Stazioni

da | Nov 29, 2025

Quattro testi in anteprima da “Stazioni”, raccolta di ventuno prose pubblicate da Seamus Heaney nel 1975, ultima raccolta di Heaney che non era ancora stata tradotta in italiano e che è uscita da poco per Molesini editore. 

 

TERRENO DI COVA

I nidi delle rondini di fiume erano feritoie d’oscurità nella riva del fiume. Poteva immaginare il braccio che penetrava fino all’ascella, stretto in una manica e inguainato, ma poiché una volta aveva avvertito la puntura fredda dell’artiglio di un pettirosso morto e la consistenza inaspettata del suo piccolo becco, si limitò a guardare.
Udì cinguettare in profondità, ma poiché una volta gli uomini gli avevano mostrato un nido di ratto alla base di un pagliaio dove fusti di granturco sfarinati aderivano a colli e dorsi, umidi e rosa, si limitò ad ascoltare.
Mentre stava di sentinella, guardandosi attorno, in attesa, pensò di avvicinare l’orecchio a uno dei fori abbandonati e ascoltare il silenzio sotto terra.

(traduzione di Marco Sonzogni)

 

 

SWEET WILLIAM

Nella cupa umidità di un vecchio giardino, con i suoi cespugli d’uva spina, le piante di fragole e i germogli di porri, la loro fioritura si infondeva negli occhi come sangue nella neve, come se il mazzetto in cima fosse stato mitragliato e sanguinasse da sotto.
Sweet William: le parole avevano il serico levarsi di un vessillo al vento, dove quel re dai crespi e femminei ricci neri seguiva il bagliore sguainato della sua spada – e a quell’araldica io non avrei mai aderito. E a tutti quegli uomini bellissimi chiamati come lui, e ai fiori stessi, alla loro aura, si poteva e doveva resistere.

(traduzione di Giorgia Meriggi)

 

 

PROVE D’INCURSIONE

BENTORNATI A CASA RAGAZZI DELL’OTTAVA ARMATA
Doveva esserci dentro un tono di sfida perché era scritto lungo il muro del demanio, un titolo a tutta pagina sopra le vecchie notizie di RICORDATE IL 1690 e NESSUNA RESA, lettere dell’ampiezza di due grandi ali sotto cui passavo in fretta coi messaggi.
In camicia kaki e cintura con fibbia d’ottone, un vicino smobilitato stava poggiato sul nostro stipite. Mio padre faceva tintinnare dell’argento in fondo a entrambe le tasche e rise mostrando i grani del grosso rosario che schioccavano.
“Hanno fatto di te un papista laggiù?”
“Oh niente paura! Li ho rubati per te, Paddy, dal cassettone del papa mentre era girato”.
“Puoi bardarci un asino”.
La loro risata prendeva il largo sopra la mia testa, un rauco clamore, due grandi uccelli inquieti che calavano in picchiata e risalivano, con finte incursioni saggiavano il terreno.

(traduzione di Leonardo Guzzo)

 

 

LE STAZIONI DELL’OVEST

La mia prima notte nel Gaeltacht la vecchia mi parlò in inglese: “Ti troverai bene qui”. Mi sedetti sull’orlo di un letto illuminato dal crepuscolo ascoltando di là dal muro l’irlandese fluente, con nostalgia di una lingua che avrei estirpato.
Ero venuto all’ovest per inalare il tempo atmosferico assoluto. I visionari mi alitarono in faccia un odore di mensa per i poveri, mischiarono la polvere delle tombe dei ribelli con lo sputo del digiuno del nostro credo e mi unsero le labbra. EFFATÀ , esortarono. Arrossii ma spiccicai solo poche parole.
Né discese alcun dono delle lingue nei giorni che trascorsi in quella stanza al piano di sopra, mentre tutto intorno a me sembrava profetare. Eppure avrei ricordato le stazioni dell’ovest, sabbia bianca, dura roccia, luce
che ascende come la sua definizione sopra Rannafast ed Errigal, Annaghry e Kincasslagh: nomi portatili come pietre d’altare, ingredienti non lievitati.

(traduzione di Marco Sonzogni)

 

 

NOTE:

1) “Sweet William”: Si tratta del Dianthus barbatus, che in italiano è il garofano dei poeti, i cui piccoli fiori rossi dalla base bianca crescono in fitti grappoli al culmine degli stami. Nel nome inglese del fiore risuona ovviamente anche quello del re protestante Guglielmo d’Orange.

