Quattro poesie in anteprima da “Sulla materia opaca” di Wolfango Testoni, appena uscito per Manni.
Chi ti ha incatenato, chi.
Randagio/lupo, cane/schivo
lontana è la tua buca la tua felce
la radice. La riva sempre fresca
della sete naturale. Scorre
il rivolo inquinato/schiuma
la ragione tra le tue zampe armate.
Fiorisce
tra gli scarti la prateria sognata
dalla tua immaginazione.
*
Levanto, osservando un bambino che gioca a fare l’indiano.
…e mi chiedevo in quale modo la sua
felicità poteva essere felice tra i friabili
bastioni con le torri, i secchielli, i caldi
muraglioni sotto i colpi di marea.
Eccitato, tra scherno e timidezza,
intercalava salti e versi d’animale.
Cavallo Pazzo, Lakota, in bilico su un piede
tra i visi ancora pallidi degli ultimi
spalmatori di creme, occhiali scuri.
Annoiati possessori di riviste
alzavano lo sguardo all’ennesimo ululato.
Fu John Ford a dirlo
che per sembrare molti, scendendo la collina,
bisogna urlare forte e tanto
forte sarà allora la fiumana che si apre
nell’immaginazione.
*
Google Earth rivela ogni dettaglio: l’auto rossa parcheggiata ai bordi di una strada in California,
l’isola di Sant’Elena incredibilmente distante dalla terraferma, la fila di visitatori davanti all’Hugh Lane Gallery dove Francis Bacon devastava corpi e scimmie dentro arene di solitudine. Una finestra senza vetri tra le lamiere di una favela. Davanti alla baracca c’è un pallone da calcio ed io non so più se il tempo sia un oggetto o un flusso. Se a quel pallone corri sponda una rinuncia o un desiderio.
*
“La luce vede” diceva Goethe.
Si sbagliava.
“Apri le imposte” disse il mio amico.
La luce passò
cieca, indifferente.