In anteprima da “Transitori e risorti” di Ivano Ferrari, in uscita per Crocetti a cura di Antonio Moresco, pubblichiamo una scelta di poesie.
Mettere in fila le parole
come faccio con le vacche
ghiandole gommose
resti stercolosi di code
mastiti con inciso un cuore
le muse sono pronte in gabbia
poesia!
*
La poesia racconta?
Certo che racconta
tutto l’abbandono
nel coro di ombre
si arcipelaga il silenzio
mescolando rive
e la pienezza sanguina.
*
La poesia si emancipa da ogni verità, nel senso che essa è immediatezza. Essa è più che verità. Il vero viene dopo la poesia e ad essa deve adeguarsi, perché essa lo ha anticipato.
La poesia si muove nel vento, nella materia infinita, ma costruisce e strappa essere al nulla.
La poesia anticipa il vero perché rompe i limiti della materialità dell’esistenza e lancia in avanti l’immediatezza dell’immagine.
La poesia è il momento di rottura, di liberazione – solo da essa assume significato il resto, la lenta tessitura, la costruzione di un mondo.
La poesia è il rifiuto che fonda ogni potenza, ogni possibilità di agire eticamente il mondo e di costruire conseguentemente il vero. La poesia è scavare nel nulla, svuotare il mare.
La poesia è la catastrofe che permette di biforcare la prospettiva della verità.
*
SBURIV MAESTAR
“Mantova sul tuo bel volto
brilla Virgilio sublime tra i cantor
déestati nel cielo azzurro
e innalza l’ali leggere come un fior.”
Da Filemone a Calvino
mentre sospira l’aspide nel drizzatoio
non voglio vedere come è vero dio, né
“le campane sbadigliare come lingue vane”. A. Jarry
*
Se fossi un intellettuale
col cranio pieno di dolore
e di impalpabile angoscia
volteggerei come una libellula vestita di fiori.
Ma per tornare al concreto non lo sono.
Voglie di iena mi vengono non soffrendo di insonnia
e se non fosse per il nome che porto
mi sigillerei in una conchiglia
e in quell’antro molliccio affinerei i denti.
Ma devo accontentarmi di quel che passa il cervello
ed è un abisso di stelle.
*
UNICO ATTO
Marinaio: forse è un’abitudine picchiarci col cuore
Trotzkij: necessità
La naftalina e la canfora sono la morte degli insetti (coro)
Marinaio: vederti crescere nei miei ragionamenti
Trotzkij: rapida eternità stessa del luogo
Kronštadt per molti versi la fine di silenziose diottrie (coro)
Marinaio: noi
Trotzkij: noi?
Marinaio: noi
Trotzkij: fuoco!
Posto che la speranza è violenza o Vandea (coro)
Marinaio: sanguinettante nel settantatré evaso in ogni risucchio
Trotzkij: fine mondana
Anarchia per tutte le protesi (coro)
Marinaio: reo di orbite svelte
Trotzkij: il cielo
Autofagie nella consueta maniera del traguardo (coro)
corsivo
(corpi di consonanti nei corpi degli attori anche se morti,
vermi di scena)
(voci, dicotomie distratte, frazioni torbide del vero)
corsivo
ricordiamo la sofferenza senza importanza di capire se
l’anima ragiona o è solo invaghita della tosse
Celan: profani lo stesso plurimo sillabando schegge quel che resta del segno della croce
Céline: tisico splendore dell’impasto, armonia aghiforme, sequenza sbrigativa del deglutimento
Celan, Céline, Céline, Celan (un attore sbatte tra doppi)
Céline: ti ingoio per fame di finzione
Celan: nel silenzio in cui si mangia
[…]
*
Nel nuovo millennio
il razzismo sarà di sinistra, il poeta
pagherà le tasse sull’immigrazione
in euro e prime pagine, i preti
eiaculeranno mangiando carne.
Tutto questo riguarderà
l’uomo ma sarà come
spiare una persona ignota.
Dalla fessura.
Per sbaglio.
*
Cara evidenza
di desolazione
qui nel giacere
più vecchi che nudi
tra impudichi brividi
di grigio riamare.