Sempre mondo

da | Giu 16, 2022

Cinque poesie da “Sempre mondo” di Massimo Gezzi, da poco uscito per Marcos y Marcos.

 

da “I. Un’educazione sentimentale”

BUIO ALL’ALBA

Oggi sembrava che il giorno non spuntasse,
al suono della sveglia.
Hai guardato le montagne, hai detto
che era ancora notte e che tu
te ne tornavi a letto, perché il buio
non ti piace. Ho cercato di convincerti:
fa brutto, ho spiegato, le nuvole
soffocano l’alba, c’è nebbia, piove fitto,
ma tu non hai voluto saperne
e hai fatto dietrofront. Per un attimo
è salita anche a me la paura
che il giorno non venisse:
troppo scuro rispetto a ieri,
ho pensato, e troppo all’improvviso.

Che parole userei se fosse vero?
Se questa fosse l’ultima mattina
da dividere e una strage,
una sciagura della storia
ci obbligasse a salutarci in un istante,
come ad altri sta accadendo proprio adesso?
Come potrei dirlo a chi proteggo,
mentre lei sta borbottando
che ha fame e nonostante faccia buio
rispunta sulla soglia e si convince
che forse un po’ di luce è già cresciuta
rispetto a prima, e magari è abbastanza
per cominciare la giornata.

 

ESSERE IN COMUNE

Non posso non vederlo: quella luce che qualcuno
ha acceso, all’improvviso, continua a tradurre
in presenza questa minima tenace
resistenza alla notte. Così molte volte abbiamo visto
una macchina passare, con la luce interna accesa
che lasciava risplendere un ricciolo, una spalla,
o in una tromba delle scale un’ombra scura
salire oppure scendere, o stare immobile nel buio.
Questi contorni, queste voci qui sotto,
la città con il suo sonno, il suo rumore
d’acqua vasta, mentre tutti nelle stanze
disintegrano il giorno nello scrigno
del letto – tutto questo non basta
per essere in comune.

 

da “II. Cronaca nera”

TRECENTOVENTI LITRI

Con trecentoventi litri di benzina puoi fare
da Testa Gemella a Punta Spada
e un pezzo di ritorno,
un chilometro e mezzo di aria pura
su due ali o solo pochi decimetri
su una nave da crociera.
Oppure puoi imbarcarli su un gommone
e sperare che il motore non esploda,
che il mare sia abbastanza gentile e non ti tocchi
ritornartene in Libia, perché lì
nessuno sa curare tuo fratello leucemico,
che mentre navigate si addormenta
sulle taniche, sognando un gigante
con il camice bianco.

 

 

da “III. Quattro lettere di Paul Signac a Émile Verhaeren”


Carissimo Emile,
Antibes è una miniera di silenzi:
il forte sulla baia, al mattino,
e le Alpi che spiccano lontano
sono le uniche presenze a capire ciò che provo.
Non ha il colore azzurro di Monet,
questa baia: io la vedo rossa,
sfocata, come se la stanza in cui dipingo
stendesse sui miei occhi un velo di distanza.
Eppure non passano eserciti,
di qui: tutto si addormenta
quando stringo i fianchi forti di Jeanne
e le accarezzo il seno.
Ma ancora non posso consolarmi
di come si è dissolto il nostro patto:
uno accanto all’altro, sul desco,
mentre tu mi leggevi le tue rime
e io guardavo fuori dalla porta,
pensando le ombre vive. Le tue albe,
gli incontri per le strade
o nelle stanze di un albergo…
Adesso quelle vele che punteggiano
la laguna di bianco sono pagine
saltate della nostra breve storia.

 

 

da “IV. Basta il tempo”

MESSAGES CANNOT BE SCHEDULED IN THE PAST

Un disordine di parole con cui
non è possibile interagire mai più.
Aggiungere un dubbio, piegare
un punto esclamativo in uncino di domanda,
aprire parentesi, distinguo, condoglianze, complimenti.
Dopo, sempre dopo, ci si accorge
del peso di un silenzio, del posto occupato
dalle voci mai nate o trasformate
in brusii di sottofondo. E i messaggi da postare
non risalgono il tempo: messages cannot
be scheduled in the past, dice Twitter


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