Un anno di cose ultime

da | Nov 17, 2025

Un’anteprima da “Un anno di cose ultime” di Michael Ondaatje, appena uscito nella traduzione di Patrizio Ceccagnoli per Garzanti.

 

COSE ULTIME

“Dante è impegnato a scrivere, diciamo, il QuartoCanto,
e tutto potrebbe succedere.”
Adam Zagajewski

 

1. LAVORI IN CORSO

L’aria nella piazza si fa più scura
intorno a Dante Alighieri
severo, alto sopra di noi
una mano che regge un libro,
il naso una daga
nell’oscurità

Due notti dopo sogno
che il corpo di Dante è un animale che cade,
striscia fuori da un intonaco in frantumi
una lingua blu e ruvida che gli scivola
dalla bocca, come se
alla fine del mondo
ci fosse questa lucertola
che sale
una scala nel buio,
con in bocca un libro finito

 

2. IL CINGUETTIO

Lei che si sistema il sandalo, che perde i capelli,
noi quattro a colazione. La nostra trama
a distanza di anni sembra quasi ininterrotta,
come se fossimo querce che costeggiano la strada
di un villaggio lineare, o fossimo dentro
un diario postumo.

Strindberg che, sul letto di morte, sentiva il cuscino prendere forma,
e udiva grilli e uccelli cantare al suo interno.
E intorno a lui tutto sembrava prendere vita.
O Agha Shahid Ali che prima di morire,
scriveva in un ghazal:
«Prima che finiscano le chiacchiere, ascolta il canto dei passeri,
Il cip cip cip, oh il cip di tutto».


3. SOTTO DANTE

Ero solo da settimane quando ci incontrammo lì,
sotto Dante. Tutti e tre a rilassarci in una pensione,
io scrivevo un libro su un uomo morente.
Vent’anni dopo, tu eri a letto,
in Brunswick Avenue. E ti baciai i piedi,
Connie, uno dei miei timidi addii.

Era il tuo anno di cose ultime,
ma eri luminosa,
in quei fuochi finali.

Prima, solitario in quella città, avevo sognato
la statua che cadeva brutalmente dalla sua nobile altezza,
e il poeta che strisciava tra l’intonaco,
così vicino a dove ci incontrammo
in quella piazza, tanti anni fa.

Ora raccogliamo le nostre giornate passate insieme:
gli innumerevoli pasti, le risate, le discussioni,
noi quattro persi in una viziosa canasta
(quelle finte piccole ma essenziali),
i margarita, i balli, e una volta
ubriachi in macchina su qualche isola,
tutti quei piccoli ricordi
prima di salire una scala nel buio.

(per Connie e Leon Rooke, Firenze, primavera 1990
Toronto, Nuit Blanche, ottobre 2008)

 

PERSA

Ricordo quel pomeriggio a Cambridge, continuavo
a perderti alla mostra sull’evoluzione.
Era come se tu e io non ricordassimo più
quel libricino un tempo centrale nelle nostre vite
che ci aveva guidato fuori dal nostro smarrimento.

Così uno di noi divenne l’amante abbandonato
che saluta un giorno con la mano da un sogno sottotitolato
rivelando solo un tempo e un luogo.

Come abbiamo potuto abbandonare la mano dell’altro
nel Carbonifero al terzo piano
prima di vagare verso il Triassico.

 


LIVIDO

Nell’oscurità medievale dell’Holland Tunnel
in verde brillante, su muri imbiancati,
o scritto a dita spesse
sulla polvere di un acquario asciutto di Casablanca –

L’ultima volta che
ti ho tenuto tra le braccia, amore mio, il rinoceronte
nero dell’Africa occidentale era ancora magnifico
e ancora vivo…

Cosa hai fatto a Paul Vermeersch?
Ti ha cercato enciclopedicamente
ad Albacete, a Zagora, in città
i cui nomi sono da allora cambiati,
e le mappe su cui fa affidamento si sono logorate.
Con quale travestimento l’hai lasciato
affinché non riconosca più la tua andatura
o il tuo sguardo da qualche famoso diorama?

Caccia e Tormento. Chiamata ma nessuna Risposta.
Alla fine le parole d’amore rivelano solo te stesso.
Non il perché, o la cosa desiderata.
Solo quegli automobilisti in fondo a un tunnel verso New York
annuiscono saggiamente e sono d’accordo con lui.
Ma è del rinoceronte nero che piangono la perdita,
non della persona che un tempo teneva tra le braccia.

Quando è finita, è finita,
dicono nell’oscurità che si dissolve.
Non ci sono più grandi narici
a fiutare la fonte del tormento.
È passata una generazione da quando il nostro amore,
per giustificare la rabbia, aveva corni e zanne.

 

NB: Non è stato possibile rispettare sempre la grafia dell’originale, ci scusiamo.