Riti conclusivi

da | Ott 13, 2021

RICETTA

Ora dimmi, esiste
una ricetta per salvare l’amore
dal naufragio?

Zucchero, 15 grammi
per la tenerezza
Farina, 120 grammi
per fondamenta solide
un pizzico di sale
per disinfettare dentro

Ci stringiamo le mani
di nascosto
come il coniglio incerto
prima tasta,
poi salta

Imparare daccapo
dove la pelle è più morbida e
le labbra
tremano

 

*

OLD NEWS

Mi dicono che siamo cosa vecchia,
una bestia del passato
d’approcciare con cautela,
in punta dei piedi;
sarebbe saggio non svegliarci.

Che tormento,
my darling sweetheart,
esser fuori tendenza:
un calzino spaiato,
un Vogue del 2002,
l’inchiostro sbiadito di
lettere d’amore intercontinentali,
sopravvissute a postini furfanti,
maltempi interiori
e pellegrinaggi chilometrici.

Allora svelto!
Tira fuori i cartamodelli,
cuciamoci addosso
una storia a pennello,
reinventiamoci all’ultima moda,
rinnoviamoci ancora, un abbonamento
senza data di scadenza.

Sopra ogni cosa,
ritroviamoci sempre,
come telecomandi, chiavi, accendini
e grandi amori cinematografici.

 

*

RITI CONCLUSIVI


Fatti un bagno lungo e caldo,
anche nei 35 gradi di un’estate toscana.

Ordina multipli Spritz,
fidati il dottore ti direbbe lo stesso ma,
per tua fortuna, oggi te li prescrivo io.

Piangi, molto e spesso,
o poco ed una sola volta,
piangere è gratis.

Coccola gatti, cani, pappagalli e salamandre
per ricordarti degli affetti limpidi e puri.

Se proprio devi, lanciati contro i muri,
concretizza con lividi violacei quello che hai dentro,
portali come un marchio (te lo sei scelto).

Ricomincia a fumare,
ma solo per tre giorni.
Spazzolati i capelli,
100 volte alla Melissa P.,
o quante volte ti sembreranno sufficienti,
48, 62 o 1123.

Abbandonati alla tristezza,
esplora l’intera dimensione di questa perdita
ma per non eccedere le 72 ore.

Prendi due giorni di malattia
e vattene al mare.

Piangi al suddetto mare.

Abbracciati guardando il tramonto

(vedrai che ti basti).

Aggiungi un rossetto rosso od uno smalto verde
alla collezione di quest’ultimi
e dagli un nome regale, tipo
Caterina de Medici o Alessandro Magno.

Toccati, riappropriati del tuo piacere,
che non conosca altri nomi al di fuori del tuo.

Ricordati di bere acqua,
bevi sempre molta acqua
(soprattutto se, come nel mio caso,
le lacrime sono un vizio di famiglia).

Tagliati i capelli,
cliché necessario e catartico.

Cospargiti abbondantemente glitter
sulle palpebre (questo per dirti:
rimettiti con forza le stelle negli occhi).

Come si fa con la pancia delle donne incinta
lascia che i tuoi amici ti sollevino
per alleviarti il dolore.

Metti due cucchiaini di zucchero nel caffè
per far sì che ti sia dolce questa solitudine.

Fai il bucato,
cambia le lenzuola,
svuota gli armadi
di tutto quello che non serve più
(è buona pratica per quello che viene dopo,
vedrai).

Infila vecchie lettere e cartoline in libri che non ti sono piaciuti

(non scivoleranno fuori per caso ma saprai dove trovarle in caso tu voglia
rivisitarle quando ti mancherà di cosa scrivere)

Smetti di aspettare,
di misurare passato ed il futuro,
in unità tempo relative.

Lascia andare e perdona, se puoi,
se non puoi nessuno ti additerà,
mica siamo cattolici noi.

Finalmente scrivi circa 15 poesie,
se non scrivi leggi i tuoi poeti preferiti
(stai alla larga dalle poesie d’amore,
errore da principianti),
e se non hai poeti preferiti
chiedi a me che ne ho
abbastanza anche per te.

Immagine: Wael Shawky.


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