Wallace Stevens, Gigantomachia

Non potevano portare molto, come soldati.
Non c’era passato nel loro dimenticare,
nessun io nella massa: l’essere più coraggioso,
il corpo che mai poteva essere ferito,
la vita che non sarebbe mai finita, non importa
chi moriva, l’essere che era un’astrazione,
un cuore di gigante nelle vene, tutto coraggio.

Ma spogliarsi delle inezie compiacenti,
espellere le seduzioni onnipresenti,
rifiutare il copione per il suo non-tragico,
affrontare con l’occhio più ordinario i cambiamenti,
questo era guardare ciò che la guerra accresceva.
Era incrementato, ingrandito, reso semplice,
reso singolo, reso uno. Questo non era negare.

Ogni uomo in sé diveniva un gigante,
circonfuso di ampiezza, sostenendo il pesante
e l’alto, ricevendo dagli altri,
come da un’inumana elevazione
e origine, un’inumana persona,
una maschera, uno spirito, un equipaggiamento.
Per i soldati la luna nuova misura venti piedi.