Viazzoli.

Splendore

Lo splendore delle parole… esiste una cosa simile?
Lo splendore delle stelle, lo splendore delle nuvole –
Tutto ho adorato e adoro… Ma se
Mi dicessero: ecco, lo splendore delle parole –
Risponderei, senza timore di rivelarmi,
Che persino il beato splendore della santità
Sarei pronto a sacrificare per esso…
Tutto per uno sfavillio di parole!

Lo splendore delle parole? Oh, ripetilo ancora
Mio fragile essere umano – poeta,
Cosa posso dire io dello splendore della Parola?
Che sulla terra non esistono altri splendori.
(1937)

La sarta

È già il terzo giorno che non parlo con nessuno…
E i pensieri si fanno avidi e cattivi.
Mi fa male la schiena; ovunque io guardi –
Dappertutto macchie blu.

La campana della chiesa tace;
Io sono sola con me stessa.
Scricchiola e si piega la seta scarlatta
Sotto l’ago maldestro.

Su tutte le cose è impresso un sigillo
L’una con l’altra fuse insieme.
Ne prendo una – provo a indovinare
Cosa c’è oltre – nascosto.

E questa seta mi sembra – Fuoco.
Ed ecco, non più fuoco ma – Sangue.
E il sangue – solo segno di ciò che chiamiamo
Nella nostra umile lingua – Amore.

Amore – solo un suono…ma in questa ora tarda
Ciò che significa – non so spiegarlo.
No, non è fuoco, né sangue – ma solo seta
Che scricchiola sotto il mio timido ago.
(1901)

Lei

Nella sua spudorata e meschina viltà,
Lei è polvere, zolfo, cenere.
E io sto morendo per la sua vicinanza,
Per il legame indissolubile che ci unisce.

Lei è ruvida, è pungente,
Lei è fredda, è una serpe.
Mi infligge ferite brucianti
Con le sue squame taglienti.

Oh, quel pungiglione appuntito!
È maldestra, ottusa, silenziosa.
Così pesante, così inerte,
Che è impenetrabile – lei è impassibile.

Con le sue spire lei, implacabile,
mi accarezza, mi stritola.
Lei è morta, lei è nera,
lei è terribile – è la mia anima.
(1905)

Elettricità

Due fili sono intrecciati insieme,
Nude le loro estremità.
I “sì” e i “no” – opposti,
Opposti – ma intrecciati.
Scura è la loro trama
E fitta, e inerte.
Ma la resurrezione li attende
E loro l’aspettano.
Le estremità si sfioreranno –
I “sì” e i “no” si toccheranno,
E gli altri “sì” e “no” risorgeranno,
Gli intrecci si stringeranno in uno,
E la loro morte sarà – Luce.
(1905)

Disamore

A Z. Vengerova

Come il vento del mare, fai sbattere le finestre,
Come il vento del deserto, canti: sei mio!
Io sono il caos primordiale, tuo vecchio amico,
Tuo solo amico, – Apri, apri!

Tengo chiuse le imposte, non oso aprirle,
Mi aggrappo alle finestre, tremo di paura,
Proteggo con tenerezza, proteggo con rimpianto,
Il mio ultimo raggio di sole – il mio amore.

Il caos ride, mi dice furioso:
Morirai in catene, spezzale se ci riesci!
Conosci la felicità, ma ora sei sola,
La felicità risiede nella libertà – e nel Disamore.

Mentre divento gelida inizio a bisbigliare
la preghiera dell’amore che ricordo a malapena …
Le mani si indeboliscono, la battaglia giunge al termine,
Le mani si indeboliscono, e io apro le finestre.
(1907)