Sonetto XLIII

da William Shakespeare, Sonetto XLIII, a cura di Chiara Lombardi, trad. di AA. VV., Mucchi Editore, Modena 2019.

Traduzione di Chiara Lombardi.

Quando più li chiudo, allora meglio i miei occhi vedono,
ché tutto il giorno cose indegne di vista scorgono;
ma quando dormo, nei sogni ti guardano,
e, luminosamente bui, il buio illudendo lo illuminano.
Allora tu, la cui ombra le ombre di luce accende
quale felice visione formerebbe la forma della tua ombra
al chiaro giorno con la tua molto più chiara luce,
quando a occhi ciechi così tanto la tua ombra risplende?
Quanto, dico, benedetti sarebbero i miei occhi,
quando nella morta notte incompleta la tua bella ombra
il sonno pesante penetra e su occhi ciechi si posa!
Tutti i giorni sono notti a vedersi finché non vedo te,
tutte le notti giorni radiosi quando i sogni ti mostrano a me.