Renata Morresi, Terzo paesaggio

Terzo passaggio è l’ultimo libro di Renata Morresi, uscito per Aragno nella collana “i domani” (2019). Pubblichiamo tre poesie dalla seconda sezione.

 

Anti-sismiche

(Il terremoto del 2016 ha ucciso 299 persone, distrutto paesi e devastato intere aree di civiltà del centro Italia. Si vive ancora nelle conseguenze della catastrofe, anche adesso mentre scrivo, con gli escavatori in sottofondo. A prosperare in tutto questo una retorica, quella sì, inscalfibile. NdA.)

Questa casa verrà detta I Palazzetti
non saranno I Palazzetti del Comune
dove abbiamo trascorso le notti scampati
promiscui cogli altri i tizi gli extra
gli estranei i piedi i pakistani i tutti.
Il Comune non pensa ai suoi cittadini?
La casa detta I Palazzetti sarà
soltanto nostra, ad uso personale
ma come i palazzetti
leggera, leggiadra
lunga l’anima d’aria, senza massa,
ossa d’uccello, cava, insufflata
come una elle di linea d’alluminio.
La casa detta I Palazzetti è per noi alti
allineati, stabili, continui,
i trascendenti eredi degli spazi,
niente stranei, niente esterni, quelli
tutti infilati uni sugli uni, tubi
di impalcature ne faremo
ossature di flauti,
soffieremo l’inno poi dormiremo
al sicuro. Aurei. Aerei. A-pensieri.

*

Quando tutti sono scappati chi è rimasto
come avamposto di ogni nostro bene?
Il prodotto tipico del territorio, che mai ha smesso
di essere prodotto. Nel vuoto dei progetti,
vuoto di zone rosse, nel vuoto dell’abbandono,
nell’abbandono pieno di neve, nel vuoto
meramente tecnico, vuoto in moto dei tremiti,
gli animali sparsi, nel vuoto dei moduli,
il prodotto è rimasto
immutato, in continua produzione,
come per partenogenesi.
Portando avanti la baracca, indefesso, puro,
uno che si è fatto da sè, senza il solito aiuto
dello Stato, fiero come un sano montagnolo.
Prodotto tipico del territorio,
tu sei un prodotto del cielo,
salverai le nostre terre duramente colpite,
cadi dal cielo, santo escremento, ci cadi in bocca
e al suolo noi ti plasmeremo, casa di ricotta
e ciauscolo, casa di prodotto, casa di territorio,
casa di porco, casa di tipico, casa d’infinito
(che è poi il nostro brand)

*

Cosa mi separa dalla descrizione di questa casa?
Un nastro di plastica bianco e rosso.
Non possiamo più entrare.
Il nastro bianco e rosso di plastica
avvolge l’edificio con una sola linea
eloquente, un lungo verso.
E’ il nastro segnaletico con le barre
a strisce diagonali rosse e bianche
che risulta ben visibile, contrasto pensato
per l’occhio umano, molto pratico,
così sottile che a volte il vento lo vibra,
nastro che fischia come carta velina,
fa un richiamo, o è un battito d’ala, un lembo
sbattuto, flap-flop, che al vento trema,
un palpito frenetico la sua segnalazione.
Non possiamo entrare, avverte fremendo il caro nastro
della Protezione civile, come le fronte dei meli
e l’incenso nel bosco in quella poesia di Saffo.
Dicono sia la prima poesia che parla di incenso o
di nastro segnaletico. E’ lo stesso, non entreremo più.

Immagine: Alessandro Mangione, L’Aquila.