Le Opere di Rimbaud – a cura di Olivier Bivort e Ornella Tajani

Da poco uscita l’edizione delle Opere di Rimbaud nella collana di Letteratura universale Marsilio, a cura di Olivier Bivort e con traduzione di Ornella Tajani. Presentato con testo francese a fronte, rivisto sui manoscritti con un lavoro filologico del calibro dell’edizione francese Pléiade, il volume contiene le opere poetiche complete di Rimbaud, versi e prose, nonché una scelta di lettere relative alla sua attività letteraria (1870-1875), insieme a testi recentemente ritrovati in Francia, per la prima volta riprodotti in edizione italiana. Pubblichiamo una scelta di poesie a cura di Ornella Tajani.

IL BALLO DEGLI IMPICCATI

Forca nera, dolce e monca,
Danzano, danzano i paladini
Smilzi paladini del demonio
Scheletri di Saladino.

 

Messere Belzebù tira per la cravatta
I suoi fantocci neri smorfiosi lassù in cielo
Li colpisce in fronte col dorso d’una ciabatta
E poi gli fa danzare un’aria di Natale!

Intrecciano le braccia i gracili fantocci:
Come dei tetri organi, col petto ignudo
Che un tempo aveva accolto giovani fanciulle,
Continuano a scontrarsi in un amore laido.

Urrà! Gai danzatori, ormai senza più pancia!
Capriole sul patibolo, ché tanto è così lungo!
Hop! senza sapere se è battaglia o danza!
Furioso Belzebù strimpella il suo violino!

Talloni duri, mai che s’usi un sandalo!
Nessuno veste più il suo abito di pelle:
Il resto conta poco e non provoca scandalo.
La neve veste i teschi d’un bianco cappello:

Il corvo fa pennacchio sulle teste spaccate,
Dal loro mento smilzo trema un po’ di carne:
Sembrano, a guardare la mischia malata,
Dei prodi che si scontrano in corazze di carta.

Spira la tramontana al ballo degli scheletri!
La forca nera mugghia come un organo di ferro!
I lupi le rispondono dai boschi bluastri:
All’orizzonte il cielo è color rosso inferno…

Toglietemi di torno questi smargiassi funebri
Che sgranano, sornioni, le dita fracassate,
Un rosario d’amore sulle pallide vertebre:
Questo non è un convento, cari trapassati!

Poi ecco che nel mezzo della danza macabra
Balza nel cielo rosso uno scheletro pazzo
Preso da slancio, come un cavallo impenna:
E, sentendo ancor la corda stretta al collo,

Stringe le dita sul femore che scrocchia
Con gridolini simili a penose risa,
E, come un pagliaccio che ritorna al circo,
Ribalza dentro il ballo al canto delle ossa.

 

Forca nera, dolce e monca,
Danzano, danzano i paladini
Smilzi paladini del demonio,
Scheletri di Saladino.

*

LA MIA BOHÈME
(Fantasia)

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
Anche il cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! e ti ero fedele;
Oh! sì! che magnifici amori ho sognato!

Le mie uniche brache avevano un buco.
– Pollicino sognante, sgranavo in corsa
Le rime. Il mio albergo era l’Orsa.
– Le stelle nel cielo frusciavano piano

E io le ascoltavo, seduto sul ciglio,
Nelle sere a settembre in cui la rugiada
M’imperlava la fronte, col vigore d’un vino;

In cui, rimando tra fantastiche ombre,
Come fossero lire, tiravo le stringhe
Alle scarpe ferite, un piede sul cuore!

*

LA CREDENZA

È una grande credenza scolpita; la quercia tetra,
Vecchia, ha ormai quell’aria buona di vecchietti;
La credenza è aperta, e versa dentro l’ombra
Quasi un fiotto di vino vecchio, inebriante;

Stracolma, è un caos di vecchio vecchiume,
Di panni gialli e odorosi, di pezze
Di donne o di bambini, di merletti frusti,
Di fazzoletti della nonna coi grifoni;

– Lì trovereste medaglioni, ciocche di capelli
Bianchi o biondi, ritratti, fiori secchi
Il cui profumo si confonde con la frutta.

– Credenza d’una volta, quante storie sai,
Vorresti raccontare i tuoi racconti, e gemi
Quando s’aprono lenti i tuoi battenti neri.

ottobre 70

*

VOCALI

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Un giorno dirò le vostre nascite latenti:
A, nero corsetto irsuto di mosche splendenti
Che ronzano intorno ai miasmi crudeli,

Golfi d’ombra; E, candori di vapori e tende,
Lance di ghiacciai, re bianchi, brividi d’ombrelle;
I, porpore, sputo di sangue, riso di labbra belle
Nel mezzo di furori o ebbrezze penitenti;

U, cicli, sacro vibrare di viridi mari
Pace di pascoli e animali, pace di rughe
Che l’alchimia imprime su fronti studiose;

O, Tromba Suprema piena di stridori strani,
Silenzi attraversati da Angeli e Mondi:
– O l’Omega, il raggio viola dei Suoi Occhi!

*

AUGURIO DEL MATTINO

Il mattino alle quattro, d’estate,
Il sonno d’amore dura ancora.
Fra le piante l’alba fa evaporare
L’odore della serata.

Laggiù nell’immenso cantiere
Verso il sole delle Esperidi,
A mezze maniche, i carpentieri
Già si agitano.

Nei deserti di muschio, tranquilli,
Preparano i pannelli eccelsi
In cui la ricchezza della città
Riderà sotto cieli falsi.

Ah! per questi Operai attraenti
Sudditi d’un re di Babilonia,
Venere! lascia un po’ gli Amanti,
La cui l’anima è in armonia

O Regina dei Pastori!
Porta la grappa ai lavoratori.
Perché le forze siano in pace
A mezzogiorno, per il bagno in mare.

Maggio 1872

*

L’ETERNITÀ

È ritrovata.
Cosa? – L’Eternità.
È il mare che va
Con il sole

Anima sentinella,
Confessiamo in segreto
Della notte nulla
E del giorno in fuoco.

Degli umani suffragi,
Dei comuni slanci
Qui ti liberi
E voli così.

Poiché da voi sole,
Braci di raso,
Il Dovere esala
Senza alcun: infine.

Qui niente speranza,
Nessun orietur.
Scienza con pazienza,
Il supplizio è sicuro.

È ritrovata.
Cosa? – L’Eternità.
È il mare che va
Con il sole.

Maggio 1872