Pubblichiamo in anteprima una scelta di testi da “Sotto la pelle. Poetesse polacche contemporanee tra ecologia, corpo e memoria”, appena uscito per le Lettere a cura di Alessandro Amenta, Marina Ciccarini, Krystyna Jaworska e Dario Prola.
da Anna Adamowicz
ANIMALIA
tutti i pesci negli ingranaggi delle città
tutte le persone dentro i ventri dei mari
tutti gli anfibi tra i pattini delle slitte
tutte le persone nel limo degli stagni
tutti i rettili nelle fessure dei binari
tutte le persone nei nidi delle vipere
tutti gli uccelli tra le grate delle ruote
tutte le persone in un fosco sottosuolo
tutti i mammiferi nei cascami dei muri
tutte le persone in una zolla divelta
ogni animale hop sopra il pennone
ogni persona paf sotto la terra
*
TECHNIQUE IS EVERYTHING
(Experiments in the Revival of Organisms)
ora siamo i padroni del mondo e le regine della vita a galà,
banchetti e after-party, mangiando vodka, bevendo carogne,
scrocchiando tra i denti vetri di bottiglia. il nostro occhio è crudo
e croccante, il nostro orecchio è vigile e scattante.
tutte le colline sono nostre, tutti i giardini e i cimiteri.
per noi pulsa la pompa e lavora il mantice.
ma finiremo tutti allo stesso modo: la testa sul tavolo,
privata delle appendici. il nasino stuzzicato da una piuma, un nasino
a cui manca una zampetta per proteggersi.
***
da Julia Fierdoczuk
TEMPESTE E SCHIARITE
quando si svela il cielo dopo settimane di pioggia
riesci a vedere quella gioia nel fogliame?
colori chiari della morte: xantofille antociani e carotene
durante l’alta pressione è più facile un’unione mistica con il mondo della natura
basta semplicemente guardare tutto con amore
l’amore allunga la vita elimina i radicali liberi
T-shirt arcobaleno crescono nei campi del Pakistan
Wikipedia:
«Le foglie cadute
non smettono di svolgere un ruolo importante
per la pianta.
Sono infatti soggette a decomposizione
da parte di batteri e funghi,
diventando fonte di materia
organica
e nutrimenti minerali per le piante.
Proteggono anche dal gelo
le radici
e i semi
che giacciono sul terreno»
quando si svela il cielo dopo settimane di pioggia
riesci a vedere quella gioia nel fogliame?
la patina dorata del crepuscolo
contano solo i colori primari
conta il fuoco
non posso ancora permettermi il silenzio
(mia figlia chiede: mami, che cos’è il nulla?
nulla di speciale amore rispondo dormi)
*
LE CORRISPONDENTI
le parole, per cui il fiore del melograno arrossisce
come gote, quelle stesse parole, dice Rumi,
si sentono nel cuore umano. qualunque cosa imponga
ai cipressi di essere esattamente ciò che sono,
fiamme verdi al vento, permette
alla pelle di sentire la carezza della brezza. qualunque cosa
parli alla rosa, perché si apra
(nessuna di queste parole è esattamente una parola),
ti chiama cento volte più forte – e comprendi,
anche se questo cambia il senso della parola “comprendere”.
pare che l’incanto funzioni così: annulla la differenza
tra te e quell’enorme lago,
a malapena visibile ora dietro la pioggia battente,
annidato tra due avvenimenti,
a cui sono stati dati i nomi: Alpi e Giura. la differenza
non può essere assoluta, se contieni in te
la possibilità del lago. e se esso contiene te (sebbene questo
modifichi il senso di questa e di ogni parola). “qualunque cosa”
prepari il sole al volo sotto la linea dell’orizzonte,
ti apre gli occhi: qualunque cosa scolpisca e levighi
le cose alla luce del giorno, qualunque cosa ci separi.
***
da Urszula Honek
ESTATE. FINE
passato è il tempo in cui potevi parlare. ti abitui
al silenzio come all’uomo che troppo a lungo t’ha tenuta
sott’acqua. se ti avesse tenuta di più,
non ti parlerei come a persona viva.
quanti hanno rischiato di morire non tornano a essere gli stessi.
il tuo volto è più bello, ma si vede da dove
provieni: dal fondo del fiume, dal fango.
volevo sentirti per un istante. mi sono steso sulla
terra e ho smesso di parlare. quanti istanti sono trascorsi prima che ti
trovassero? non avevi dove trascinarti
né verso chi.
cerchi colui che abbandonò il tuo corpo.
pregheremo perché passi tutto
oppure tu.
*
SUONI
Più facile ricordarsi la voce di qualcuno che non
l’ultima conversazione. La sua aveva il suono dei passi
sulla neve ghiacciata. Resto in attesa dell’inverno
ma paziento, quando tutto sarà ghiaccio comincerà a scricchiolare.
***
da Małgorzata Lebda
14.
Camminiamo nel bosco. Zampa nella zampa. Chino il corpo sui leccini
e sui porcini. Prima di raccoglierli picchietto sui loro cappelli,
per lasciare alla terra le spore. Disseminare vita,
almeno così.
Il bosco è attraversato da animali selvatici. Una cerva – ci separa un faggio – si ferma
e annusa i dintorni. Il vento è dalla nostra parte.
