Terra di nessuno

Cinque poesie inedite di Francesco Perardi.

Miss Misery

Vieni quando la prima sillaba è trattenuta
e gli occhi, inconsolabili, si spostano oltre
il sipario. Vieni con vasi pieni d’acqua
sulla testa e in un unico sorriso mi racconti
la parola più dolce di tutte le infanzie, i tuoi piedi
sul mio petto nudo, le vene senza promesse,
una rinuncia lunga un sospiro avvolge la fronte.
Seguirti per le valli dove non c’è somiglianza,
dove il corso del fiume bagna un solo lato
della riva, in un vuoto di applausi e di colpi
di scena, seguirti là, nel più muto degli abbracci.

Chiedi questo quando allunghi la tua mano priva
di offerte e mostri la linea che non separa
e mi cedi il posto in ultima fila
mentre i fiori più tristi li tieni per te sola.

II

Vieni quando i nomi più belli sono già caduti
dalle labbra, vieni come sposa del mercurio
e come figlia del più cupo dei tamburi.
“La mia casa non ha mura ne ornamenti,
il letto è coperto di vino e papaveri e tu sei
il benvenuto.” Foglia dopo foglia svesti
tutte le luci dei miei occhi e baci il mio osso
più leggero; spogli ogni parola dal suo valore
e lentamente avvolgi di bende le mie caviglie.
Sovrappensiero conto le rose sbagliate e tu,
in cambio, mi regali il libro dei loro steli.

Insieme camminiamo verso quell’ora
del giorno che non ha stagioni, insieme
beviamo il nero filamento che cola
dalle nostre bocche, insieme ne scordiamo
il gusto mentre ci teniamo la mano.

*

La guerra è terminata

Ora il cuore è profondo come l’inverno;
tutte le parole lo hanno attraversato.
“Ho già abitato tutti gli sguardi e contenuto
ogni latitudine”, dice a labbra serrate.

Un’unica maledizione si stende sopra il volto delle cose.

La migrazione si è compiuta:
“Sono andato oltre tutto questo”.

Il corpo è nudo e nessuna mappa vi è inscritta.
La fronte si fa chiara, così come il mare sopra di lei.

*

Una seconda pelle cresce talvolta sul dorso della terra. Fatta di nuove
fibre e come di sale marino. Ne ascoltano il risveglio coloro che più degli altri
sanno abbandonare il proprio sguardo a quella lenta risalita; solo i cuori più arrendevoli,
quelli che non hanno nomi da proteggere.
Si apre una nuova possibilità: – Ogni cosa mi guarda – dice gioioso l’uomo che smarrisce
il senso della sua visione.

Si cade fuori da ogni principio, e anche il tempo sembra trattenere il giro
della sua ruota.

*

Le pareti del cortile sono poco illuminate, nessun
albero affianca l’alto cancello che limita la vista.
Si raccolgono animali fuori dalle mura e a testa bassa
tracciano ampi cerchi.
Con un cenno del capo la sentinella lascia passare
gli ubriachi che si trascinano oltre la porta scura.

- Ormai i principi hanno abbandonato le terre
e le donne vagano per i boschi con lupi come amanti.
Mi chiedo quale sia il posto per noi –
dice uno all’altro.

Le finestre sono sbarrate ma dalla torre più alta
si può vedere l’intera pianura.
- Le nostre vene sono ricurve: ci è stata assegnata
una sorte diversa. Nella battaglia noi rimaniamo
in disparte e portiamo l’inverno negli occhi. Di sera
rispondiamo al disordine e tacciamo la verità –

La sentinella guarda il vento alzarsi lungo il confine:
i barbari cercano di entrare, gli animali si agitano
fuori dalle mura. Senza dire parole posa il mantello
a terra e in silenzio li attende arrivare.

*

Terra di nessuno

La piega si allarga e noi tutti cediamo
a quel vuoto di nomi che ora chiama
a gran voce e ci fa piegare la testa
e trattenere la mano e infine disdire
la promessa compiuta nell’ora dell’estate.
Un unico silenzio separa le mani giunte
e con un battito di ciglia ci accompagna
alla terra ferma, a quel sonno senza immagini
che scioglie occhio e pupilla e non porta
pensiero da custodire, nessuna
lacrima a scorrere sul petto, né volto
da dover risparmiare.

30/09/2017
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