Otto poesie in anteprima da “Rizoma” di Davide Belgradi, da poco uscito per Ronzani.
DICTAMNUS ALBUS
“nato all’umile finestra.” – G. Pascoli
(«C’è sempre un vortice di risalita:
bisogna saperlo imboccare…» – dice
citando un dialogo con Zanzotto –
«per quanto sia
difficile da credere».) Finita
la pioggia, sui tetti, e quasi schiarisce.
(Tutto si perdona ai poeti, eccetto
che la poesia.)
*
Dei versi privi di esterno, dirà
chi legge, o forse in retine staccate
un brandello, ma celato e chissà
perché più lieve
del costato, della sua verità.
*
SEPTARIA (MOHS 3 1/2-4)
Dall’alto, su una geometria di vicoli
e di strade, un incrocio di dendriti
urbani illuminati dai lampioni,
o ancora come un alfabeto antico
ormai perduto, cuneiforme, mitico
e silenzioso. C’è tutto un groviglio
di parole inudibili, e nel greto
delle mani, come inciso, un segreto.
*
MAGNETITE I (MOHS 5 1/2-6 1/2)
Il, ma per sua struttura, dislocato
centro: come parlasse, Derrida,
per noi, e di tanta possibilità
di ciò che c’è.
(Il senso, slabbrato, serve perché
contiene la caduta, dice il livido
partendo dal dolore.) C’è chi arriva
anche perdendosi.
*
Ciò che (perimetrato) resta (il foglio)
è il mondo, il mondo tutto. «Oltre il confine
ma intero.» Non sanno che mi rivogliono
come non posso,
così mi vogliono come non voglio.
*
DIPLOPIA
Ora, dopo la pioggia, s’inserena,
e il volto che ho di te lì negli specchi
d’acqua a terra, smosso mentre ti volti
a guardare. (Il punctum è nell’aliena
pupilla, in basso, a dire se nel luogo
della vita ci spettiamo, ma toltici
da lì scompare. Il poco che da vivere
c’è rimane dubbio, e il resto ti scrive.)
*
SCOTOMA
Nel buio, la luce ai bordi del libro.
(Sulla parete, il ballo dei fosfeni,
non per te, ma per gli occhi dentro ai tuoi,
e il vuoto ai due lati del corpo, vuoi
o non vuoi presente: nel punto cieco
qualcosa forse tuo, ma lo mantieni
irrelato, mentre attende la vita.)
Ai margini, tutto ciò che risplende.
*
Accartocciato tra il già e il non ancora,
solo a più smarrirsi intento, e al poco
mondo dare il molto nulla che d’ora
in ora attrae
verso il vuoto, che da dentro lavora.