Ricordarsi di lei

da | Mar 23, 2026

Cinque poesie da “Ricordarsi di lei” di Luciano Cecchinel, appena uscito con un saggio di Clelia Martignoni per Industria & Letteratura.

 

AVEVO SERRATO

Avevo serrato
la porta ogni sera
come per far restar fuori
ogni male.

Ma uno era entrato,
chissà da quanto, da dove.
Forse fin da quando
ti eri fatta sangue.

Cercai allora di chiudere
fuori da te la sua bocca
di carne impazzita,
imbelvata.

Ah, non poter chiuderla dentro di te,
medicare la morte orgogliosa
che al di là di ogni porta serrata
ti accompagna.

 

 

IN TERMINI DI PROFITTO

In un tempo che tutto impone
di calcolare
come in termini di profitto
si fanno a volte i conti
fra medie e vita
come per gli interessi
su dei fondi depositati.
Anni e giorni chiari e bui,
quanto dovuto a se stessi e agli altri.

Ho vissuto più che abbastanza
per vedere una mia figlia
come un Cristo scempiato.
Proteggerla dalla sua verità
era provare a sottrarle il suo conto.
Ora nessuno di noi
può più coprirlo.
È troppo ingegnoso il carnefice
e non si può ammansire.

 

 

COMBINAZIONI INNUMEREVOLI E CIECHE

Quale caso per combinazioni
innumerevoli e cieche o quale
dio asiatico o a se stesso nascosto
consente tale abisso di male?

Certo si muore ogni giorno
anche nei vent’anni
ma quanto diverso
celatamente ogni giorno un po’
che dover inghiottire la morte
momento per momento a bocconi.

E perché così
la nostra creatura
decretata con noi
in spasmo senza rimedio?

 

 

SUL RITAGLIO DI FRAGOLE

Ad una creatura condannata
si riservano i frutti migliori.
Per debito non solvibile.
O speranza di miracolo.

Così come il giorno del responso ultimo.
Mentre cercavo di seguirla atterrito
dalla finestra, più in alto,
la colsi prona sul ritaglio di fragole.

E sbagliai per spasmo
di padre mancato
dicendo: – Lì, a lato
ce ne sono alcune.

Non c’è precedenza
di dolcezza
che conti per una figlia
che sa di star per morire.

 

 

GERMOGLIO INCOLPEVOLE E PUNITO

Come la bianca cascata a primavera
lascia il pruno irto di spine,
trafitture ed ematomi
giorno dopo giorno in pochi mesi
sul tuo corpo e il tuo sorriso.

Non poter sconfiggerti le punte
per piantarle avide
entro le mie viscere!
Tu, figlia malata a morte,
come un albero ischeletrito s’illumina
di residui fiori,
ancora parli e sorridi.

Ma più feriti la voce, il sorriso vengono
da un lontano altrove
come per petali in meno e punte in più
di un germoglio
incolpevole e punito.