2) “Gaeltacht”: Questo termine raggruppa le regioni in Irlanda in cui il gaelico irlandese è, o era fino a poco tempo fa, la lingua principale parlata dalla maggior parte della comunità. Le regioni del Gaeltacht sono riconosciute dagli organi governativi, che hanno compreso la necessità di introdurre leggi specifiche nonché strutture e finanziamenti per garantirne la vitalità.

3) “dei ribelli”: Si tratta dei ribelli irlandesi che presero parte all’insurrezione del 1798 contro il dominio britannico in Irlanda, che era guidata dagli United Irishmen. Influenzata dalle rivoluzioni americana e francese, questa rivolta fu fermata dalle forze britanniche, con un numero considerevole di vittime. A questi ribelli, chiamati “croppies” perché portavano i capelli corti, Heaney ha dedicato un sonetto intitolato ‘Requiem for the Croppies’ e incluso nella sua raccolta d’esordio, “Death of a Naturalist” (1966).

4) “EFFATÀ”: Lo sputo e l’atto di sputare sono presenti nella Bibbia e indicano disprezzo o rimedio. Heaney allude qui allo sputo “terapeutico” descritto nella parabola evangelica del sordomuto: “Gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua e, guardando poi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: ‘Effatà’, cioè: ‘Apriti’” (Mc 7, 33-34). Questo gesto di Gesù è diventato un rito simbolico nella liturgia battesimale.

 

 

Séamus Heaney (Casteldawson, 1939 – Dublino, 2013) è stato il massimo rappresentante contemporaneo del rinascimento poetico irlandese, Premio Nobel per la Letteratura nel 1995. Come ha scritto nella poesia Digging, il poeta userà la penna come il nonno e il padre hanno usato la vanga. Tra le sue opere edite in italiano, ricordiamo: Attraversamenti, a cura di Anthony Oldcorn, con uno scritto di Roberto Sanesi, Milano, Scheiwiller, 1990, con postfazione di Jacopo Ricciardi (2005); Scavando, a cura di Franco Buffoni, Roma, Fondazione Marino Piazzolla,1991, testo inglese con traduzione a fronte; Station Island, a cura di Gabriella Morisco, Milano, Mondadori, 1992; Radure, a cura di Gabriella Morisco, Bologna, In forma di parole, 1995; Attenzioni. Prose scelte 1968-1978, introduzione e cura di Massimo Bacigalupo, trad. di Piero Vaglioni, Roma, Fazi, 1996; Poesie scelte, a cura di Roberto Sanesi, Milano, Marcos y Marcos, 1996; Una porta sul buio, prefazione e traduzione di Roberto Mussapi, Parma:, Guanda, 1996; Sia dato credito alla poesia, a cura di Marco Sonzogni, Milano, Archinto, 1997; Veder cose, a cura di Gilberto Sacerdoti, Milano, Mondadori, 1997; Il governo della lingua. Prose scelte 1978-1987, a cura di Massimo Bacigalupo, Roma, Fazi, 1998; North, a cura di Roberto Mussapi, Milano, Mondadori, 1998; Una porta sul buio, prefazione e traduzione di Roberto Mussapi, Milano, TEA, 1998; La lanterna di biancospino, a cura di Francesca Romana Paci, Parma, Guanda, 1999; La riparazione della poesia. Lezioni di Oxford, a cura di Massimo Bacigalupo, Roma, Fazi, 1999; The Spirit Level, a cura di Roberto Mussapi, Milano, Mondadori, 2000; Beowulf, a cura di Massimo Bacigalupo, con un saggio di J. R. R. Tolkien, Roma, Fazi, 2002; Electric Light, trad, di Luca Guerneri, Milano, Mondadori, 2003; Fuori campo, a cura di Massimo Bacigalupo, Novara, Interlinea, 2005; Sulla poesia, a cura di Marco Sonzogni, Milano, Archinto, 2005; Seamus Heaney, poeta dotto, a cura di Gabriella Morisco, Bologna, In forma di parole, 2007; District e Circle, a cura di Luca Guerneri, Milano, Mondadori, 2009; Catena umana, trad. di Luca Guerneri, Milano, Mondadori, 2011; La livella a bolla d'aria / The Spirit Level. Una selezione di 21 poesie, per la traduzione e cura di Erminia Passannanti, Oxford: Mask Press, 2012; Poesie, selezione antologica per la traduzione e cura di Erminia Passannanti, Oxford, The Mask Press, 2011; Morte di un naturalista, a cura di Marco Sonzogni, Milano, Mondadori, 2014.