E se non lo fosse?
Mi ricordo che sono arrivata qui direttamente
dalla compostiera, direttamente dalla decomposizione
e dalla moltiplicazione.
*
19.
Il vento halny arriva qui come fosse a casa sua. Pettina i boschi
vicini, i frutteti e le betulle. Prima ha asciugato e poi strappato
dal filo della mietilega la tovaglia comprata al mercatino
di Stary Sącz. Danzano insieme sopra il campo di Dutka.
***
da Antonina Tosiek
RINGRAZIAMENTO; DONI
suoni della fine
an tro po ce ne
si spaccano le superfici delle pelli
tante piccole ferite da punta
microspiche abrasioni
tutto questo su di noi perché a noi
restituirle strappare violare
dalle finestre nulla solo quel grugnito acuto nell’aria
eppure ci alzavamo in punta di piedi
l’aria sapeva di vodka e di capelli bruciati
conoscevamo quell’odore
ci sono due modi: in testa purché forte
oppure dritto in fondo al cuore vicino all’aorta
a volte non basta
si alza risorge
ma questo l’ho saputo in seguito
portavano un pentolino pieno di un liquido caldo
lasciavano le impronte rossastre delle suole
con un fetido straccio strofinavo le macchie
il liquido imbrattava le fughe
e così rimaneva
*
UNA POESIA CONTEMPORANEA SCRITTA DA UNA DONNA
ecate non capiva
la tragica ironia che di solito
troviamo nei miti
sopra di lei archi neon
grotte di carta grigia
le prime caverne papali di chi si è insediato
e il tempio ortodosso della dormizione di maria
ruscelli di cagne idrofobe si intrecciano sotto di lei
col laccio allacciano e i boschi avanti marsc
uno stupro inflitto alle mappe
la sua mano destra vive una vita sicura
il suo piede sinistro vive una vita fertile
in altre parti dita estranee
non mani non polsi
ma pollici opponibili
spingono palpano leccano
e di nuovo
***
da Anna Wieser
UVA SPINA
Quel che manca
fa male più di tutto
Contro le leggi della logica
Pare che persino sotto anestesia
alcuni sentano tutte le incisioni
davanti a questi fatti
gli anestetici a nulla servono
in fondo sono io a dolere me stessa
M’immergo nelle maschere come Ensor
solo più a fondo sotto cappelli velette
vestiti reti calze
abitudini da corsetto righe non mie
fibbie spille zeppe son quasi io
perfettamente travestita per te
e te e te
Cullami alla luce
senza risposta
Tu che arrivi
prima che mi addormenti
Fammi l’occhiolino
Strappa l’uva spina
Parla
*
Forse sei vero nella piega della palpebra
dove la pelle è sottile come l’ala d’una libellula
trema per l’aria di quell’estate
quando attraversammo tutti i confini
rigirando in bocca la grande larva del mondo
uovo mai schiuso risonante
Forse sei nel respiro dell’ape
che succhia la sorgente di vita
nella sfera di paura che sfreccia sulle autostrade
degli anni sempre più veloci
nella saliva deglutita alla notizia della morte
Forse sei vero nel muto sollievo
o nella parete del vulcano dove dormi come un cucciolo
che esplode guaendo quando è morso dalla fame
o quando cambi
come un fiore sfiorito di biancospino
un punto rosso che scorre nella corrente silenziosa
del suo fiume
***
da Ilona Witkowska
PARAFILIE, FOBIE
mi chinavo col timore di spezzare la vena-legame
tra il feeder e il feedee, la folle passione.
mi accompagna spesso questo terrore – ecco che dentro
qualcosa di piccolo scoppia. irreversibilmente
smette di funzionare, spezza il flusso silenzioso.
ma lei nega, trema appena. grossa. estranea.
è di questi animali viscidi che ho paura nei laghi.
(che si annidino furtivi, che mangino)
*
TORNA, MONDO
è arrivata una nuvola terribile e ci ha sottratte l’una dall’altra,
il contatto oggi è irraggiungibile
(ma ecco che) silenziosa pari a un gufo la madre giunge in volo
quella che sogniamo
e dice: va tutto bene, va tutto bene, calma,
figliola, figliolo, cagnolino
non hai più nulla da temere, amore mio, sono qui
e la mia presenza rassicurante
curerà tutto, figliola
non sarà mai più buio
conta i secondi dal lampo al tuono,
tieniti pronta, tesoro
si avvicina il cuore
della tempesta
***
da Urszula ZajĄczkowska
SOLO NON FIORIRE
Lo so, non sei troppo felice
qui con me
che piego e accorcio
i tuoi gambi sprizzanti
e poi sbircio,
poi misuro,
finalmente me ne vado,
ma torno sempre
e ricomincio da capo. Ti prego però:
non mi fiorire.
non fiorire.
io so cosa significa,
tu sai cosa significa
che devi affrettarti,
perché tra un attimo
morirai.
*
IL FUOCO. SI È SPENTO
non fa differenza
se brucia un pino millenario,
o una cattedrale,
una piuma
o della carne.
c’è sempre quel momento,
il punto,
quando si spegne
l’ultimo di tutti gli atomi.
c’è,
non c’è.